Rinviati a giudizio sette Carabinieri a Milano per la morte di Ramy e due a Bolzano per un mancato inseguimento: a che gioco stiamo giocando?

C’è qualcosa di profondamente marcio, sbagliato e corrotto nella Giustizia italiana. Negli ultimi mesi si sono clamorosamente sommati episodi dove pubblici ministeri e giudici sembrano parteggiare palesemente per il criminale, in barba a buon senso, tenuta delle istituzioni e del tessuto sociale; ma quanto sta avvenendo più di recente sembra un vero attacco alle Forze Dell’Ordine, quasi fosse una propaggine di quella “rivolta sociale” (o meglio una insurrezione antidemocratica) voluta dai leader della sinistra italiana.
È notizia di questi giorni il rinvio a giudizio per omicidio stradale per sette dei Carabinieri che a Milano hanno inseguito Ramy e il suo sodale, fuggiti contromano e per oltre 8km per le strade di Milano mettendo a rischio automobilisti e pedoni e trovati poi in possesso di soldi e ori di non chiara provenienza. E contestualmente, a Bolzano due Carabinieri vengono indagati per omicidio colposo per non aver inseguito un veicolo immessosi volontariamente contromano in autostrada: insomma per un motivo e per il suo esatto contrario.
C’è un evidente clima di tensione nelle grandi città, teatri di criminalità incontrollata, di assalti letteralmente fuori controllo nel confronti di negozi, di turisti e di onesti cittadini da parte di criminali, quasi sempre stranieri, che in Italia prosperano grazie alle interpretazioni normative di giudici che sembrano essere stati scelti direttamente dalla malavita. Qui siamo oltre l’ideologia politica: siamo alla follia.
Si criminalizzano i cittadini che difendono sé stessi, la loro famiglia e i loro beni, impedendo di reagire a irruzioni in case, negozi e fabbriche; si rilasciano in poche ore borseggiatori e rapinatori, insegnando loro a continuare a delinquere; e si colpevolizzano le Forze Dell’Ordine, veri eroi che nonostante abbiano contro una larga fetta di pubblici ministeri, giudici e residenti sul territorio italiano (unicamente per motivi politici o di comodo) continuano ogni giorno a rischiare del loro pur di affermare la primarietà della giustizia e della legge.
È il pazzesco, autolesionista ed insostenibile piano di una magistratura ideologizzata, impersonata da sessantottini insediatisi in posizioni di comando e controllo dello Stato evidentemente con lo scopo di distruggerlo dall’interno: si delegittima chi tenta di mantenere la legalità rischiando del proprio. Chi ci difende deve, per forza di cose, ricorrere a modi non convenzionali, ad usare la forza bruta, a fare del male per eliminare la delinquenza; e deve essere libero di gestire ogni intervento a suo modo, dovendo prendere decisioni in frazioni di secondo, decisioni che possono decretare la vita o la morte dei sospetti, di ignari cittadini e degli stessi operatori coinvolti.
Si tratta di uno schema che si lega una politica legata alla malavita e ad un sistema mediatico compromesso con il potere, schema che negli ultimi mesi sta tentando di destabilizzare il Governo in carica tramite manifestazioni violente e impedendo il trasferimento dei clandestini e degli indesiderati all’estero, che rendendo le nostre strade un regno di insicurezza e di violenza; uno schema creato sulle vulnerabilità di un sistema democratico manipolato da chi ha scelto la via dell’anarchia e della malavita invece del bene comune, dell’ordine e della legalità.
Quand’è che gli italiani apriranno gli occhi, ribellandosi a questa situazione? Basterà il voto ed il tempo necessario (decenni?) per levare di mezzo queste figure corrotte? O serviranno azioni diverse per far tornare la Legge e la certezza della pena elementi centrali della vita sociale italiana?









