Martin Eden: la recensione

Lento, noioso, monotono e ambientato male. Perché fare un’ambientazione così forzata quando era più semplice rimanere fedeli all’originale?

 

Quella santa donna di mia moglie ogni tanto ci prova a farmi vedere qualche opera più impegnata, tratta da un libro di successo o fatta da un regista “impegnato”. Ammetto che non amo particolarmente questo genere di film e solo con il tempo sono riuscito ad apprezzare, anche se non del tutto, alcuni “geni” cinematografici del calibro di Stanley Kubrick. Per me cinema e tv sono intrattenimento e quello che cerco principalmente è lo svago. Esistono però opere che travalicano il semplice limite dell’intrattenimento e diventano capolavori. Purtroppo questo non è il caso di Martin Eden.

Partiamo dal primo punto molto discutibile: la differenza di ambientazione. L’originale romanzo da cui è tratta la storia descrive la vita di un ragazzo dell’inizio del 1900, proveniente dai bassifondi di San Francisco. Invece in questo film si cerca di far respirare la vita del porto di Napoli dello stesso periodo. Capite che le due cose cozzano profondamente. Nel porto di San Francisco, il più grande al mondo fino alla fine del diciannovesimo secolo, c’era un miscuglio di etnie e di culture che non si poteva trovare in quello stesso periodo nel porto di Napoli.

Lo sforzo che serve per far trasudare il miscuglio culturale della San Francisco di inizio secolo e colarlo nella Napoli dello stesso periodo è pari a quello di far passare un macchinone americano per gli stretti vicoli dei quartieri spagnoli. Pura follia! L’azzardo di creare una via di mezzo tra le due identità, chiaramente lontane tra loro, purtroppo non è stato vincente. In questo film non si respira né l’aria di Napoli né tanto meno quella di San Francisco.

 

 

Luca Martinelli interpreta Martin Eden, un marinaio che scopre il fascino della letteratura. Non sa leggere né scrivere, ma conosce e conquista l’amore di una giovane borghese che lo aiuta nei primi rudimenti. Con il suo bagaglio autodidatta e la sua tenacia, Martin diventa uno scrittore di successo ma sente di aver tradito le sue umili origini. Il film è lento ma la cosa più complicata da cogliere è il tempo che passa.

Descrivendo la vita di un marinaio, mi sarebbe piaciuto vedere più scene di viaggio per capire meglio il passare del tempo, ma in questo adattamento il mare lo vedi proprio con il binocolo. Scelta stilistica discutibile, visto che il golfo di Napoli scalda il cuore. Solo quando Luca Martinelli mette su la maschera che lo invecchia, si capisce che c’è stato un passaggio temporale importante.

La gestione del tempo ed il chiaro intento di mettere sempre al centro delle scene il protagonista mi ha dato la sensazione di una trasposizione teatrale e non di una sceneggiatura cinematografica. Così ho notato il duplice strato di incoerenza che vive in quest’opera. Un adattamento che sa più di teatro che di cinema, sovrapposto ad un’ambientazione che sa di forzatura piuttosto che di vera pensata geniale. Strati che si accumulano e che non rendono l’opera per niente fluida.

 

 

Il film ha una trama lineare, non ci sono particolari accadimenti o svolte che possono sorprendere in qualche modo. Ovviamente non è questo il film che può permettersi scene d’azione o esplosioni, ma mi aspettavo più iniziativa, magari confezionando pochi aneddoti interessanti per dar sapore al racconto. Questa cadenza monotona, che non aiuta lo spettatore a rimanere vigile ed attento, è forse la pecca peggiore del film. A poco meno di venti minuti dall’inizio, sia io che mia moglie, ci siamo guardati in faccia con un’espressione sconfortata. Era l’evidente segno che nessuno dei due stava apprezzando il lavoro fatto con questo adattamento di Martin Eden.

La critica si è divisa elogiando ed affossando quest’opera. Per me risulta paradossale che un lavoro del genere abbia potuto ricevere così tanti premi e candidature. Penso sinceramente che molti addetti ai lavori non siano onesti nel giudicare delle opere che sono tutto fuorché dei capolavori blasonati. Per me questo Martin Eden è una storia priva di qualsiasi fascino e non stento a giudicarla gravemente insufficiente.

 

Martin Eden, 2019
Voto: 3
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