Se state cercando una storia leggera, dai buoni sentimenti, adatta ai ragazzi ma anche ai più grandicelli, Jimmy Grimble è il film per voi.

Sul finire degli anni ’90, la cinematografia inglese visse un momento di rinascita. Dopo anni di produzioni tralasciabili, dalla terra di Albione cominciarono ad arrivare commedie e film drammatici di discreto valore. Un esempio concreto è Jimmy Grimble, una di quelle pellicole che, pur non puntando ad un ruolo da protagonista sui palcoscenici internazionali, ottiene buoni risultati facendo tutto bene e confezionando una storia diversa dal solito e sicuramente gradevole.
Jimmy Grimble è un ragazzino di Manchester, tifoso del City negli anni in cui la squadra dalla maglia azzurra veleggia nelle posizioni basse della Premier League proprio mentre lo United domina i campionati nazionali e impone la propria superiorità anche in campo europeo. Il giovane virgulto, molto timido ed estremamente insicuro, viene coinvolto nel campionato giovanile cittadino con la squadra della scuola, e grazie ad un incontro fortuito ed al limite del fantastico riuscirà (forse) a trasformarsi da brutto anatroccolo in cigno.

Non è semplice scrivere una sceneggiatura originale per una commedia indirizzata ad un pubblico giovane ma che riesca a colpire anche nel cuore dei più grandi; eppure Jimmy Grimble ci riesce benissimo. John Hay, regista e co-sceneggiatore, mette insieme ambiti, storie e toni differenti, riuscendo ad amalgamare il tutto con una bravura che non può lasciare indifferente. La vita del giovane Jimmy Grimble viene raccontata con leggerezza e semplicità, anche quando i temi potrebbero offrire spunti drammatici: le sopraffazioni compiute dal bullo della scuola, una situazione familiare difficile, un carattere introverso che lo porta ad isolarsi dagli altri. E non è il solo a poter raccontare una storia triste: dalla madre all’insegnante di educazione fisica, passando per molti personaggi secondari, quasi tutti hanno alle spalle qualche profonda cicatrice e veleni impossibili da non ingoiare.
Eppure John Hay dipana il suo film con un tono quasi spensierato, agrodolce ma mai cupo, tra il rassegnato e l’ingenuo. Il risultato è un’affresco umano tutto sommato credibile, anche quando gli attori non riescono a dare il meglio di sé o gli eventi sono palesemente artefatti.

I momenti meno realistici del film sono purtroppo quelli legati alle partite di calcio dove il nostro Jimmy ricopre una parte fondamentale; molte scene sono palesemente costruite e manca la freschezza di una sincerità agonistica che, ad onor del vero, è spesso difficile ricreare.
Al tempo stesso, il comparto attoriale alterna prestazioni di rilievo ad altre abbastanza dimenticabili, a partire proprio dal protagonista, interpretato da un rivedibile Lewis McKenzie; il ragazzo è piuttosto impacciato non solo come personaggio ma anche come attore, ed infatti di lui, dopo Jimmy Grimble, si perderanno le tracce. Anche la nemesi di Jimmy Grimble non convince troppo: Bobby Powers impersona un bullo troppo bello e perfettino per essere davvero credibile. Molto meglio suo padre, figura di secondo piano ma molto divertente interpretata da John Henshaw, e l’altra figura comica del film, l’esagerato e quindi buffo Ben Miller visto anche in Johnny English nel ruolo del nuovo compagno della madre di Jimmy (la Gina McKee di Notting Hill e Giovanna D’Arco; discreta la sua prova). Il meglio lo otteniamo però con Ray Winstone (Zona Di Guerra, Il Gioco Di Ripley, King Arthur, Indiana Jones E Il Regno Del Teschio Di Cristallo, Biancaneve E Il Cacciatore), l’ex compagno della madre, e soprattutto con Robert Carlyle; il poliedrico attore visto anche in Riff Raff, Trainspotting, Full Monty, The Beach e 28 Settimane Dopo confeziona qui una prova lineare, semplice ma estremamente efficace e che con la sua falsa passività permette al film di vivere sul contrasto delle potenzialità e delle occasioni mancate tipiche del mondo dello sport.

Jimmy Grimble è un film in cui si ridacchia ogni tanto, si sorride spesso e ci si commuove nei momenti giusti; è una commedia delicata, una storia di sport e sentimenti ben scritta, ben raccontata e che non può non piacere a chi sa apprezzare i racconti non urlati e non sguaiati. Insomma, una bella storia da far vedere ai ragazzi di ogni età e ai ragazzi coi capelli bianchi.









