Gli impresentabili di Conte: Luciana Lamorgese

Un altro nome fortemente candidato a proseguire la sua esperienza di governo è la Lamorgese, ministro tutt’altro che impeccabile.

 

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Luciana Lamorgese è un funzionario pubblico di lungo corso. Ex prefetto di Milano e Venezia, nonchè Capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno fra il 2013 e il 2017, è diventata ministro sotto il governo Conte.

Se ufficialmente non appartiene ad alcuno schieramento politico, è evidente come sia in realtà vicina alle posizioni più radicali della sinistra pro-immigrazione. Durante il suo mandato ha avuto una importante influenza nel supportare la sanatoria dei 600000 clandestini (diventati poi un terzo) voluta dalla Bellanova, ha fortemente voluto la revisione (distruzione) dei decreti sicurezza firmati Salvini, si è impegnata a trovare un modo per ripristinare la “cultura dell’accoglienza”, incentivando di fatto l’arrivo in Italia di decine di migliaia di clandestini triplicando, nonostante l’emergenza Covid, i numeri registrati durante la presenza di Salvini al Ministero dell’Interno.

 

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E poi come commentare la sua richiesta di riformare il diritto alla cittadinanza italiana, facilitando quello Ius Soli di boldriniana memoria e che non ha ragione di esistere?

Ma la Lamorgese non la vogliamo ricordare solo per questo. C’è anche la sua carente gestione dell’emergenza Covid, durante la quale vogliamo menzionare il completo caos sulla modulistica nei primi mesi del lockdown, che si cambiavano a cadenza settimanale con modifiche che ad onor del vero potevano essere facilmente inserite fin da subito se solo si fosse pensato in anticipo a quali informazioni erano necessarie e alle casistiche principali.

Ma ancora, e ben più grave: c’è il suo zampino sulla questione della mancata applicazione della zona rossa a Nembro; sulle fughe dai centri di clandestini in piena pandemia e le tensioni sociali con gli italiani barricati in casa. Ancora una volta, sullla completa mancanza di controllo dei mari italiani, sulla permissività concessa ai clandestini di raggiungere le coste nostrane (e rimanerci).

 

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E infine, la sua completa assenza, il totale silenzio e mancanza di azioni in seguito alle violenze contro i sanitari, violenze che si sono manifestate a più riprese in questi mesi soprattutto nel sud Italia; o per reprimere gli assembramenti nelle piazze e nei viali delle principali città italiane; sul pattugliamento dei lungomare, spesso affollatissimi; sul mancato pugno duro contro i violenti che hanno assaltato i centri storici in pieno lockdown; ed in sostanza per la sua inettitudine nel far rispettare le leggi e le disposizioni che il suo stesso governo ha imposto alla cittadinanza italiana.

Ce n’è abbastanza per sperare di non vederla più al timone di uno dei più importanti Ministeri italiani.
O di nient’altro, a dirla tutta.

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