Il PD ostaggio delle sue assurde ideologie

La vicenda del caos nomine femminili dimostra una volta di più la distanza fra PD e mondo reale.

 

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Se non fossero gli artefici dei peggiori scempi sociali degli ultimi vent’anni, farebbero quasi tenerezza: i rappresentanti del Partito Democratico hanno in questo giorni inscenato una pantomima tutta interna causata dalla mancanza di donne in quota PD fra i ministri del governo Draghi, una querelle degna dei battibecchi dei bambini di scuola elementare.

Lo ricorderete: per correre ai ripari di questa scelta a dir loro “maschilista”, la direzione ha indicato quasi esclusivamente donne per i posti di sottosegretario assegnati al PD (seguendo alla lettera i dettami del manuale Cencelli), e come se non bastasse si è richiesto un cambio, tutt’altro che indolore e necessario, dei capogruppi PD a Camera e Senato a favore di donne. Il tutto mentre la femminista oltranzista Boldrini viene accusata da due sue ex-collaboratrici: una colf lamenta non le sia stato pagato nè il TFR nè siano stati versati i contributi, l’altra, un collaboratore parlamentare, vedeva il suo lavoro sminuito e limitato a prenderle appuntamento dal parrucchiere, comprarle vestiti o ritirare quelli stirati. La stessa Laura Boldrini che si vanta di essere sempre dalla parte delle donne…

 

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Andrea Marcucci, che è stato obbligato a dimettersi da capogruppo PD al Senato, in merito alla vicenda-nomine non le manda a dire: “chiunque purché sia donna”, e “non è questo il modo di risolvere il problema della parità di genere.” Per una volta mi trovo d’accordo con l’esponente PD, la scelta di imporre delle donne solo perchè donne è folle; peccato, ironia della sorte, che sia stato vittima di quell’intransigenza e di quel fondamentalismo che pervade la sinistra italiana. Di battaglie totalmente ideologiche il PD negli ultimi anni ne sta portando avanti parecchie: quella dell’immigrazione incontrollata, della teoria gender (cioè che in natura non esista un sesso determinato) e, unica oggettivamente e pienamente condivisibile, dell’equivalenza fra uomo e donna – se non fosse che in realtà si sta ghettizzando e colpevolizzando il maschio, distruggendo la lingua italiana e la legislazione per imporre una supremazia femminile tutta figlia del femminismo più becero.

 

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Tutte queste iniziative, spesso imposte con brutalità da minoranze estremiste ad una maggioranza tutto sommato passiva, hanno in comune l’ignorare le leggi sociali che sono in vigore da millenni, perché naturali e perchè hanno sempre funzionato bene, e comportano il grave appiattimento del concetto di merito e capacità.

Le ricordate le “quote rosa”? Frutto di una stramplalata legge che obbliga il parlamento ad avere una rappresentanza di donne uguale o superiore a quella degli uomini. E questo genera due ragionamenti; il primo è che in questo modo i maschi vengono discriminati (ma evidentemente il maschio bianco occidentale è degno della scomparsa dal pianeta, per questi movimenti), e il secondo è la morte della meritocrazia: non vengono necessariamente elette le persone presumibilmente più capaci, ma quelle presenti in una “riserva di caccia”. Un’assurdità. Seguendo questo concetto, domani potremmo dover eleggere un certo numero di cocainomani, in rappresentanza dei drogati italiani, o di pittori, o di automobilisti, o di sonnambuli. E così via.

Il PD e quasi tutti i partiti di sinistra in genere da sempre hanno osteggiato il concetto di meritocrazia: figli di quella cultura comunista che vede mettere tutti sullo stesso piano a prescindere dalla bravura e dall’impegno personale, stanno tutt’oggi perseguendo la loro natura: quella della supremazia della mediocrità.