Il film di Deniz Gamze Erguven affronta il tema dell’adolescenza femminile in una Turchia ancora oggi arroccata su tradizioni e mentalità retrograde.

Nella mia personale classifica dei film adolescenziali di crescita, Mustang rientra sicuramente fra i migliori. Insieme a Barrio, Mignon È Partita, Guida Per Riconoscere I Tuoi Santi e Il Giardino Velle Vergini Suicide, il film turco (di produzione franco-tedesca) è un punto fermo sia per quanto riguarda la naturale ribellione adolescenziale sia per lo scontro di generazioni, specialmente quando una modernità moderata si deve confrontare con un tradizionalismo non dialogante.
Mustang racconta l’estate di cinque sorelle che, dopo aver giocato con dei coetanei maschi al mare dopo l’ultimo giorno di scuola, vengono viste come “svergognate” e quindi costrette a vivere seguendo i dettami di una retrograda tradizione islamico-contadina tipica della Turchia contemporanea.
La regista Daniz Gamze Erguven mette sotto accusa sia il becero attaccamento a usanze familiari e comportamenti antistorici che fino agli anni ’70 hanno trovato terreno fertile anche nell’Italia contadina del profondo sud, sia l’influenza negativa degli estremismi religiosi (in questo caso islamici), in grado di tenere ancorate al passato larghe fette di popolazione.

Mustang è girato con la tecnica del racconto in prima persona; uno stile che funziona bene e che cattura sicuramente lo spettatore, grazie anche al fatto che non vengono mai usati slogan retorici e che è lo spettatore stesso a valutare i fatti in parte romanzati ed in parte realmente accaduti. Pur tenendo conto di una chiara tesi che la regista vuole portar avanti, il risultato finale è sicuramente eccellente e privo di cadute di stile o forzature (oltre a quelle accettabili per puri motivi di trama).
Il cast è composto quasi interamente da ragazze alla prima esperienza dietro la macchina da presa, e per questo motivo si nota qualche ingenuità recitativa; eppure complessivamente tutto fila più che bene. La giovanissima protagonista Gunes Sensoy è forse un pelo troppo intraprendente per essere davvero credibile ma, nel contesto del film, il suo comportamento ci può stare. Bene anche le sorelle, interpretate da Ilayda Akdogan, Tugba Sunguroglu, Elit Iscan e Doga Zeynep Doguslu, così come la nonna Nihal Koldas e lo zio Ayberk Peckan. Anche se il livello di recitazione non è altissimo (e qui torna vicinissimo il paragone con Mignon È Partita), il tutto è confezionato in modo gentile e sentito, portando lo spettatore ad apprezzare la volontà di raccontare una storia mai volgare o strillata.

Dal punto di vista dell’evoluzione della trama, diverse sono le somiglianze con Il Giardino Delle Vergini Suicide, partendo dal numero delle sorelle passando per certe attinenze con situazioni e condizioni delle stesse; ma se un’influenza c’è stata, i rispettivi scopi e messaggi lanciati dai film sono diversi. Mustang e Il Giardino Delle Vergini Suicide possono essere messi a paragone solo parzialmente, considerando anche la differenza di budget, di cast e di mezzi a disposizione; eppure, entrambi sono film profondi e sottovalutati.
Mustang è uno di quei film assolutamente da vedere che forse non hanno avuto la dovuta cassa di risonanza dopo la loro uscita. Come per l’ottimo film francese Polisse, Mustang non è un veicolo di propaganda politica e non usa la spettacolarità come strumento cinematografico; due fattori di merito, ma che nell’attuale mondo dello spettacolo sono forse controproducenti.








