Perché i voti di Calenda finiranno a Renzi

Il PD vuole la patrimoniale, Azione annuncia meno tasse: a sinistra si celebra il solito inciucio finalizzato a tenersi incollati alle poltrone.

 

 

Si avvicinano le elezioni, e senza soluzione di continuità rispetto alla precedente legislatura continua a sinistra la tradizione del grande mucchio. Dopo gli accordi di comodo presi durante l’improponibile e deleterio Conte II, col quale Letta ha riportato per l’ennesima volta il PD al governo pur avendo perso le elezioni, oggi uno dei peggiori personaggi della politica italiana contemporanea ci riprova.

L’alleanza con Azione segna l’ennesimo trasformismo in campo piddino, l’ennesimo cambio radicale di rotta in barba alla coerenza ed al rispetto degli impegni. La campagna acquisti del signor Letta infatti era iniziata corteggiando le formazioni più a sinistra del parlamento europeo, quella Sinistra Italiana che non aveva appoggiato il governo Draghi, in barba all’affermazione di voler creare un alleanza fra chi ha sostenuto il governo uscente. Non appena Calenda, il presuno candidato del centro alternativo, ha stretto con lui un accordo elettorale, Letta ha immediatamente scaricato Sinistra Italiana e i Verdi, colpevoli di avere una dote di voti molto minore. Non ci sarebbe comunque da stupirsi se queste due formazioni dovessero ad ridosso del voto rientrare nel solito guazzabuglio che contraddistingue la sinistra in fase pre e post elettorale.

 

 

Ad ogni modo già oggi la coalizione PD-Azione (della quale fa parte anche la marginalissima +Europa di Emma Bonino, destinata come sempre a non aver nessuna rilevanza, e il parito di Luigi Di Maio, quello del “mai col partito di Bibbiano”) presenta contraddizioni evidenti e difficilmente sanabili, a meno che qualcuno come sempre si rimangi quanto detto facendo finta di niente.

Letta ha annunciato di voler aumentare le tasse sul patrimonio, andando nuovamente a colpire la classe media oltre a quella più propriamente ricca, attraverso la reintroduzione della tassa sulla prima casa (il ritorno del “ce lo chiede l’Europa?”) ed altre misure simili atte a far cassa sulla pelle di imprese e strati produttivi. Calenda invece ha sempre sostenuto la necessità di abbassare la tassazione sulle imprese, in linea col centrodestra, sposando la tesi che facilitando la produttività delle aziende si possa abbassare il cuneo fiscale sul reddito dei lavoratori e fondamentalmente aiutare l’economia.

Due posizioni antitetiche ed assolutamente inconciliabili. Ma questo è solo l’inizio; tutta la politica economica di Azione, e sul quale il movimento di Calenda ha fatto le sue fortune, è mirato a supportare da sinistra la classe industriale; accettare le sue idee è lo sconfessare totalmente le politiche che Letta ed il suo PD portano avanti da sempre.

 

 

La mossa Letta-Calenda è solo la prima della solita campagna elettorale della sinistra: mirata a far entrare più partiti (ed elettori) possibili senza avere alcun reale programma comune (no, gli slogan “razzismo”, “inclusivo” e “progresso” non sono un programma) e contestualmente denigrare l’avversario. È già partita la crociata contro Salvini e Berlusconi sulle loro amicizie con Putin (che potrebbe anche aver avuto un certo senso, se solo fosse emersa durante il governo Draghi allo scoppio della guerra e non sotto elezioni) ed attendiamoci a pochi giorni dal voto la solita chiamata alle armi contro il fantomatico pericolo fascista delle destre, uno spauracchio buono solo per chi vive di ideologie del passato e non si informa sui programmi e sulle dichiarazioni di Meloni e Fratelli d’Italia.

Intanto, quello che è certo è che a tenere il centro è rimasta solo Italia Viva; il partito di Renzi è l’unico ad aver mantenuto la sua coerenza in questi anni, e gli va riconosciuta una capacità politica rara in un panorama italiano desolante quasi a 360 gradi: sulla salita al governo di Draghi e sulla rielezione di Mattarella c’è la sua mano. Probabilmente qui finiranno molti dei voti di Calenda: saranno quegli elettori tendenzialmente di sinistra che non gradiscono un accozzaglia sotto lo stesso tetto di personaggi eterogenei e talvolta discutibili come quelli di Letta, Fiano, Serracchiani, Di Maio, Gelmini, Bonino, Calenda, Migliore e Malpezzi.

Come dar loro torto?

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