Lupin III e il Castello di Cagliostro: la recensione

La più bella pellicola su Lupin III! Se non lo avete visto, correte immediatamente ai ripari perché è veramente splendido.

 

Il mondo è bello perché è vario, o almeno così si dice; in alcuni casi è troppo vario, ma udite udite non in questo. Al tuo diciottesimo compleanno ti chiedono: “che vuoi fare da grande?” Classica domanda del cazzo; c’è gente di 40 anni che ancora non lo sa, figurarsi un ragazzino che non vede l’ora di avere la patente per poter andarsi ad imboscare in macchina con la propria ragazza (o le proprie in caso di estremo culo). Come ogni buona regola anche questa ammette eccezioni: c’è chi sa cosa dovrà fare da grande anche se non si chiama Berlus… o Agne…!

Pensate ad un tizio moro con le gambe secche e pelose, con delle giacche improponibili che ci prova ma becca solo ceffoni; uniamo una passione sfrenata per i traslochi che hanno come destinatario finale lui; se non basta aggiungiamo un paio di amici folkloristici ed un tipo in trench (non è un esibizionista) che insegue tutti e tre, cosa viene fuori? Lupin III.

Che dire di questo cult? Monkey Punch (no, non ha dato il nome al portachiavi di corda a forma di palletta) negli anni ’70 si inventò un fumetto che fu subito tradotto in cartone animato: Rupan Sansei alias il nostro celeberrimo (anvedi che linguaggio forbito che uso) Lupin III. I personaggi principali sono: Lupin III, Daisuke Jigen (non so perché ma è l’unico che tutti chiamano per cognome, mah?!), Goemon Ishikawa, Fujiko Mine e l’impareggiabile ispettore Zenigata, in arte Zazà.

Lupin è un personaggio geniale già dal suo disegno; immaginate un tipo moro, coi basettoni (anzi con i favoriti aggiungerei per chi sa cosa siano), delle gambe secche da morì e una collezione di giacche assolutamente identiche che farebbe invidia a Paperino. La sua caratteristica è una passione sfrenata per il gentil sesso, come se tutti noi ci chiamassimo Zero di cognome! Ruba di tutto e di più… quale sia il più non lo so, ma suonava bene nell’articolo.

 

 

Il suo compagno è Daisuke Jigen, quello che chiamano sempre per cognome, un tipo cool (no non è recchione, è che in America si dice così, che ci posso fare?); da 100 metri centra il buco del culo di una gallina, non si sa mai ma può essere sempre utile sapere come si faccia; si veste solo di nero ed entra in crisi se ti azzardi a togliergli il cappello (classico caso di cappellaio dipendenza?).

Il terzo componente è Goemon Ishikawa, il samurai sempre alla ricerca della via per la saggezza. Ha una spada che taglia qualsiasi cosa, sempre in maniera geometrica (fosse fosse che abbia un goniometro incorporato?); si veste da samurai e non è toccato dai desideri terreni (secondo me non è toccato, ma è tocco; preferisco essere poco saggio, ma girare con una topina al seguito, magari anche più di una).

Come in ogni buon gruppo c’è la donna che te la fa annusare ma che non te la dà manco se la sposi: Fujiko Mine, successivamente evoluta in Margot senza cognome. Ovviamente ha un seno di quelli che si appoggiano sul bancone mentre bevi il caffè; sa guidare qualsiasi cosa si muove (chissà perché, io direi meglio che fa muovere qualsiasi cosa, ma sono un porco e questo si sa) (si, sei un porco, ma stavolta hai ragione N.d.Cobra). Regolarmente o quasi soffia il bottino a Lupin e Co. Per la gioia di Jigen e Goemon, è un’abile ammaliatrice (zoccola per il volgo) che parcheggia le sue tette sui volti degli ammaliati (vorrei vedere voi con una quinta appoggiata sul naso, e dico bene naso, che fareste).

The last but not the least (l’ultimo ma non l’ultimo arrivato, che geni ‘sti inglesi boh) è il buon ispettore Zenigata. Zazà (così almeno viene chiamato da Lupin e soci) è l’ispettore della Criminalpol che insegue il nostro “gratta” internazionale, sperando sempre di arrestarlo; le sue caratteristiche sono un orrendo completo marrone cacchetta, un trench ancor più vomitevole del vestito, delle strane manette sadomaso allungabili ed una jella da record. Immarcescibili sono le scene in cui Zazà sta mangiando (mai visto uno mangiare così velocemente, ed in maniera così indecorosa) (ragazzo, mi sa che non ti ricordi le nostre sfide a pastasciutta da bambini, N.d.Cobra) e vede passare davanti alla vetrina il mitico ladrone, per cui decolla fuori all’inseguimento inseguito a sua volta dal proprietario del locale al quale non ha pagato il conto.

Dopo questa squallida descrizione del Who’s who (cioè il chi è chi, sempre meglio ‘sti roastbeef) passerei a qualcosa di meglio, cioè: che fa ‘sto gruppo di gente tutta insieme? I cartoni li trasmettono ancora, per cui non ne parlo, voglio invece raccontare dei lungometraggi, in particolare Il Castello di Cagliostro.

Lo vidi per la prima volta uno svario (non fa mai male la citazione cafona) di anni fa in tv; fu trasmesso da Italia 1 in 2 puntate (hahaha che gioco di parole). La storia si svolge in uno stato, quello di Cagliostro appunto, che dovrebbe essere in Italia o giù di lì. Lupin e Jigen girano in 500 (quella vecchia color banana, veramente una figata), vedono passare una tipa vestita da sposa su una Diane (quella bicolore che se provavi a fare una curva a 30 all’ora ti cappottavi e smettevi di girare che i tuoi vestiti erano passati di moda), inseguita da brutti ceffi su una specie di Topolino (la classica corsa sulla scogliera con tragico epilogo).

 

 

La salvano e scoprono che lei è Clarisse, l’erede di una delle due famiglie del reame. Voi non potete capire, ma io mi innamorai di questa donzella appena la vidi, fu un colpo di fulmine; mi ricordo che mi capitò anche di sognarla di notte, e non facendo sogni zozzi, perciò fu amore vero. La principessa viene recuperata dagli sgherri del conte di Cagliostro che la riportano nel monolocale di circa 500 piani ed altrettante stanze da cui proveniva. A quel punto il nostro eroe corredato di amico scuro ed armato decide di liberarla, creando di conseguenza un gran casino; non voglio raccontarvi di più perché vi rovinerei il gusto di vederlo, vi dico solo che c’è anche il Papa, fate voi. Non so quante volte l’ho visto, ma continuo a rivederlo e mi sembra sempre magnifico; sarà forse perché ho tanti ricordi legati a questo lungometraggio, ma non smetterò mai di consigliarlo.

Clarisse e Lupin contribuirono ad un miracolo: circa 15 anni fa era un periodo in cui io e mio padre avevamo i classici scontri generazionali, cioè eravamo in scazzo perenne, per cui non si può dire certo che avessimo rapporti cordiali, anzi. Mio fratello Luca per Natale mi regalò la cassetta appena uscita e pubblicata dalla neonata Yamato (già allora si poteva definirli i “Bulgari” dei cartoni animati) (già, visti i prezzi… N.d.Cobra); appena la ebbi ci riunimmo con Luca ed un gruppo di adepti per vederlo, non so che facce avevamo, so solo che mio padre quando venne a trovarci per farci gli auguri ci disse testuali parole: “Ma che cazzo fate? Vi commuovete per un cartone animato? Non crescerete mai”. Lo disse con un tono molto affettuoso che credo non scorderò mai; più che la frase fu l’espressione che il suo volto assunse (e vai ci ho preso pure col congiuntivo) che mi fece commuovere in maniera imbarazzante, tanto che millantai una pisciata provvidenziale e filai al bagno ad asciugarmi il viso.

Aveva ragione sul fatto che non sarei cresciuto mai, infatti colleziono giocattoli, continuo a vedere i cartoni e faccio scherzi idioti. Però non so perché ma Lupin, Clarisse, Jigen e soprattutto Luca che si era svenato, mi fecero il più bel regalo di Natale; so solo che di solito presto anche le caccole agli amici (e devo dire che sono un buon produttore), ma le cassette di Lupin non escono da casa mia se non corredate dal sottoscritto che le porta in visione e se le riporta via al termine.

Bando ai sentimentalismi (cazzo che parola lunga, mi si sono intrecciate le 2 dita che utilizzo per scrivere sul computer): il Castello di Cagliostro è veramente splendido. I cartoni di Lupin li ho visti tutti e non ce n’è nessuno che eguagli questa pietra miliare per bellezza, poesia e comicità (fondamentalmente ciò che dovrebbe avere un programma in tv oggi e che non avrà mai). Lo consiglio a tutti, appassionati della serie e non, fidatevi e godetevelo, magari con una sigaretta ed un paio di amici.

Ciriciao Gente!

 

Lupin III e il Castello di Cagliostro, 1979
Voto: 10
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