Il Duro Del Road House: la recensione

Un film dalle molteplici facce che diventa via via sempre meno credibile: Il Duro Del Road House è un’occasione buttata al vento.

 

 

Corre il 1989: nelle sale cinematografiche arriva una pellicola con l’astro nascente Patrick Swayze. L’attore col mascellone è reduce da una serie di film dal valore alterno ma di grande successo al botteghino (I Ragazzi Della 56° Strada, Alba Rossa, Dirty Dancing), ed il suo volto stampato sui manifesti della nuova produzione hollywoodiana sono un sicuro richiamo per i suoi crescenti ammiratori. Il Duro Del Road House però si rivela una proiezione non particolarmente fortunata nonostante le buone premesse.

La storia vede Patrick Swayze impersonare il ruolo di un buttafuori di successo che prima si impegna per migliorare la condizione di un locale notturno (il Road House del titolo), e poi vuole salvare la comunità da un personaggio che fa il bello ed il cattivo tempo in città.

 

 

Il film inizia in modo più che discreto: Patrick Swayze è asciutto ed efficace nel suo ruolo di armadio muscoloso dotato di cervello e abilità nel gestire le situazioni più spinose senza necessariamente dover ricorrere alle mani. Contrariamente a quello che si aspetterebbe, il “duro del Roadhouse” non è un tizio che prende a pugni tutto quello che gli capitino a tiro; piuttosto è un abile diplomatico, fermo ma paziente, e capace sia di incassare che di darle di santa ragione quando serve.
Nella prima ora il film scorre con un ritmo e un’evoluzione della storia pacati ma credibili; sembra di essere di fronte ad una sceneggiatura di qualche film sugli eroi di provincia americani (tipo i film dove Clint Eastwood è regista, per intenderci), ed il risultato è tutto sommato piacevole anche se non c’è nulla che faccia gridare al miracolo. Ci sono umorismo, sarcasmo, commedia e una certa leggerezza che fanno venire alla mente tanti film di generi diversi, che per i motivi più disparati sembrano avere delle attinenze con Il Duro Del Road House: andando a ruota libera possiamo citare Porky’s, Gunny, Cocktail ma anche addirittura la serie Cucine Da Incubo, con una scena che sembra presa pari pari dai momenti in cui chef Cannavacciuolo smonta sistematicamente ogni lavorante del ristorante di turno.

 

 

Le cose cambiano nella seconda parte del film, quando entra in scena il cattivone di turno, interpretato da Ben Gazzara (Il Ponte Di Remagen, La Ragazza Di Trieste, Il Camorrista, Il Giorno Prima, Buffalo ’66, Il Grande Lebowski, Dogville). Se da un lato si cominciano a capire certe dinamiche che prima sembravano buttate là quasi per caso, dall’altro il film degenera rapidamente. Alcuni momenti sembrano semplicemente ridicoli (tipo le scazzottate dei film di Bud Spencer e Terence Hill; ma Altrimenti Ci Arrabbiamo e Due Superpiedi Quasi Piatti non sono film che si prendono sul serio), altri sono un vero insulto all’intelligenza dello spettatore, come la scena della distruzione dell’autosalone o la sparatoria finale, che sembrano venire da qualche infimo film western (e almeno a quei tempi la legge l’amministrava solo lo sceriffo: ucciso quello, i malviventi avevano via libera).
Il Duro Del Road House getta rapidamente via tutta la credibilità faticosamente costruita in precedenza con una vorticosa discesa verso il baratro che infastidisce prima ancora di annoiare.
Peraltro non può mancare l’inevitabile (ma evitabilissima) impossibile storia d’amore tra il biondone mascelluto e la controparte femminile, interpretata da una Kelly Lynch non particolarmente graffiante.

 

 

La colpa dello scempio ricade principalmente su Rowdy Harrington, regista di film di medio-bassa fattura che pare aver usato spesso lo strumento “belloccio + azione” per tentare di accalappiare gli spettatori, con risultati però decisamente rivedibili (considerando che i suoi migliori lavori sono Impatto Imminente e Analisi Di Un Delitto). Il film non ha una vera natura, mischiando quasi a casaccio elementi di tanti tipi senza trovare una vera alchimia. Si salta da uno stile all’altro senza una vera continuità, e con una trama già tenue di partenza che si scioglie come un gelato al sole nella seconda parte del film.
Si salva almeno la fotografia: semplice, pulita, priva di particolari spunti ma efficace nel presentare le scene in modo lineare.

Patrick Swayze (Ghost, Point Break, Donnie Darko) fa il suo, ma non può da solo inventarsi un film che non esiste. Fino a che la qualità della pellicola è legata alla sua recitazione, va tutto bene; quando entrano elementi fuori dal suo controllo, Il Duro Del Road House si sgretola progressivamente, mal supportato dal resto del cast, mai incisivo (Ben Gazzara incluso).

 

 

Il Duro Del Road House è un film evitabilissimo, non consigliabile e che, nonostante questo, stupisce per come avrebbe potuto rivelarsi molto migliore: bastava evitare le fandonie alla Hollywood-spettacolo tanto care a Rowdy Harrington. Insomma, forse bastava cambiare regista.

 

Il Duro Del Road House, 1989
Voto: 4.5