Le Forze dell’Ordine ancora una volta sotto attacco: eppure in qualche modo dovranno pur fermare chi commette reati o fugge ai controlli.

Gli eventi che in questi giorni stanno fortemente indignando i più, le violente manifestazioni contro le Forze Dell’Ordine ridicolmente tacciate di razzismo e i saccenti giudizi di certi politici e giornalisti su come condurre un inseguimento nei confronti di persone che non si fermano ad un posto di blocco, sono il chiaro segnale che una parte di società italiana sembra essere dalla parte dei criminali e dell’anarchia a tutti i costi.
In uno Stato che si rispetti, le Forze Dell’Ordine sono lasciate libere di agire secondo una logica che mira a tutelare in primis i cittadini onesti ed in secundis gli Agenti sul campo; e solo in terzo luogo, se esiste spazio di manovra, si tenta di utilizzare metodi meno forti per imporre legge e giustizia. In Italia, invece, questa regola basilare è stata stravolta nel corso di decenni in cui la sinistra ha applicato una pressione sociale (dagli scontri studenteschi degli anni ’70 alla Pantera, passando poi per il G8 di Genova e per le manifestazioni violente sotto i governi Berlusconi) tale da consentire ai suoi stessi governi (supportati da Forza Italia) di alleggerire progressivamene le pene previste dal codice, passando (forse con mirata scientificità) a quelle misure alternative al carcere che non hanno mai convinto e che nei fatti hanno domostrato di essere inefficaci. In sostanza, queste due componenti hano consentito l’affermazione di una cultura di impunità quando si parla di manifestazioni (scontri) di piazza a scopo politico.

Al tempo stesso, attorno alle Forze Dell’Ordine è sempre più presente un’atmosfera di sfida e astio che trova radici in un ingiustificato odio politico e sociale, e che viene sostenuto dalla complicità di molti media, pronti ad accusare e montare ad arte casi che non hanno ragion di esistere. Il tutto col benestare di partiti politici che nell’indebolimento dello Stato e delle sue regole sembrano trarre una irrazionale e miope soddisfazione: non si capisce se l’obiettivo è ribaltare il volere democratico del popolo che ha scelto un’altra maggioranza anche a costo di distruggere l’Italia o se la cosa si allarghi a favorire ambiti criminali che sfruttano e gestiscono i traffici dietro alcuni dei temi più caldi del nostro Paese (dall’immigrazione clandestina allo smercio di droghe, passando per l’occupazione di abitazioni e il proliferare della microcriminalità).
Oggi gli Agenti di Polizia e Carabinieri vengono costantemente posti sotto inchiesta per aver semplicemente compiuto il loro dovere, operando in situazioni dove mettono spesso a repentaglio la loro stessa incolumità e dove sono chiamati a prendere decisioni drammatiche in frazioni di secondo; sono condannati a prescindere da una parte politica e da una stampa compiacente, strumentale nel fomentare quell’elettorato che evidentemente non comprende che uno Stato ed una società si basano su leggi uguali per tutti e sulla loro applicazione.
I due casi più recenti sono il chiaro segnale di quanto sia assurda la situazione: la tanto decantata “giustizia per Ramy” dovrebbe essere quella in cui si afferma che all’alt dei Carabinieri ci si ferma; e se si scappa e si muore in un incidente dopo 20 minuti di inseguimento la cosa non deve stupire. Perché invece i media pongono l’attenzione esclusivamente sull’evenutale colpo che la Gazella avrebbe dato (giustamente, peraltro), allo scooter per far cadere e quindi fermare quei fuggitivi che stavano causando estremo pericolo verso le persone che in quel momento stavano transitando su quelle strade e verso i Carabinieri stessi? Perché il fatto che addosso al conducente dello scooter, privo di patente, è stato rinvenuto un coltello a serramanico, una bomboletta al peperoncino, una collanina d’oro spezzata e circa 1000 euro in contanti, viene costantemente omesso? E perché non si ribadisce che i due in fuga non si sono fermati per ben 20 minuti nonostante le auto in sirena alle loro calcagna?
E nell’altro caso, quello di Capodanno a Rimini, perché un Carabiniere dovrebbe finire indagato per aver neutralizzato rapidamente un accoltellatore che aveva già ferito gravemente quattro persone e che era nell’atto di aggredire anche lui? Su quale base le azioni questo Agente dovrebbero essere vagliate dalla magistratura e non un con sommario rapporto interno, vista la situazione critica talmente evidente?

È ora di finirla di permettere questo continuo ed insopportabile ribaltamento della realtà, un teatrino che l’incrimina le Forze Dell’Ordine e vuole far passare per santi e vittime criminali, violenti ed esagitati; è ora che lo Stato reagisca con durezza nei confronti di chi commette reati penali ed ancor di più verso chi metta a rischio l’incolumità delle Forze Dell’Ordine; è intollerabile che per assalti alle fila di Agenti o per il lancio di bombe carta, gas urticanti ed oggetti contundenti non paghi concretamente mai nessuno.
Serve la certezza della pena, che passa attraverso l’abrogazione pressochè totale delle misure alternative al carcere per ogni tipo di reato penale. Serve allentare fortemente le briglie alle Forze Dell’Ordine, che devono poter effettuare un arresto o un semplice controllo senza timore di vedersi messe sotto processo, che per poter operare e difendere in ultima analisi noi, cittadini onesti, devono poter muoversi senza andare troppo per il sottile. È ora di finirla con il trattarli come agnelli sacrificali, invisi a chi vuole continuare i suoi traffici spalleggiato da un potere politco tutt’altro che ammirabile.









