Adesso basta: arrestate i violenti di sinistra

Non c’entrano niente le idee politiche: per questi criminali ogni ragione è buona per mettere a ferro e fuoco le città. Vogliamo fermarli o no?

 

 

C’è un elefante nella scena politica italiana che nessuno sembra voler vedere. A partire dagli anni ’60, e soprattutto dopo i moti del ’68, lo Stato ha progressivamente ceduto autorevolezza e autorità, abbracciando la miope ed inconcludente corrente di pensiero della tolleranza, della linea morbida, del dialogo.
Il dialogo lo si ottiene solo quando si hanno due entità che sono sia caratterialmente moderate che intelligenti, e che cercano di trovare un punto di incontro o perlomeno un chiarimento; non con chi continua a manipolare la realtà, a tentare di ribaltare la storia, a criminalizzare chi non la pensa alla stessa maniera.
Queste frange di violenti, supportati da un ampia parte dell’elettorato di sinistra e mai realmente condannati e isolati dai principali esponenti di PD, AVS e M5S, il dialogo non lo cercano.

 

 

La realtà è che a sinistra chi cerca il dialogo è un numero trascurabile di persone. Non è un caso che in quell’area politica i partiti che realmente si identificano nella legalità (Azione, di Carlo Calenda, e Democrazia Sovrana Popolare, di Marco Rizzo) raccolgono complessivamente meno del 5% dei votanti; appena un elettore di sinistra su dieci. E gli altri nove?
Gli altri nove votano per partiti indifendibili. PD e AVS sono legati a doppia mandata ai sostenitori delle occupazioni di case, alle cooperative che sfruttano l’immigrazione illegale, ai centri sociali dove le leggi dello Stato non valgono; e insieme al M5S sono sempre dalla parte dei manifestanti violenti; e più in generale dei criminali, da tutelare e possibilmente scarcerare ad ogni costo.
Perchè larga parte di questi nove elettori di sinistra scelgano questi partiti è evidente: perchè i leader rappresentano perfettamente l’anarchia, la distruttività, la negazione di regole e leggi, l’illegalità che questi elettori cercano e nella quale vivono.

 

 

La realtà è che con l’aver costantemente spostato in avanti il limite di ciò che si può e non si può fare, con la certa impunità per azioni violente contro la Polizia, contro i beni dello Stato e dei privati, con la completa libertà di dire anche la più assurda puttanata e la più violenta frase nelle manifestazioni, sui social, nelle scuole e nelle università (dove spesso i docenti sono proprio quei cattivi maestri figli del ’68), si è creata una generazione che ritiene di poter fare ciò che vuole e che qualsiasi idea diversa dalla propria sia un male da eliminare, anche fisicamente.

C’è un clima di odio e violenza generato da quegli esponenti politici di sinistra che farebbero qualsiasi cosa per mettere in difficoltà il Governo Meloni; e sono pronti a distruggere il Paese, in perfetta linea con il principio del “tanto peggio, tanto meglio” figlio degli anni ’70, e con la strategia di destabilizzazione culturale teorizzata in Unione Sovietica durante la guerra fredda.
La colpa, grave, di tanti governi non di sinistra che si sono susseguiti fra il ’70 e la metà degli anni ’90, è però l’aver progressivamente allentato le briglie del controllo sociale; quelle briglie che sono state poi completamente sciolte dal ventennio di governo PD che ha affossato il nostro Paese, distruggendo valori, tradizioni e cultura che sono la base di una società etica.

 

 

Il Governo Meloni non è esente da colpe: in carica da tre anni, ancora non ha messo realmente mano al problema della criminalità di strada nè a quella politica. Non si può e non si deve aspettare oltre; già da tempo in Italia si è oltrepassata una linea di confine antidemocratica, e continuare ad ignorare l’elefante, perseverando nel gestire con i guanti di velluto una situazione che necessita di misure forti, leggi dure e interventi senza troppi fronzoli da parte delle Forze Dell’Ordine, significa voler far soccombere il nostro Paese ad un sistema antisociale studiato a tavolino.

Ancora per quanto dovremo vedere i nostri Poliziotti restare passivi ed inermi di fronte agli insulti, alle provocazioni, ai lanci di bombe carta e di oggetti pericolosi? Per quanto dovremo vedere il nostro Paese preda di bande di teppisti criminalmente sostenute da una ben specifica parte politica? Di cosa si ha paura, di sentirsi dare dei fascisti da chi distrugge, brucia bandiere e auspica e talvolta cerca la morte dell’avversario politico?

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