Malta nella Seconda Guerra Mondiale – Un piccolo baluardo nel Mediterraneo

Malta ha rappresentato un baluardo di resistenza nel cuore del Mediterraneo: il 1940 è l’anno del battesimo del fuoco, ma anche di qualche rivincita.

 

 

Guardando le mappe che mostrano il Mediterraneo ci sorprende quanto Malta possa essere piccola e oggi così densamente popolata: un piccolo e aridissimo arcipelago composto principalmente dall’Isola di Malta e Gozo più altri piccolissimi lembi di terra che spaccano il meraviglioso azzurro delle acque circostanti.

Situata a poco meno di cento chilometri a sud della Sicilia e rispettivamente a circa trecento dalle coste africane, è facile capire come Malta possa aver giocato un ruolo chiave non solamente nel brevissimo periodo qui raccontato, che va dal 1939 al 1945, ma in tutto l’arco storico che accompagna la ben più ampia storia del Mediterraneo e dei suoi popoli. A lungo fortezza della Cristianità grazie alla permanenza dei Cavalieri di Malta, conosce il breve dominio francese con Napoleone e poi si lascia conquistare dai britannici, entrando nel grande Commonwealth nel 1816. La vicinanza geografica e culturale italiana si fa sentire, e nei primi anni del ‘900 un sentimento filo-italiano prende piede, represso efficacemente sia dalle armi britanniche che dalla stabilità che l’Impero garantisce: Malta infatti rappresenta un fondamentale scalo nelle lunghissime rotte che uniscono le remote aree imperiali alla madrepatria, e soprattutto nel Mediterraneo si pone a metà tra il fondamentale Egitto e la base di Gibilterra nel sud della Spagna. Il porto si espande e la popolazione locale cresce e si concentra sempre di più nelle zone a ridosso della baia ospitante la flotta britannica del Mediterraneo, un luogo che offre lavoro e opportunità per gli isolani. Si stima che la popolazione di Malta nel 1937 sia di circa duecentocinquantamila persone, e che quasi la totalità di queste vivano entro sei-sette chilometri dal grande porto; una densità incredibile anche per gli standard odierni.

Nel 1939 Malta è un’isola poco difesa, così lontana dalla madrepatria, e secondo i rapporti delle forze armate britanniche, un posto quasi indifendibile se assediato per mare e aria: giusto qualche batteria antiaerea e una manciata di vecchi biplani “Gladiator” a fare da muro contro un’eventuale forza nemica. Quando Hitler accende la miccia e invade la vicina Polonia, il Regno Unito dichiara guerra insieme alla Francia e pone Malta in una situazione complicata. Per di più, in Ottobre, la Marina prende la decisione di spostare la flotta ad Alessandria d’Egitto, più lontana e al sicuro da eventuali incursioni tedesche nell’area. Inoltre, gli accordi tra Italia e Germania e l’affinità politica preoccupano gli Alleati: l’Italia ha nel 1939 una flotta tra le più potenti al mondo, e le forze aeree almeno sulla carta rappresentano una forza in grado di impensierire qualsiasi avversario. La disposizione delle flotte britanniche alla fine del ’39 vede dunque il grosso delle forze ad Alessandria e la “Forza H” ancorata nei pressi di Gibilterra.

 

 

La situazione precipita drasticamente nel Giugno del 1940. Mentre la Germania si appresta ad entrare a Parigi e reclamare una grandiosa vittoria ad Ovest, l’Italia di Mussolini entra nel conflitto e mette in pericolo mortale Malta. L’11 Giugno, poche ore dopo l’annuncio di Mussolini, uno stormo di velivoli italiani si fa vedere sopra l’isola: sono circa cinquanta bombardieri e venti caccia della Regia Aeronautica e sganciano le prime cento quarantasette bombe sui tre piccoli aeroporti dell’isola. Le incursioni si susseguono senza perdite italiane almeno fino al 22 Giugno, giorno in cui uno degli obsoleti “Gladiator” riesce ad abbattere un bombardiere. In questi giorni infatti l’unica forza che si oppone ai raid italiani sono gli unici tre velivoli in grado di alzarsi in volo e combattere: tre “Gladiator” che tentano in tutti i modi di ostacolare le azioni nemiche spesso lanciandosi in scontri quasi suicidi.

La caduta della Francia il 25 Giugno e la conseguente perdita della sua importante flotta, consegna la difesa del Mediterraneo esclusivamente al Regno Unito. L’Italia a questo punto, sentendosi più al sicuro, intensifica gli sforzi nel settore africano, spingendo per una veloce penetrazione nell’Egitto britannico; operazione difficile e destinata al fallimento. Bagliori di speranza arrivano a Malta sotto forma di piccoli velivoli alleati che atterrano sulle piste isolane. Quattro caccia britannici “Hawker Hurricane” e dodici bombardieri biplani “Swordfish” decollati in fretta e furia dalla costa meridionale francese prima della capitolazione di Parigi, rinforzano le strenue difese e portano alla creazione di un piccolo nucleo capace di contrastare attivamente la controparte italiana.

In questa fase, Roma è sicura di riuscire a far capitolare l’isola grazie a esclusivi attacchi via aria, e non ha alcuna intenzione di esporre la preziosa flotta. I tedeschi sono affaccendati con la messa a punto del piano per invadere la Gran Bretagna o quanto meno piegarne il desiderio di resistenza a suon di bombe. Malta si organizza rapidamente e non accetta di essere colpita senza colpire a sua volta: entro poche settimane dalla creazione dello Squadrone a difesa di Malta, i bombardieri “Swordfish” attaccano per la prima volta le coste siciliane e riescono ad affondare un cacciatorpediniere ancorato ad Augusta. Danneggiano inoltre le installazioni portuali e i depositi di carburante. È il primo colpo di risposta di Malta, fondamentale per il morale e per la resistenza contro un nemico che la circonda sia da Nord che da Sud.

Dopo molte settimane, con il rarefarsi dei raid italiani, è possibile far arrivare anche delle navi piene di rifornimenti per l’isola: cibo, munizioni e carburante, oltre a pezzi di ricambio per i velivoli costretti a terra. Ad Agosto, la portaerei “Argus” riesce a consegnare altri dodici caccia mentre un secondo tentativo, portato avanti in pieno autunno finisce tragicamente con la perdita di quattordici velivoli destinati alla difesa di Malta e la morte di diversi piloti. Entro il mese di Ottobre appare chiaro che gli italiani, quasi inspiegabilmente, hanno perso la loro occasione d’oro e non hanno occupato l’indifesa isola. I raid, come detto prima, si fanno sempre più rari, e le perdite in termini di velivoli e piloti aumentano mano a mano che i britannici riescono a far affluire sempre più uomini e mezzi sull’isola.

 

 

Gli eventi degli ultimi due mesi del 1940 fanno respirare i difensori maltesi e danno loro modo di riorganizzare le difese. Lo stallo e le sconfitte italiane nel tentativo di raggiungere l’Egitto richiamano sempre più squadroni aerei che dunque concentrano la propria attività lontano dall’isola. A Novembre, squadroni di bombardieri della RAF britannica, grazie anche a ricognizioni aeree partire proprio dalle basi maltesi, riescono a colpire il grosso della flotta italiana ancorata nel porto di Taranto ed a causare ingenti danni. La Regia Marina si trova costretta a ripiegare e spostare la principale base nel porto di Napoli, lontano dagli incursori nemici, di fatto permettendo ai britannici di garantirsi una supremazia marina e aerea nel Mediterraneo centrale, almeno per il momento.

Da piccola isola data quasi per spacciata all’inizio della guerra, Malta si vede riconosciuta l’importanza strategica nel grande mare Mediterraneo; riesce a sopravvivere a un 1940 decisamente nefasto ma anche pieno di piccole rivincite. Hitler è furioso con Mussolini per aver sprecato un’opportunità così ghiotta. Quello che sul momento sembra un piccolo errore strategico si rivelerà in futuro uno dei momenti più critici della guerra, capace di spostare sensibilmente l’ago della bilancia in favore della Gran Bretagna e delle forze in guerra con l’Asse.

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