Shadows Of Doubt: la recensione

Shadows Of Doubt è un sandbox investigativo con un ottimo sistema di indagini veramente libero, anche se spesso dispersivo e purtroppo pieno di bug.

 

 

Ultimamente il mondo dei giochi per PC sta vedendo un aumento di titoli a sfondo investigativo. Si tratta di un genere spesso negletto e per lungo tempo completamente assente dai monitor, ma oggi, grazie a produzioni intelligenti come The Case Of The Golden Idol o altre più guidate come Conway o L.A. Noire, esiste qualche alternativa.
Shadows Of Doubt è un titolo indie del quale abbiamo parlato un paio di anni fa, quando ci arrivò in prova la sua versione in early access, e potemmo apprezzarne le dinamiche assolutamente innovative. Rimandammo però le nostre conclusioni in attesa della versione 1.0 del gioco, rilasciata qualche mese fa.

 

 

Il gioco realizzato da ColePowered Games ci cala in un’ambientazione che può ricordare le strade del mondo di Blade Runner, coi suoi colorati neon che rischiarano una cittadina in perenne carenza di luce. Ma questo e gli innesti che potenziano le nostre capacità sono praticamente gli unici punti di contatto con il capolavoro di Ridley Scott: qui non ci sono androidi impazziti, ma normalissimi esseri umani che commettono i loro omicidi e che, in qualità di detective privato squattrinato e non riconosciuto dalla Polizia, saremo chiamati a risolvere utilizzando ogni metodo.
La peculiarità di Shadows Of Doubt è quella di creare un mondo completamente autonomo nel quale il nostro alter ego è completamente libero di muoversi; un ambiente 3D con grafica cubettosa alla Minecraft che sicuramente conferisce una certa unicità al titolo ma che non aiuta moltissimo quando si deve cercare qualche indizio o qualche oggetto sulla scena del crimine e che complessivamente colpisce per lo stile ma non certo per la funzionalità.

 

 

Per quanto riguarda le investigazioni, il gioco non è affatto facile: non ci viene mai dato alcun suggerimento o avvio verso una determinata strada, e quindi sta a noi trovare i giusti indizi, scremare quelli che portano a una pista falsa, seguire i sospetti, introdursi nelle loro abitazioni, hackerare centraline telefoniche e sistemi di sorveglianza, fare domande a vicini e negozianti e il tutto sfuggendo al controllo della Polizia, verso la quale non siamo accreditati (se non quando avremo un’ottima reputazione per i casi già risolti). Dovessimo essere scoperti possiamo tentare la fuga fuori dal palazzo (dove solitamente riusciamo a far perdere le nostre tracce), ma il rischio è quello di venire aggrediti fisicamente dagli abitanti, dai poliziotti di sorveglianza o dagli Enforcers, gli Agenti di Polizia che accorrono in caso di crimine (possiamo chiamarli anche noi, se dovesse essere utile). I vari livelli di difficoltà del gioco influiscono peraltro solo sui danni subiti durante le colluttazioni, non rendendo quindi le indagini più semplici ma rendendoci solo più facile continuarle senza particolari penalità.

 

 

Sono numerose le sfaccettature che rendono Shadows Of Doubt un gioco davvero particolare e meritevole di attenzione: dalla quantità di elementi utili per le indagini ad una cittadina dove ogni abitante ha il suo appartamento, i suoi orari, il suo numero di telefono e le sue attività; dall’attenzione riposta nel realizzare reazioni credibili ai nostri comportamenti ad una sorta di elemento survival, dove la fame, la nostra pulizia e le nostre condizioni fisiche sono elementi che concorrono alla buona riuscita delle indagini. Il tutto per non parlare di una particolare funzionalità, bellissima a vedersi anche se non sempre comoda nell’implementazione, dove in automatico o quasi gli indizi andranno a riempire una pagina dove potremo spostarli, metterli in collegamento fra di loro e aggiungere note personali, in modo da permetterci di analizzare nel migliore dei modi ciò che abbiamo scoperto finora.
Il fattore tempo è un altro aspetto importante del gioco: certi eventi accadono solo in determinati momenti, e non essere presenti in quell’istante significa perdere magari un pezzo importante dell’indagine. Le stesse impronte digitali svaniscono giustamente dopo un po’, quindi la tempestività è in questo frangente un elemento chiave. Le indagini peraltro possono prendere parecchio tempo, giorni di gioco che si trasformano in ore per noi; è quindi bene considerare che le sessioni devono essere lunghe per non dimenticare i particolari mentre svolgiamo le indagini.

 

 

Shadows Of Doubt sembra una piccola meraviglia, ma in realtà non è però esente da problemi di design e gameplay.
Innanzitutto l’interfaccia è tutt’altro che comoda, a partire dalla gestione degli oggetti che abbiamo addosso e che possiamo utilizzare durante le nostre indagini: specialmente nelle fasi più concitate è facile sbagliare tasto e complicare le cose. In sostanza, occorre abituarsi ad un sistema di controllo non sempre intuitivo e talvolta nemmeno troppo reattivo.
La vita del giocatore è poi inutilmente complicata dal fatto che non è affatto spiegato come utilizzare alcune funzioni di base, ed è spesso necessario sbattere la testa o ricorrere alle guide online semplicemente per capire come effettuare azioni banali come il trovare l’indirizzo della propria casa o importanti come effettuare gli innesti.
Anche i tempi di reazione di telecamere, abitanti e Polizia sembrano un pelo troppo immediati; la cosa potrebbe in realtà essere giustificata dal voler tenere il giocatore sempre sul chi vive, ma forse un approccio meno ansiogeno e leggermente più compassato aiuterebbe nell’apprezzare meglio il gioco nel suo insieme.

 

 

In Shadows Of Doubt poi sono presenti fin troppi bug. Alcuni sono semplicemente errori grossolani che potevano essere risolti prima del lancio del gioco in versione 1.0: ad esempio le ante di certi mobili, quando a contatto con le pareti, spariscono definitivamente. Altri bug invece sono in grado di inficiare lo svolgimento delle indagini: certe volte alcuni elementi chiave per le indagini sembrano non essere fisicamente presenti, mentre le foto fornite come indizi possono essere visualizzate solo la prima volta, rendendo impossibile una seconda analisi; o ancora la presenza dei pronomi non binari (il famigerato “loro” riferito ad una singola persona) rendono impossibile capire se il soggetto sia un uomo o una donna. Altri infine sono addirittura in grado di bloccare il gioco (come ci è capitato un paio di volte, quando la tabella degli indizi si è aperta durante un dialogo rendendo impossibile tornare al gioco). Considerando che manca una funzione di autosave, il rischio di perdere un bel po’ di tempo a cercare di ripetere il lavoro investigativo e raccogliere nuovamente gli indizi è oggettivamente un macigno sul giocatore.

 

 

Complessivamente, l’esperienza di gioco con Shadows Of Doubt si ama e si odia allo stesso tempo. Il gioco è sicuramente innovativo ed in grado di fornire qualcosa di unico al giocatore. La struttura di gioco è tutto sommato buona, anche se potenzialmente ripetitiva nelle dinamiche; il fatto che ogni caso sia diverso dagli altri grazie alla generazione procedurale degli eventi consente però al Shadows Of Doubt di fornire situazioni sempre diverse. Insomma c’è di che intrattenere un giocatore in cerca di qualcosa di nuovo; purtroppo però le asperità che arrivano da errori tecnici o di design probabilmente non verranno mai risolte, visto che il gioco è stato definito completo e gli sviluppatori sono ormai silenziosi da tempo (tranne una mini patch rilasciata a giugno).
Visto quanto sopra, e considerando che il giocatore è chiamato a risolvere il caso usando esclusivamente la propria logica ma anche sperando di avere la fortuna di trovare i giusti indizi e di non incappare in qualche bug in grado di bloccarci la partita, Shadows Of Doubt è oggettivamente consigliabile solo agli appassionati del genere, pur riconoscendone l’unicità e la capacità sempre più rara di portare nel mondo dei videogiochi un prodotto innovativo.

 

Shadows Of Doubt, 2024
Voto: 7
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