Sweet Tooth – Stagione 2: la recensione

Se al peggio non c’è mai fine, è anche vero il contrario: lo dimostra la nuova stagione di questa serie ispirata alla graphic novel di Jeff Lemire.

 

Sweet Tooth Stagione 2 recensione

 

Sono davvero ben scritti gli otto nuovi episodi della saga, e portano la trama generale ad un livello più alto. Quando si parla di fantastico e distopico la supercazzola è dietro l’angolo, e spesso arriva quando c’è da dare risposte al pubblico. In questo caso, invece, ogni tassello del mosaico va al suo posto e si pongono solide basi per proseguire il racconto in nuove uscite future.

Restando al presente, però, va detto che il regista Carly Woodworth ci mostra, con grande tecnica e ritmo, l’incessante crescita umana di Gus che, da bambino cerbiatto, diventa forzatamente uomo e poi leader della sua gente. Alcuni cambiamenti in tal senso sono splatterosamente visibili puntata dopo puntata; non anticipiamo nulla ma preparatevi a tinte fosche: si passa da una favola post apocalittica ad una molto più gotica. La guerra non è più un odore nell’aria come nella prima stagione, ormai impregna tutta la trama e si fa concretamente corpo in un personaggio.

Ovviamente ci stiamo riferendo al Generale Abbot che, a parte la poco credibile somiglianza con Eggman di Sonic, si staglia come uno dei migliori cattivoni di sempre. Eccentrico, svitato, colto e paurosamente disturbato, attrae l’attenzione visiva su di sé come un incidente per strada che non puoi smettere di guardare. Così, tra una sforacchiata e diversi sbudellamenti, cammina sul suo fiume di sangue come un Gesù Cristo nero pronto a salvare il mondo dagli ibridi.

E la cura? La cerca spasmodicamente il Dottor Singh, tra notti in bianco e mattanze al limite dei brividi. Il passaggio su Peter, ragazzo alligatore, non è solo degno del miglior Romero, ma anche simbolico di una società egoistica che non esita a camminare sopra il prossimo pur di raggiungere la propria felicità. Non stupisce che tutta questa stagione sia stata citata nel mondo come enorme metafora di quel che subisce ogni giorno la comunità Lgbrtq+. Fino a che punto siamo disposti a spingerci per sentirci al sicuro dal prossimo? Cosa siamo capaci di fare pur di restare sereni all’interno della nostra comfort zone?

 

Sweet Tooth Stagione 2 recensione

 

Per i nostalgici delle folli bande alla Mad Max e Kenshiro, va citata l’Animal Army che sembra direttamente uscita dai sogni più bagnati dei ragazzi anni ottanta ma con l’aggiunta di tutta la poetica delle generazione di Greta Thunberg. Il mondo sarà salvato dai ragazzi, che ci piaccia o no, e non esita a confermarlo questa bellissima e strampalata storia che consigliamo di guardare insieme ai propri figli.

Qualche parolaccia c’è e l’asticella della violenza è piuttosto alta, ma la poesia che lascia negli occhi (e nel cuore) il tutto merita qualche compromesso. L’unico neo della versione italiana è che nel doppiaggio, comunque ben fatto, si perde l’incredibile performance come voce narrante di James Brolin, amato ne I Goonies e ancor più in Sin City. Nulla vi vieta di guardarlo in lingua originale e nulla vi vieta di guardarlo tutta in una notte, ma solo se avete voglia di perdere un po’ il controllo.

Chi non andrà a Yellowstone dopo aver visto l’ultimo episodio, ha un bidone della spazzatura al posto del cuore. Parola di Buffon.

Sweet Tooth – Stagione 2, 2023
Voto: 8
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