Libertad! Cuba e la guerra ispano-americana

La questione cubana trascina il decadente impero coloniale spagnolo a scontrarsi con gli Stati Uniti d’America, cambiando i fragili equilibri dello scacchiere caraibico.

 

Dopo le due guerre d’indipendenza combattute e perse contro la corona spagnola, Cuba continua a rappresentare una spina nel fianco per Madrid che a fatica ormai riesce a controllare i già notevolmente ridotti territori oltreoceano. In risposta all’insurrezione cubana della seconda metà del diciannovesimo secolo, guidata con tenacia dall’eroe nazionale Josè Martì, il governo spagnolo decide di applicare una politica ancora più repressiva e dura nei confronti degli isolani, con la creazione dei “reconcentrados” che ricordano molto i lager tedeschi e sovietici di più recente memoria.

La lotta però non si ferma, con i guerriglieri cubani che continuano a dare filo da torcere alle forze di occupazione portando lo scontro fino alla capitale Havana. Nel tentativo di espandere la propria influenza nella zona caraibica, gli Stati Uniti d’America muovono pesanti critiche alla Spagna per il trattamento riservato ai sottoposti cubani e fanno importanti pressioni affinché alcune delle riforme più urgenti vengano messe in atto. Le tensioni tra i due paesi aumentano, ma non sfociano in uno scontro aperto: è più una guerra di propaganda, di accuse e pressioni diplomatiche che via via si fanno sempre più dirette.

 

 

Agli inizi del 1898 il governo statunitense invia la nave da guerra Maine nel porto di Havana come deterrente per l’escalation del conflitto nella capitale. Il 15 Febbraio però la Maine esplode all’improvviso, portandosi via 250 marinai americani e Washington non può che accusare gli spagnoli e rincarare la dose di accuse. Circolano slogan anti ispanici nel paese e i giornali interni spingono per non far passar liscia questa vicenda. Con l’opinione pubblica così tanto sollecitata e mobilitata dai media dell’epoca, il Congresso statunitense decide di inviare un ultimatum alla Spagna chiedendo di ritirare le forze coloniali dall’isola e finalmente garantirne l’indipendenza. La Spagna, con l’idea di sferrare per prima il duro colpo e di smuovere la situazione di stallo interno che durava ormai da decenni, dichiara ufficialmente guerra. La posta in gioco non è solamente l’isola di Cuba, ma anche i restanti possedimenti caraibici come Puerto Rico e l’arcipelago delle Filippine nell’oceano Indiano. Seppur relativamente piccolo e passato un po’ in sordina, questo conflitto vede impegnate forze militari su due continenti.

La marina statunitense si dimostra da subito nettamente superiore a quella spagnola, che soffre della decadenza dell’impero e risulta datata al momento di confrontarsi con quella nemica. La Spagna decide quindi di puntare sulle forze terrestri, che sulla carta risultano superiori in termini quantitativi rispetto alla controparte americana. Molto in fretta però, il piccolo ma affiatato ed efficace esercito statunitense si dimostra capace di infliggere cocenti sconfitte. L’ago della bilancia si sposta velocemente, e non certo in favore della corona spagnola: la prima sconfitta arriva nelle Filippine con la battaglia di Cavite; nel mese di Luglio cade la piazzaforte di Santiago di Cuba e a metà del mese di Agosto truppe americane occupano la capitale filippina Manila. Già sul finire dell’estate gli scontri diretti si interrompono e vengono avviate le trattative di pace, con l’atto ufficialmente firmato il 10 Dicembre 1898.

 

 

La Spagna è costretta a rinunciare alla sovranità su Cuba, finalmente indipendente (o quasi) e a cedere ai vittoriosi statunitensi le intere Filippine, e le isole di Puerto Rico nei Caraibi e Guam nell’oceano Indiano. L’impero è tramontato, la Spagna entra in un periodo di profonda crisi che in meno di quaranta anni la porteranno a una sanguinosa guerra civile.

 

 

E Cuba? Formalmente indipendente, per anni non sarà altro che un protettorato americano. Nel 1901 il Congresso decide che gli affari interni dell’isola riguardano direttamente Washington che adesso ha il diritto di intervenire qualora un tentativo di destabilizzazione venga messo in atto. La base di Guantanamo passa direttamente agli Stati Uniti che la sfrutterà per più di un secolo. Viene inoltre fortemente limitato il potere decisionale del governo cubano in materia di alleanze e mercato estero. Il rapporto di subordinazione dura con questa formula fino al 1934 quando gran parte delle limitazioni vengono tolte dal Presidente Roosvelt e cesserà ufficialmente con la rivoluzione castrista del 1959. La questione di Cuba rimane per molti versi ancora oggi aperta.

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