Liam Hemsworth riuscirà a raccogliere l’eredità di Henry Cavill, onorando Geralt mantenendone la forza e la presenza che lo avevano reso indimenticabile?

Non c’è modo di indorare la pillola, la realtà va detta com’è: in questa quarta stagione lo Strigo non c’è più. Henry Cavill (Batman vs Superman, Operazione U.N.C.L.E., Mission: Impossible – Fallout, L’Uomo D’Acciaio, Enola Holmes) non interpreta più Geralt di Rivia, e il suo sostituto Liam Hemsworth (The Hunger Games, Independence Day: Resurgence), purtroppo non riesce a sostenere la figura iconica così ben costruita dal collega. La quarta stagione di The Witcher finisce così nelle mani delle due coprotagoniste, Anya Chalotra (Yennefer) e Freya Allan (Ciri), che sembrano avvertire l’assenza di Cavill più di quanto vogliano lasciare intendere; o quantomeno non trasmettono più la stessa convinzione riposta nel progetto agli inizi.
La nuova stagione riprende dalle conseguenze del tradimento di Vilgefortz: Yennefer tenta di riunire ciò che resta delle sue consorelle, mentre Ciri si ritrova divisa tra identità, destino e forze che la inseguono da ogni parte del Continente. Geralt, ferito e più vulnerabile che mai, intraprende un viaggio lento e complesso per ritrovare la propria “famiglia”, mentre Nilfgaard intensifica le manovre per catturare Ciri e sfruttarne l’antico potere. Le tre linee narrative scorrono parallele, si avvicinano, si allontanano, e preparano il terreno alla conclusione della serie.
Liam Hemsworth tenta il difficile compito di subentrare a Cavill riprendendone alcuni tratti distintivi: i sospiri, gli sbuffi e quelle piccole sfumature che avevano reso riconoscibile Geralt nelle stagioni precedenti di The Witcher vengono riproposte quasi in copia carbone. Il problema risiede nella superficialità dell’imitazione, che non trasmette la profondità e l’intensità necessarie a rendere vivi quei gesti: il nuovo protagonista appare perciò quasi sempre rigido, confinato a un’unica espressione.

L’esempio più evidente della scarsa ispirazione di Liam emerge nella gestione della ferita alla gamba, che accompagna il personaggio per buona parte della stagione, e che viene ridotta a una zoppia appena accennata; il volto dell’attore non restituisce mai la sofferenza reale che la scena richiederebbe. Il risultato è un’interpretazione quasi scolastica, che non rende il personaggio davvero suo, e questa sensazione persiste per tutta la stagione.
Anya Chalotra cerca di colmare il vuoto lasciato da Cavill proponendo una Yennefer più determinata e decisa a ricomporre i legami infranti tra le maghe; la sua interpretazione mantiene una certa continuità con il percorso già costruito nelle stagioni precedenti e questo elemento risulta apprezzabile. Tuttavia qualcosa sembra mancare, come se la grinta che aveva definito il personaggio fosse stata smussata o lasciata ai margini. Freya Allan invece deve praticamente reinventare Ciri, ormai lontana dall’adolescente impaurita degli inizi di The Witcher e ora costretta a confrontarsi con un destino che non ha scelto; la sua interpretazione funziona, ma il cast attorno a lei non sempre la sostiene, e certe scene che dovrebbero valorizzarla finiscono per perdere intensità.
Se Yennefer e Ciri riescono comunque a far crescere i propri personaggi attraverso momenti significativi, Geralt sembra bloccato in un percorso lento e quasi scollegato dal resto della narrazione; il viaggio che intraprende nasce da informazioni errate e procede senza quella spinta emotiva che avrebbe potuto renderlo coinvolgente. Il gruppo di nuovi e vecchi personaggi pensato per sostenere il protagonista non riesce poi a compensare l’assenza delle coprotagoniste; il risultato è una presenza spesso artificiale, che non conferisce profondità alla narrazione.

La quarta stagione di The Witcher perde lo spirito di un attore perfezionista e appassionato come Henry Cavill; questa mancanza risulta evidente anche nella gestione delle trame, che si allontanano ancora di più dal materiale originale, con una coerenza talvolta discutibile. Rimane invariata, invece, la qualità degli effetti speciali, che continuano a essere solidi e ben realizzati; le musiche, dal canto loro, sostengono efficacemente i momenti epici e quelli più drammatici, mantenendo una buona continuità con le stagioni precedenti.
Per quanto riguarda la quinta e ultima stagione, non è lecito aspettarsi un miglioramento da parte di Hemsworth; le riprese sono state effettuate in parallelo alla quarta e non c’è stato spazio per un adattamento o una crescita interpretativa. Il finale della storia è ormai vicino, anche se non c’è ancora una data di rilascio ufficiale; resta solo da capire se Anya Chalotra e Freya Allan siano riuscite a reggere l’impatto di un progetto in calo e a portare i loro personaggi verso un epilogo che possa dirsi almeno all’altezza delle aspettative iniziali.









