Malta nella Seconda Guerra Mondiale: dall’abisso alla vittoria

L’isola cerca di riprendersi da una prima lunga campagna di bombardamento, ma l’ondata del 1942 è ancora più violenta; una grande oscurità prima della luce.

 

 

L’immensa campagna a est, scatenata dai tedeschi e supportata dai loro alleati, assorbe una quantità mostruosa di uomini e mezzi e sposta le priorità e gli obiettivi bellici sullo scacchiere europeo. Come abbiamo visto nel precedente articolo, questo concede a Malta una necessaria tregua e un breve momento di calma. I danni all’isola sono ingenti e le difese aeree, così come gran parte delle installazioni militari, sono state quantomeno danneggiate dall’incessante campagna di bombardamento.

La momentanea calma permette ai britannici di far affluire i primi convogli di aiuti alla popolazione civile, stremata dalle carenze dei mesi precedenti. A settembre vengono scaricate ottantacinquemila tonnellate di rifornimenti: insieme al cibo, alle medicine e altri beni di prima necessità, arrivano anche nuove batterie antiaeree, munizioni e, ancora più importanti, nuovi aeroplani. Malta ripristina velocemente i propri squadroni aerei e insieme alla flotta, passa attivamente in modalità offensiva andando a danneggiare e colpire, già sul finire dell’estate, le rotte logistiche delle forze nemiche impegnate sul fronte africano. A pagarne le conseguenze sono le divisioni di Rommel, che disperatamente necessitano di un costante supporto. Tra settembre e ottobre, gli Alleati riescono a colpire, e dunque ad affondare o danneggiare, circa il 30-35% delle risorse destinate alla campagna africana, specialmente munizionamento e carburante.

Anche questo momento di ripresa da parte Alleata è però passeggero: la complicata situazione spinge tedeschi e italiani a decidere una strategia comune per contrastare la crescente egemonia nemica. Goring, a capo della Luftwaffe e sicuro dell’imminente vittoria ad est (siamo tra la fine novembre e i primi di dicembre), acconsente a spostare ingenti forze aeree e a farle ripiegare in Sicilia in vista di una nuova campagna contro Malta. La presa di Tobruk da parte di Rommel, fa sperare in una veloce penetrazione nell’Egitto britannico che, una volta caduto, aprirebbe la strada al Medio Oriente e al Caucaso, così ricchi di quel petrolio tanto necessario alle forze dell’Asse. Malta però non può rimanere in mano nemica: una spina nel fianco capace di mandare all’aria tutto il piano va estirpata prima di lanciarsi in una pazza cavalcata verso Alessandria, la Siria e ancora oltre.

Nel Dicembre 1941, Malta è alle prese con la seconda e ancora più violenta campagna di terrore dal cielo, e non solo. La marina tedesca fa affluire quasi la metà degli U-Boat impegnati nell’Atlantico, e fin da subito questi si rivelano formidabili nell’affondare navi nemiche nel Mediterraneo centrale, tanto da provocare l’ordine di abbandonare qualsiasi azione navale Alleata nella zona circostante a Malta e alla costa libica. La campagna aerea inoltre distrugge a terra innumerevoli velivoli, molti dei quali arrivati pochi mesi prima. Tra gennaio e aprile 1942, Malta assorbe il numero più alto di incursioni aeree nemiche e una quantità di bombe mai viste prima. E a colpire non c’è solamente la Luftwaffe: gli italiani conducono centinaia di incursioni in questi mesi, contribuendo non poco alla superiorità aerea dell’Asse. Nasce anche un nuovo piano di invasione terrestre con forze congiunte italo-tedesche, ma le priorità sul campo fanno sì che l’eventuale operazione venga posticipata ad agosto-settembre di quello stesso anno.

 

 

Con il rischio concreto che l’isola possa cadere, la risposta britannica non si fa attendere: in primavera, alcuni convogli ben scortati riescono a portare sull’isola decine di Spitfire, i migliori aerei della RAF, che si dimostrano vitali per contestare la superiorità aerea nemica sopra i cieli di Malta. I tedeschi e gli italiani perdono decine di velivoli, e le battaglie aeree si fanno sempre più cruente. La potenza aerea dell’Asse viene rapidamente dimezzata e le forze maltesi riescono a contrapporsi a qualsiasi incursione aerea, con la conseguenza che di bombe ne cadono sempre meno. La situazione della marina rimane però ancora critica; anzi, è proprio in questi mesi che le navi italiane e tedesche affondano una quantità ingente di navi nemiche, tra incrociatori, cacciatorpedinieri e portaerei. Malta soffre nuovamente di una cronica mancanza di cibo e acqua, e la pressione sulla popolazione civile si dimostra quasi al limite. Quando i britannici danno vita all’Operazione Pedestal nell’agosto del 1942, con l’invio di un convoglio di quattordici navi piene di rifornimenti per l’isola, tedeschi e italiani si coordinano per far strage: una combinazione d’armi tra navi e aerei colpisce il grande convoglio, e delle quattordici navi solamente cinque riescono a raggiungere Malta. La marina britannica perde la portaerei Eagle, un incrociatore e tre cacciatorpedinieri; danni ingenti ma che almeno permettono a Malta di continuare la sua eroica lotta. L’arrivo di sottomarini britannici di nuovo tipo, pareggia nei mesi seguenti le forze anche sul lato navale.

Un ultimo tentativo tedesco e italiano di annientare le difese maltesi, dopo la rapida ripresa britannica, si verifica nel mese di ottobre 1942, in concomitanza dell’inizio della Battaglia di El Alamein con le forze terrestri Alleate impiegate in una grande offensiva contro le forze di Rommel. Il Generale tedesco è disperatamente a corto di risorse, con meno della metà del munizionamento e circa due terzi di carburante che non raggiunge il fronte. La mancanza di acqua e di adeguate razioni provoca un alto tasso di combattenti fuori uso, e questo non fa che peggiorare la situazione. Un grande convoglio specialmente importante per Rommel, carico di carburante, viene intercettato e colpito, e gran parte della merce persa.

Quando la Luftwaffe si alza in volo sopra il cielo di Malta, incontra nuovamente i temutissimi Spitfire, resi ancora più pericolosi da nuove tattiche di combattimento aereo introdotte di recente. I danni che i tedeschi subiscono sono a dir poco ingenti: in circa due settimane perdono più di sessanta velivoli.

 

 

Lo sfondamento britannico ad El Alamein, l’inizio dell’Operazione Torch (novembre) con lo sbarco delle forze Alleate nel Marocco Francese e le grandi vittorie sovietiche nel settore di Stalingrado forzano la Luftwaffe a rinunciare alle azioni su Malta. Questa volta però, a causa delle centinaia di unità perse nei grandi combattimenti sopra Malta, la sua forza si è notevolmente ridotta e si dimostra inefficace nei nuovi teatri di guerra africani, tanto che entro pochi mesi i tedeschi verranno ricacciati sul territorio europeo. Già a dicembre 1942 i convogli Alleati raggiungono l’isola senza perdite e portano la salvezza sotto forma di acqua fresca, cibo e beni di prima necessità. I tedeschi hanno rinunciato ufficialmente alla presa dell’isola. Malta ha resistito contro forze impressionanti, per salvarsi e festeggiare sul finire del 1942. Rimane, come normale, un punto di appoggio cruciale per le grandi campagne Alleate nel biennio 1943-1945.

Malta esce da questa grande guerra con un triste primato: è il luogo più bombardato di tutto il conflitto.

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