Il Giappone, l’Impero e la Prima Guerra Mondiale

Dal 1914 al 1918 il Giappone combatte a fianco dell’Intesa, affacciandosi per la prima volta come potenza sul panorama mondiale.

 

 

Il cammino del Giappone verso la modernità inizia nella seconda metà dell’800 quando a seguito di una guerra civile, l’imperatore torna alla guida del paese. È la nascita del periodo Meiji, che porta il paese a confrontarsi con enormi cambiamenti di carattere socio-politico, su un modello occidentale e moderno. Sul finire del secolo viene adottata una Costituzione scritta, la prima in tutta l’Asia, e si lavora molto sulla creazione di una struttura interna stabile. Il Giappone vuole proporsi al mondo come uno Stato solido e forte, capace di industrializzarsi velocemente e fare del proprio esercito il fiore all’occhiello della nazione.

Dopo la fase di consolidamento interno, i nipponici iniziano a progettare di estendere la propria influenza sull’Asia continentale. Segue un conflitto con la Cina prima e con la Russia poi (guerra russo-giapponese, 1905) entrambi vinti, che garantiscono un definitivo controllo della penisola coreana che viene annessa a quello che è d’ora in poi e a tutti gli effetti l’Impero Giapponese.

 

 

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, il nascente impero è legato da un trattato di alleanza con il Regno Unito, e ne onora il patto schierandosi con l’Intesa prettamente in funzione antitedesca. Non è un caso: la Germania del 1914 possiede territori nell’Oceano Indiano e Pacifico, relativamente vicini alle isole nipponiche, e soprattutto basi continentali in Cina che immediatamente vengono forzate dall’esercito giapponese. Le isole vengono occupate senza troppi problemi, ma a dar filo da torcere alle armate giapponesi è Tsingtao, amministrata direttamente dai tedeschi e difesa da diverse migliaia di proprie truppe. Servono circa 30.000 uomini e diverse settimane per garantire la resa della guarnigione e il possesso del nuovo territorio.

Nel 1915 viene stilato un documento in 21 punti, diretto alla Cina che accettandolo avrebbe formalmente accettato di sottomettersi al Giappone sotto forma di protettorato; ma l’intervento e le accuse da parte di paesi terzi fanno sì che le richieste giapponesi si facciano più blande e moderate, garantendo tuttavia un’importante influenza economica e politica. La Cina firma, mentre il sentimento nazionalista cresce nell’isola.

 

 

L’Impero Britannico affida alla marina giapponese importanti compiti nell’Oceano Indiano e Pacifico, dove operano ancora molte navi della marina tedesca. L’obiettivo è quello di neutralizzarle e nel frattempo proteggere i convogli diretti verso le basi più vicine all’Europa. È una prova generale che il Giappone supera ampiamente, dimostrandosi da subito capace ed efficiente. Tra il 1916 e il 1918, navi giapponesi pattugliano anche il Mediterraneo, e vi rimangono fino alla fine del conflitto. Le lunghe distanze, e il fatto che la maggior parte dei combattimenti avvengono su territorio europeo, fanno sì che l’esercito di terra non venga praticamente impegnato e l’intervento a Tsingtao rimane l’unica esperienza fino al 1918. Partecipa inoltre, a partire dall’Agosto del 1918, alla coalizione in funzione anti-bolscevica nell’estremo oriente russo, con il preciso obiettivo di stabilizzare militarmente la zona e liberare la legione cecoslovacca intrappolata lì. A questa operazione prendono parte più di 70.000 truppe nipponiche, che arrivano a spingersi fino al lago Baikal. Qualcuno ipotizza un diretto controllo sulla parte estrema di quel che fu l’impero zarista, ma nulla si concretizza e i giapponesi piano piano ritirano le loro truppe.

 

 

Alla conferenza di pace, il Giappone siede al tavolo dei grandi, per la prima volta nella sua storia caratterizzata da un marcato isolazionismo. Il conflitto permette alla nazione di concentrarsi sulla produzione interna, dando avvio a un vero e proprio boom economico che si traduce rapidamente in una industrializzazione massiccia. I vertici militari hanno l’opportunità di osservare da vicino gli eserciti alleati in azione e imparare da loro, cosa che si rivela utilissima negli anni a venire. Soprattutto, adesso il Giappone ha il suo impero e ha esteso la sua zona d’influenza ben al di là delle proprie isole.