Legalizzare la cannabis è una battaglia sbagliata sotto ogni punto di vista

Il tentativo di Marco Cappato di liberalizzare l’uso delle canne è l’ennesima dimostrazione della decadenza dei nostri tempi. La droga è il Male, senza compromessi.

 

 

C’è una profonda ipocrisia in questi ricorrenti tentativi di liberalizzare l’uso delle cosiddette “droghe leggere”: per il proprio diletto personale si tenta di far passare per cosa buona una cosa oggettivamente negativa. E come se non bastasse, lo si vuole fare scaricando le ricadute sul Servizio Sanitario Nazionale.
Il parlamentare Radicale ha lanciato l’ennesima raccolta firme per forzare la mano ed ottenere un beneficio per pochi, sputando in faccia a tutti il male che la droga porta con sé.

Il fatto che oggi molti, troppi, utilizzino droghe di varia natura (dalla cannabis alla cocaina alle pasticche) non indica un semplice cambiamento nella società, ma una sua profonda malattia. I sessantottini e i loro figli hanno sdoganato, secondo loro, queste sostanze; per loro, visto che sono in tanti ad usarle, è un comportamento sociale che va accettato e non osteggiato.

Solo che queste affermazioni sono puttanate. Chi usa la droga è un DROGATO (e si, lo dico con tono di disprezzo); non c’è veramente nulla di fico e di allettante nelle droghe e nelle persone che si drogano. Si “sballano”, alterando le loro capacità percettive e di ragionamento fregandosene delle ricadute sul prossimo.

 

 

Perché dico il prossimo? Perché per ogni drogato abbiamo un problema sociale. I danni sulle cellule cerebrali sono permanenti, anche per chi ne fa un uso sporadico; le casistiche relative a cali di attenzione, a crescita dell’aggressività ed a manie di persecuzione sono molto più diffuse di quel che si creda, e possono verificarsi già anche alla prima assunzione. Queste complicanze finiscono sul groppone del Servizio Sanitario Nazionale, quindi toccano le tasche di ognuno di noi.

E come se non bastasse, il problema non è solo il costo legato al trattamento dei casi più gravi: la quantità di persone instabili ed aggressive con cui dobbiamo relazionarci comporta un’avvelenamento della qualità della vita di tutti noi.

 

 

La letteratura medica è ricchissima di effetti negativi causati dalle droghe, mentre il tanto sbandierato effetto “positivo” perlomeno della cannabis, legato a non si sa bene quale effetto terapeutico, non è mai stato dimostrato nonostante ormai i quasi 50 anni di sperimentazione. I medici e gli esperti di settore sono tutti concordi: le droghe sono una piaga sociale, fine del discorso.

C’è chi per giustificare i suoi vizi tira in ballo la questione delle organizzazioni malavitose che utilizzano le droghe per arricchirsi; a loro dire, se il ruolo di spacciatore lo assumesse lo Stato avremmo tolto un sostentamento alla mala. Solo che il ragionamento è sbagliato, viziato in partenza e fondamentalmente ipocrita.
Intanto, un cittadino che vive nella legalità non si rivolge a prescindere a circuiti criminali; non lo fa, punto e basta, specialmente per beni voluttuari e completamente superflui, altrimenti è connivente e diventa un criminale a sua volta.
Ma ancora più importante: lo Stato deve avere una funzione educativa del cittadino, non puramente assistenziale o peggio di strumento per i propri comodi; deve fare da buon padre di famiglia, deve tutelare i suoi cittadini e trattarli da bambini quando puntano i piedi per i loro capricci. Vedere lo Stato come uno strumento per arrivare ai propri fini e per legittimare aspirazioni personali completamente egoistiche, prive di interesse del bene comune, è quanto di più anti-sociale possa esistere. E qui torniamo alla decadenza della nostra società menzionata in apertura ed in altri nostri articoli.

 

 

La quantità di droghe utilizzata in Italia è impressionante. È un fenomeno fuori controllo che ha ormai toccato un’importante fetta di popolazione; e fra questi ci sono numerosi politici. Se a decidere della nostra vita sono rappresentanti non lindi, non in grado (o non volenti) di decidere a favore del bene comune, non intenzionati ad instillare nella società quella morale e quel senso civico che ha permesso alla società occidentale di crescere e prosperare come successo fino agli anni ’60, quando è iniziato il declino, il problema è grave. C’è una desensibilizzazione del problema che, legata alla progressiva tolleranza nei confronti di chi infrange la legge, sta distruggendo il nostro tessuto sociale; si veda, in questo contesto, il fatto che si siano a più riprese indebolite le pene collegate ai reati di droga. Non è un caso se lo spacciatore Stefano Cucchi, ben noto alle forze dell’ordine ma libero di continuare nella sua opera di morte, è stato elevato a martire da quelle persone che nella droga ci sguazzano.

 

 

La legalizzazione delle droghe, di qualsiasi tipo, corromperebbe definitivamente quanto di buono rimane nella nostra società. A noi spetta il compito di spiegare e chiarire, specialmente alle generazioni più giovani, quale sia la strada da seguire. E no, non è vero che il fascino del proibito sia il più forte: basta insegnare i valori giusti.
Basta che i genitori tornino a fare quello che ci si aspetta da loro: essere genitori, padri, madri, insegnanti, tutori, poliziotti. Non complici e difensori per partito preso.

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