L’alleato dimenticato: il Portogallo nella Prima Guerra Mondiale

Neutrale allo scoppio della guerra, il Portogallo si schiera a fianco dell’Intesa nel 1916 partecipando attivamente con il suo Corpo di spedizione.

 


Grande potenza coloniale del passato, il Portogallo dei primi anni del XX secolo mantiene ancora importanti possedimenti in Africa e Asia. In termini militari, tuttavia, il Portogallo rimane un piccolo paese se comparato con le grandi potenze del tempo, e per mantenere non solo il controllo coloniale ma anche lo status imperiale, si affida sempre più spesso a stretti rapporti diplomatici con l’Impero Britannico. Il vento della decadenza si insinua fino a Lisbona e alle altre città del Portogallo europeo e più volte la fazione repubblicana cerca di rovesciare la già debole monarchia, riuscendoci finalmente nel 1910, due anni dopo essere riusciti a liquidare Re Carlos e suo figlio.

Il Portogallo arriva al 1914 con un sentimento antitedesco accresciuto dai sempre più frequenti scontri che avvengono nei territori africani tra le truppe dei due paesi. È una guerra non dichiarata, le scaramucce sembrano lontane e il Portogallo per il momento decide di tenersi fuori dalla carneficina europea che prende vita, pur guardando con occhio favorevole ai paesi dell’Intesa.

 

 

Tutto cambia nel Febbraio del 1916, quando i britannici chiedono al governo portoghese di requisire le 36 navi tedesche e austriache presenti nel porto di Lisbona. La provocazione è sufficiente per Berlino e Vienna, che inoltrano agli ambasciatori la dichiarazione di guerra rispettivamente il 9 e il 15 Marzo dello stesso anno. Il governo portoghese, guardando all’intervento come a una grande occasione per stabilizzare il paese e unirlo sotto gli stendardi del patriottismo e del bene comune nazionale, ordina la creazione di un Corpo di spedizione da impiegare sul fronte francese.

Le prime truppe affluiscono in Francia a partire dall’inverno del 1917, con la creazione di diverse brigate sotto il comando britannico. Per il mese di Aprile gli effettivi presenti sul territorio francese permettono la creazione di due divisioni interamente costituite da unità portoghesi: la prima sotto il comando del Generale Sinel de Cordes, l’altra sotto Gomes da Costa. Il settore di fronte assegnato ai portoghesi si distende per circa 12 km nei pressi del fiume La Lys, tra Armentiers e Bethune, ma più che il nemico tedesco, a dare filo da torcere ai soldati è la situazione politica del paese di origine che finisce per coinvolgerli direttamente. Nel Dicembre del 1917 infatti, a prendere le redini del paese è Sidonio Pais che in qualità di ex ambasciatore a Berlino, vede con cattivo occhio la partecipazione a fianco dell’Intesa.

 

 

Il Corpo viene così progressivamente lasciato a sé stesso, privato degli aiuti materiali e dei rifornimenti necessari a garantirne la combattività. Il morale della truppa affonda, e i risultati si vedono nell’Aprile del 1918 quando ingenti truppe tedesche attaccano il settore difeso dalle esauste truppe portoghesi che non vedono licenze dall’arrivo sul fronte. Le otto divisioni nemiche facenti parte della Sesta Armata tedesca si riversano sulle prime linee tenute da soli 20.000 portoghesi, creando panico e confusione. Si tenta di ripiegare su nuove linee difensive, più in profondità, ma i tedeschi devono essere rallentati nella loro corsa folle prima di creare una falla più ampia. La difesa portoghese, aiutata da reparti britannici, si dimostra capace infine di arginare l’offensiva, pagando caro tributo. Stabilizzato nuovamente il fronte, inizia la conta delle perdite: 1300 morti, circa 4000 feriti e più di 7000 soldati caduti in mano tedesca. Il Corpo è decimato e considerato fuori combattimento, finendo per essere mandato nelle retrovie a svolgere diverse mansioni ausiliari. Non parteciperà più a nessuna operazione di grande rilievo fino al termine della guerra.

A casa, Sidonio Pais viene assassinato e il potere passa nuovamente nelle mani degli interventisti e dei favorevoli all’alleanza con Francia e Regno Unito. La frattura tra la popolazione civile e l’esercito è però ampia: i soldati di ritorno dalle trincee vengono accolti con freddezza e il loro rientro è presto dimenticato. Le gerarchie militari, vedendosi sempre più emarginate, iniziano a mettere in pericolo la stabilità della repubblica, che vedrà susseguirsi governi sempre più autoritari fino ad arrivare a Salazar.

Nella conferenza di pace, al Portogallo viene ceduto il porto africano di Kionga, unico territorio del quale il paese entra in possesso grazie al conflitto. Alla Germania viene imposta una riparazione di guerra, che verrà quasi del tutto travisata negli anni successivi.

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