Il Cuore Nero Dei Servizi: la recensione

Fazioso, forzato, superficiale: Piero Messina scrive un libro potenzialmente interessantissimo ma che si rivela uno scritto di parte e a senso unico.

 

 

Quando ci si sofferma sulla storia dell’Italia repubblicana emergono argomenti molto spinosi. Dal dopoguerra a oggi, molte trame sono state tessute dietro le quinte, lontano dagli occhi dei più; i servizi segreti sono indubbiamente una componente importante da investigare per capire i retroscena degli eventi che hanno turbato il nostro paese.
Ne Il Cuore Nero Dei Servizi speravo di trovare un testo equilibrato in grado di sviscerare con onestà le vare situazioni dove i nostri servizi sono stati coinvolti; quello che ho trovato è stato un testo superficiale, con una narrazione a volte confusa e per la maggior parte del tempo di parte.

Piero Messina brucia le prime cento pagine del libro vantandosi di essere stato in grado di avvicinare un piccolo gruppo di ex-agenti, perlopiù licenziati dopo la riforma del 2007 (il libro è del 2011), vogliosi a suo dire di raccontare “la verità”. Fa strano però quando questa verità è supportata quasi esclusivamente da brani giornalistici de L’Espresso, de Il Fatto Quotidiano, di Liberazione o di Repubblica, cioè da giornali tutt’altro che super partes; o quando si scrive in modo da far passare per cattivo qualsiasi esponente di centrodestra mentre per quelli di sinistra viene usato uno stile più neutro (o da salvatori della patria); quando, soprattutto, ogni sospetto è automaticamente sintomo di colpevolezza (il libro è infarcito di questo atteggiamento).

Il lungo elenco di malefatte attribuite ai servizi, che per l’autore partono dal tentativo di golpe del Piano Solo, presunto nella realtà ma sicuro per Messina, e quello ben più concreto pianificato da Valerio Junio Borghese, quasi sempre decontestualizzato. Gli eventi vengono citati senza alcuna analisi geopolitica del periodo storico, come se la guerra fredda sia stato un fatto marginale nella vita italiana. Ad esempio, per Messina il PCI, finanziato dall’URSS e longa mano dell’esecutivo del PCUS, sarebbe stato semplicemente uno “spauracchio rosso” e non un veicolo di destabilizzazione della NATO; oppure il pericolo dell’Islam radicale sarebbe un’invenzione di qualche guerrafondaio (per l’autore, nel 2001 gli americani dovevano semplicemente “crearsi un nemico” nonostante i fatti delle torri gemelle). Affermazioni ideologiche che si commentano da sole.

Ogni evento è raccontato con superficialità, impostando lo stile come un dogma e senza delineare collegamenti e retroscena, salvo i casi di cronaca più recenti; tutto viene trattato come verità assoluta anche se di fatti a corroborare lo scritto non ce ne sono.
Il libro è un perfetto esempio di come un argomento che merita attenzione ed approfondimento possa in realtà essere trattato come uno strumentino di basso livello per evocare il nemico cattivo, per dimostrare una volta di più chi siano i cattivi e chi i buoni, per piacere ai propri simili. Addirittura quando si parla di Brigate Rosse lo si fa con un tono meno accusatorio delle tre paginette dedicate a denigrare l’ufficio dei servizi che si occupa di stampare il calendario da tavolo istituzionale: ufficio reo di impiegare tempo e soldi pubblici e di scrivere storie di agenti famosi a corollario del datario. Stesse accuse per l’ufficio che si occupa di disegnare gli stemmi dei reparti. Insomma, pesi e misure completamente assurde.

Piero Messina delinea un quadro dei nostri agenti come fossero un branco di incapaci ed incompetenti (tranne quelli vicini a lui, quelli no), e al tempo stesso inneggia alle riforme avvenute nel ’99 e nel 2007 ad opera della sinistra per ridurre il costo dei servizi. Poco dopo però si lamenta della ridotta capacità operativa succesiva al 2007, colpa ancora una volta degli agenti e non di chi ha distrutto le strutture.
No, qualcosa in questi discorsi proprio non torna.

È indubbio: una parte dei nostri servizi ha collaborato ad azioni tutt’altro che finalizzate al bene dello Stato, e molti fondi sono stati dirottati nelle tasche di politici, funzionari dei servizi e loro amicizie, ma altre azioni tipiche dello spionaggio sono state necessarie per mantenere la democrazia negli anni più difficili della repubblica. In tempi più recenti hanno lavorato, anche perdendo la vita, per riportare in Italia giornaliste e membri di ONG tanto presuntuosi da ignorare le raccomandazioni e gli ordini operativi da seguire in zone pericolose perché tanto loro sono “di sinistra” (e quindi vicini alle posizioni degli ostili?). Questo libro non fa nulla per approfondire, per dettagliare, per raccontare con imparzialità queste vicende. È un lungo monologo contro i nostri servizi nel loro complesso, esattamente come capita ai soloni della sinistra quando attaccano a testa bassa le istituzioni più sacre.

È colpa mia: prima di leggere il libro avrei dovuto informarmi meglio su Piero Messina. Giornalista in forza a Repubblica e L’Espresso, in passato condannato per diffamazione. Colpa mia, evidentemente. C’è assolutamente bisogno di verità e di conoscere i retroscena dei casi più oscuri della storia italiana, ma non è certo questo libro che può farlo.
Un solo consiglio: stategli lontano. Le stesse informazioni possono essere trovate altrove, trattate con maggiore professionalità e, soprattutto, imparzialità.

 

Il Libro Nero Dei Servizi, 2011
Voto: 3
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