Gli impresentabili di Conte: Alfonso Bonafede

Chiudiamo questo ciclo con un personaggio che per fortuna non sembra rientrare più nei giochi delle poltrone: Alfonso Bonafede.

 

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Alfonso Bonafede è un grillino della prima ora. Bisogna ametterlo: alcune delle misure prese sotto il suo mandato sono stata buone, soprattutto quelle durante il primo governo Conte: in un paese in cui i processi durano decenni, la sospensione della prescrizione dopo che sia stato emessa la sentenza di primo grado può essere cosa buona e giusta (anche se la prescrizione entra in vigore spesso ben prima della prima sentenza, e il tema di fondo resta lo snellimento dei processi, ma questo è un altro discorso che comunque Bonafede non ha affrontato). Ma vanno anche menzionati i lavori sul potenziamento delle intercettazioni telefoniche e l’inasprimento delle pene per i grandi evasori. A lui non si può invece ascrivere la legge sulla legittima difesa, voluta fortemente dalla Lega.

Quello che gli si contesta, e fortemente, sono certe decisioni e intrecci con la magistratura.
Possiamo infatti ricordare, durante i primi mesi dell’emergenza Covid, la sua completa impreparazione in seguito alle rivolte carcerarie, affatto represse con durezza, ed alla successiva scarcerazione dei boss di mafia con motivazioni riferibili alla pandemia; addirittura, la via tracciata dal ministro era quella di accettare le richieste dei rivoltosi senza colpo ferire.
Tra gli effetti di questa sottomissione ai criminali i boss hanno avuto modo di ripristinare le loro trame criminali e di coordinarsi con i loro sodali nella totale tranquillità dei loro domicili.

 

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Il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Francesco Basentini, si dimette ad Aprile del 2020, misura che però non evita che il danno fosse fatto. In seguito alla successiva inchiesta, si scoprirà che Basentini era stato nominato da Bonafede in alternativa ad Antonino Di Matteo, giudice attivamente impegnato nella lotta alla mafia (sotto scorta dal 1993).

Forse i più maliziosi vedranno un qualche collegamento, ma c’è ancora qualcosa da aggiungere. Di Matteo pare essere stato vittima della guerra di correnti in seno alla magistratura italiana, emersa col caso Palamara e che a tutt’oggi non ha portato alcun reale cambiamento nè misure nei confronti di chi ha gestito (e continua a gestire) la magistratura come un bene personale ed a fini politici. Bonafede e Basentini apparentemente avrebbero fatto parte della stessa corrente di Palamara.

 

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Per questa storia, Bonafede ha subito due mozioni di sfiducia, entrambe infrante contro la solidità di una maggioranza, quella M5S-PD-LeU, interessata unicamente a portare avanti la legislatura non certo per il bene del paese.

Ce ne sono anche altre, di grane che Bonafede ha causato e si è trovato ad aver a che fare. Probabilmente almeno di lui ci siamo definitivamente liberati; sempre che l’annunciato governo Draghi si riveli effettivamente un esecutivo di alto livello, come richiesto da Mattarella, e non l’ennesima spartizione di poltrone.