I migliori giochi di calcio dell’età d’oro dei videogames

ZX Spectrum, Commodore 64 e Amiga hanno permesso la realizzazione di titoli calcistici di altissima qualità, capaci di influenzare per sempre il genere.

 

 

L’età d’oro dei videogiochi è rimasta fortemente nel cuore di chi l’ha vissuta, ma oltre ad un aspetto puramente nostalgico ce n’è uno prettamente qualitativo che non va ignorato. Negli anni ’80 e ’90 sono state gettate le basi per definire i videogiochi come li conosciamo oggi, tanto che oggi difficilmente riusciamo a vedere reali innovazioni.
I giochi di calcio, oggi confinati a pochi titoli tutti uguali a sé stessi, hanno visto in quel ventennio un proliferare di titoli; molti tralasciabili, alcuni semplicemente eccezionali per l’epoca e che hanno tracciato la strada per i videogames moderni.

 

 

Iniziamo la nostra carrellata con Match Day, titolo per per ZX Spectrum che esce nel 1984 (il secondo capitolo seguirà tre anni dopo), che tenta di portare sull’atipico computer di Clive Sinclair un concorrente a quell’International Soccer (1983) che da solo aiuta la Commodore a dirigere i possibili acquirenti sul suo C64. I due giochi sono piuttosto simili: presentano due squadre che finalmente utilizzano degli omini chiaramente riconoscibili e dalle maglie ben chiare (premere i tasti F1 ed F3 sul 64 per scorrere i colori è di per sé una gioia). Le partite sono piuttosto semplici, senza punizioni e con tiri e passaggi gestiti da un unico tasto (la differenza la fa il tempo di pressione). International Soccer vince a mani basse la competizione grazie sia alla grafica migliore e più colorata che può sfoggiare il C64, sia per la velocità della partita (lo Spectrum è più lento a gestire gli sprite), sia alla difficoltà intrinseca dello ZX48 nel permettere l’utilizzo di periferiche: per collegare un joystick (uno solo) è necessario acquistare una scheda tutt’altro che economica, la famigerata Kempston, che si inserisce in uno slot dedicato e che va poi programmata all’uso con una sorta di accoppiamento tasti-movimento del joystick ogni volta che si accende il computer. Si tratta di una scomodità (e non la sola) che aiuta a sancire la scomparsa dello ZX Spectrum.
Match Day inserisce però per la prima volta la possibilità di organizzare tornei ad eliminazione, con i nomi delle squadre completamente configurabili; una chicca che all’epoca è un’unicità.

 

 

International Soccer è sicuramente il miglior titolo sulla piazza, ma è povero di contenuti; le partite sono fini a se stesse, e quindi giocare da solo contro il computer diventa alla lunga noioso. Nel 1988 esce Emlyn Hughes International Soccer, una versione decisamente rivisitata del gioco: oltre ad una grafica più definita e dalle animazioni, vengono inserite otto squadre con le quali poter organizzare tornei e veri e propri campionati. Inoltre Emlyn Hughes è completamente personalizzabile sia nel gameplay che nell’editor delle squadre, permettendo non solo di cambiare i colori delle maglie, i nomi delle squadre e quelli dei giocatori, ma anche i parametri delle abilità degli stessi: velocità, difesa e attacco ora hanno tre livelli che permettono di ricreare squadre reali o semplicemente dei campionati con un’anima ben definita. La grafica rimane praticamente la stessa di International Soccer, ma partita è decisamente migliorata, con l’aggiunta di scivolate, colpi di testa, tiri alti e passaggi laterali: anche qui qualcosa di rivoluzionario. Insomma, Emlyn Hughes International Soccer è in quegli anni il non plus ultra per chi cerchi un gioco di calcio profondo e di spessore.

 

 

Sempre nel 1988 esce Microprose Soccer (anche noto come Microsoccer), che andando in direzione opposta a Emlyn Hughes presenta un titolo semplice e lineare ma estremamente accattivante. Il gioco propone come piatto forte la riproduzione del campionato del mondo, con la stessa formula dei mondiali del Messico giocati due anni prima e con una certa varietà di nazionali partecipanti. Il livello di difficoltà si basa sulla velocità di esecuzione dei giocatori: quindi prendendo una nazionale forte si ha un gran vantaggio, ma in ogni caso la reattività del computer rende vincere la Coppa del Mondo un vero incubo quando ci si trova a scontrarci contro Brasile, Italia, Germania, Argentina o Francia.
Microprose Soccer introduce due concetti che poi ritrovremo più avanti, e solo parzialmente: il tempo atmosferico e i tiri a effetto. Il primo, completamente casuale, è veramente capace di scombinare il nostro stile di gioco; un campo pesante rallenta o blocca il pallone, ma al tempo stesso rende le scivolate incontrollabili ed interminabili. I tiri a effetto sono poi una delle armi principali contro i portieri, gestiti dal computer come in Emyln Hughes ma che rispetto al concorrente sono decisamente più efficaci.
Altri tocchi di genio in Microprose Soccer sono il replay, disponbile dopo il gol, e un campionato indoor disponibile sull’altro lato del disco da 5″1/4: questo viene disputato da squadre statunitensi in un campo con le sponde. Indimenticabili poi le musiche presenti nel gioco: sia il tema principale che quello del torneo che quello dello stacchetto che accompagnava il replay.

 

 

Passano gli anni, e l’Amiga inizia a soppiantare il C64 nel cuore dei videogiocatori; una parte del merito va anche ai due acerrimi rivali, Kick Off e Sensible Soccer, che nelle rispettive derivazioni e seguiti andranno a monopolizzare il mercato dei videogiochi di calcio.
Kick Off, uscito nel 1989 e aggiornato l’anno successivo con un seguito dalla grafica migliorata, da campi dalle diverse caratteristiche e da una maggiore personalizzazione delle squadre, introduce una caratteristica unica: la palla non rimane più incollata sui piedi dei giocatori, ma va indirizzata muovendocisi intorno ad una velocità non indifferente. Approcciarsi a Kick Off, specialmente al primo, è tutt’altro che facile: servono ore prima di poter appena sufficientemente padroneggiare il tocco di palla, ma una volta riusciti nell’impresa la soddisfazione è grandissima. Vengono poi introdotte le dinamiche delle punizioni e dei calci di rigore, andando ad imporre un nuovo standard nei giochi che usciranno in seguito.
Con Kick Off per la prima volta si ha anche una traduzione del gioco in lingua italiana, cosa che contribuisce non poco alla sua diffusione sul territorio nazionale; inoltre la possibilità di giocare con gli amici ai ritmi frenetici imposti dal gioco permette agli adolescenti di allora di passare insieme interi pomeriggi di fronte allo schermo all’insegna di appassionati tornei.
L’anno successivo arriva Player Manager: si tratta di un Kick Off single player con una forte componente manageriale. Potremo non solo gestire gli acquisti ed i contratti, ma addirittura forgiare nei minimi dettagli la nostra tattica, impostando una posizione ben precisa per ogni giocatore in campo e per ogni settore in cui si trovi la palla. Una vera rivoluzione, che difficilmente troverà in futuro soluzioni analoghe. Altra introduzione fondamentale è quella della gestione delle promozioni e retrocessioni, di un numero elevato di parametri per ogni giocatore che variano col passare del tempo e di un calciomercato che ha un riscontro pratico nelle rose di tutte le squadre presenti; insomma Player Manager è un titolo completo che però curiosamente passa fin troppo sotto silenzio nonostante ancora oggi sia una pietra miliare in questo tipo di giochi.

 

 

Il monopolio di Kick Off si interrompe nel 1992, anno di pubblicazione di Sensible Soccer. Realizzato dagli stessi sviluppatori di Microprose Soccer, il gioco paradossalmente segue l’approccio più ragionato di Emlyn Hughes: il ritmo della partita è sostenuto ma non come in Kick Off, i passaggi sono facilmente eseguibili ed efficaci nella maggior parte dei casi e la palla torna ad essere incollata ai piedi, con i contrasti che avvengono semplicemente mettendo a contatto attaccante e difensore (anche se la scivolata rimane ed è un’arma determinante).
Quello che rende unico Sensible Soccer è la possibilità di controllare alla perfezione non solo il nostro giocatore, ma la manovra che vogliamo impostare alla nostra squadra: i diversi moduli a disposizione permettono a tutti di trovare la disposizione in campo più congeniale al proprio stile di gioco, tanto che nei tornei giocati tra amici era solito poter comparare e comprendere i pro e i contro di ogni scelta tattica, e una fitta rete di passaggi era la chiave per la vittoria.
Un’altra caratteristica importante di Sensible Soccer è la sua grafica minimalista: una scelta in controtendenza, visto che anche all’epoca si puntava alla perfezione dell’aspetto visivo. Il rischio si tramuta in un successo, con i videogiocatori che impazziscono per gli omini stilizzati dalle animazioni semplici ma chiare ed efficaci: insomma già allora si dimostra come il “mondo a pixel” non abbia nulla da invidiare a grafiche molto più elaborate.

 

 

Nel 1994 esce Sensible World Of Soccer che, oltre a rinnovare qualche dettaglio grafico e di gameplay, introduce una intera componente manageriale che permette di ricreare la vita di una squadra di club. Competizioni internazionali, giocatori con diversi parametri (non direttamente visibili), specifiche posizioni di competenza e un vero calcio mercato permettono a SWOS (qui il nostro articolo sul remake di pochi anni fa) di vincere definitivamente lo scontro con Kick Off, anche se dal punto di vista della profondità manageriale il gioco non riuscirà mai a raggiungere i livelli di Player Manager.

Ma i giochi di calcio in quegli anni non sono solo azione e frenesia: i manageriali hanno una loro nicchia di appassionati che possono appagarsi con titoli progressivamente più complessi.
Il primo a meritare una menzione è Football Manager (1982), il capostipite dei giochi manageriali di calcio. Oltre a scegliere i giocatori più in forma e a decidere quale reparto irrobustire, c’è ben poco da fare: il mercato è semplice ed embrionale e tutto quanto sia legato ai contratti ed alla gestione più ampia del club è assente. Football Manager però presenta le azioni da gol che accadono durante la partita, rendendo il titolo appassionante, ed il seguito, introducendo specifiche posizioni in campo e snellendo le dinamiche meno riuscite, avvicina più videogiocatori al genere.

 

 

Per un decennio, tra C64 e Amiga i manageriali di calcio tentano timidamente di scimmiottare Football Manager; sono pochi quelli che riescono perlomeno a lasciare una traccia. Poi nel 1991 esce The Manager, che si impone nel panorama dei titoli disponibili all’epoca per una semplicità di gestione del club e dei contratti e per riprendere il concetto della visualizzazione delle azioni salienti. Il gioco permette anche di avere aggiornamenti su altre partite giocate in contemporanea alla nostra, garantendoci quindi di seguire da vicino i nostri rivali in classifica; una caratteristica davvero interessante ma poco sfruttata nei manageriali che verranno realizzati negli anni successivi.

 

 

Ma la vera rivoluzione nei manageriali di calcio arriva l’anno successivo con la pubblicazione di Championship Manager, che attraverso i suoi successivi sviluppi e incarnazioni andrà man mano ad includere sempre più campionati e funzionalità, fino a poter affermare di riflettere quasi completamente la gestione della vita di un club. Nelle sue prime incarnazioni, Championship Manager presenta poche abilità legate alle caratteristiche dei giocatori ma già una discreta capacità di impostare tattiche ben definite. Il fatto di legare i giocatori a determinati ruoli, comprendendo anche i settori laterali, oltre alla capacità di accumulare dati statistici e la gestione di un mercato giocatori molto ampio, rendono Championship Manager il manageriale di riferimento nonostante per lunghissimi anni abbandoni la rappresentazione grafica della partita per una più frugale e gestibile telecronaca testuale. A tutt’oggi, Scudetto 97-98 (la versione italiana) e Championship Manager 01-02 sono probabilmente le release più immediate e divertenti da giocare; l’evoluzione del titolo lo ha portato ad essere oggi un mastodonte che richede settimane per completare un campionato, al contrario delle due versioni menzionate, con le quali ce la si cava in una giornata.

Ovviamente il panorama dei giochi di calcio degli anni ’80 e ’90 non si esaurisce qui; tanti sono i titoli che a loro modo hanno contribuito all’evoluzione del genere e che a loro modo hanno portato delle innovazioni. World Cup 90 e Fifa 98 sono degli ottimi esempi, mentre per le console possiamo citare Libero Grande e ISS Pro; sebbene le serie Fifa e ISS daranno vita ad una faida per tutti gli anni 2000 su quale sia il titolo detentore del miglior gameplay, nessuno di questi titoli è riuscito a segnare la strada il mondo dei videogiochi di calcio come quelli menzionati sopra.

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