I Fantastici Quattro – Gli Inizi: la recensione

Credevamo di conoscere già i Fantastici Quattro, ma questa volta Marvel li veste anni ’50, li affida a un cast stellare e li rende… finalmente fantastici.

 

 

Uscito nelle sale italiane il 25 luglio 2025, I Fantastici Quattro – Gli Inizi ha avuto l’onere e l’onore di aprire la Fase Sei del Marvel Cinematic Universe. Le aspettative erano altissime, anche per via della scena post-credit di Thunderbolts, che aveva lasciato intravedere il coinvolgimento del celebre quartetto. Dopo anni di adattamenti più o meno riusciti, questa nuova versione targata Marvel Studios riesce finalmente a restituire dignità e carisma ai Fantastici Quattro, offrendo una lettura fresca, affascinante e coerente del gruppo.

La trama si svolge in una realtà alternativa del multiverso (Terra-828) dove i Fantastici Quattro sono già figure pubbliche, amatissime dalla popolazione. A quattro anni dal loro incidente spaziale che ha donato loro i poteri, Reed Richards, Sue Storm, Ben Grimm e Johnny Storm sono diventati i paladini del pianeta. La narrazione prende il via mentre un’imminente minaccia cosmica si avvicina alla Terra: Galactus, il divoratore di mondi, è in arrivo insieme al suo araldo, una versione femminile e inquietante del Silver Surfer. Il gruppo dovrà fare i conti con pericoli sovrumani, tensioni interne e scelte che potrebbero cambiare il destino dell’intera umanità.

Tre sono i principali punti di forza del film. Il primo riguarda la struttura narrativa: I Fantastici Quattro – Gli Inizi non riparte da zero, evitando di raccontare per l’ennesima volta le origini del gruppo. Questa scelta, già adottata con successo per Spider-Man nel MCU, si dimostra efficace anche qui. L’incidente che ha cambiato la vita al gruppo viene accennato in modo rapido e intelligente durante uno show televisivo celebrativo, lasciando spazio all’azione e allo sviluppo dei personaggi già affermati.

 

 

Il secondo punto di forza è l’ambientazione, una New York anni Cinquanta stilizzata e retro-futuristica, piena di oggetti, mode e stili di vita dell’epoca. Un’estetica che inizialmente confonde, ma che si rivela visivamente funzionale al film. L’impressione è simile a quella avuta nei primi episodi di WandaVision: un contesto “d’epoca” che nasconde una tecnologia anche più avanzata rispetto ai nostri tempi al cui vertice troviamo la mente geniale di Reed Richards che continua a sfornare invenzioni eleganti a metà tra vintage e fantascienza.

Il terzo punto vincente è il cast, davvero riuscito nel dare vita a personaggi sfaccettati, credibili e umani. Pedro Pascal è un Mr. Fantastic brillante ma fragile, con la mente sempre in movimento per prevedere ed anticipare qualsiasi problema. Ottima la sfumatura emotiva del personaggio, che soffre visibilmente quando non riesce a trovare una soluzione. Vanessa Kirby, nei panni di Sue Storm, è forse la più centrata del gruppo: bella, determinata, forte, ma mai arrogante. È il cuore della squadra, la guida emotiva, la “mamma” del gruppo e anche la portavoce più diplomatica, sia all’interno del team che nella sua attività di consulente in pubblico. È bello vedere finalmente una Sue Storm come cuore pulsante del gruppo e non come la solita bambolina bella, ma fine a se stessa.
Ebon Moss-Bachrach interpreta Ben Grimm, alias la Cosa, con una sensibilità inaspettata. Il personaggio non manifesta mai apertamente il suo disagio, ma lo esprime con sguardi, silenzi e esitazioni che trasmettono tutta la sua umanità. Joseph Quinn, infine, offre una versione rinnovata della Torcia Umana: meno superficiale, più riflessiva, ma ancora capace di essere ironica e scanzonata. Il suo rapporto con Ben è stato riscritto in modo più maturo: non più un susseguirsi di scherzi e ripicche infantili, ma un’amicizia vera, basata sempre sulla presa in giro, ma fatta di affetto e complicità.

La minaccia principale del film è Galactus, già affrontato in passato sul grande schermo ma mai così bene. Qui, finalmente, il personaggio esce direttamente dalle pagine dei fumetti, abbandonando la deludente forma di “nuvola cosmica” vista nei vecchi adattamenti. È un’entità potente, imponente, visivamente straordinaria, che restituisce al pubblico l’impatto che dovrebbe avere un vero villain cosmico. Anche la versione di Silver Surf femminile è funzionale alla storia, anche se appare meno rispetto ai suoi predecessori.

 

 

Da sottolineare anche la sinergia tecnica e narrativa: regia, sceneggiatura, effetti speciali e colonna sonora lavorano finalmente all’unisono. La regia di Matt Shakman è precisa e ispirata, sa quando rallentare e quando accelerare, valorizzando sia le scene d’azione che quelle più intime. La sceneggiatura non esagera ed evita gli errori e le forzature senza perdersi in trame poco coese che affossavano le buone idee di base.

Qui tutto è calibrato, misurato, pensato a dovere e finalmente efficace. Gli effetti visivi sono all’altezza del potenziale dei personaggi: i poteri di ciascun membro del gruppo sono rappresentati bene, senza risultare posticci o esagerati. La colonna sonora, infine, accompagna il racconto con discrezione, rafforzandolo nei momenti chiave. Spesso in passato bastava un elemento mal gestito, come una CGI fatta male, un personaggio poco centrato o una battuta fuori posto, per rompere la magia di una pellicola; invece in questo film ogni elemento trova il suo giusto posto, e il risultato è un equilibrio raro nel panorama supereroistico degli ultimi anni.

In definitiva, I Fantastici Quattro – Gli Inizi riesce là dove molti cinecomic recenti hanno fallito: dare nuova linfa ad un gruppo senza dover ripartire da zero, con uno stile visivo riconoscibile, un cast perfettamente in parte e una scrittura che sa coniugare spettacolo, emozione e coerenza narrativa. Non c’è bisogno di rivoluzioni o sorprese forzate quando si ha una storia ben raccontata, con personaggi che funzionano e una regia che sa dove vuole andare. Se questo è davvero l’inizio di una nuova fase Marvel, possiamo guardare con fiducia a ciò che ci aspetta.

 

I Fantastici Quattro – Gli Inizi, 2025
Voto: 7,5
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