Wish: la recensione

Desideri e speranze, sogni e ricorrenze nell’ultimo lungometraggio della Disney che prova a festeggiare in grande stile i cento anni, ma purtroppo non ci riesce.

 

 

Lo cantava Cenerentola “… i sogni son desideri…” e quando la Disney si presenta con un lungometraggio animato intitolato proprio Wish (desiderio), ti aspetti un prodotto da sogno. Purtroppo la realtà è ben diversa e l’ultima fatica della casa produttrice americana porta in dote solo solide certezze: non convince gli adulti e non riesce ad intrattenere i più piccoli. Sicuramente il problema non risiede nella grafica, né tantomeno nell’animazione, che sono di buon livello. Di battute divertenti e situazioni bizzarre ce ne sono parecchie; dove sono quindi i problemi di quest’opera? Credo che le vere difficoltà di questo lavoro ruotino tutte intorno all’effimera storia basata sul concetto di desiderio e alla caratterizzazione priva di personalità della nostra protagonista.

Esiste un regno su un’isola nel mediterraneo dove i desideri di tutti possono realizzarsi. Il regno di Rosas è un paradiso, un sogno ad occhi aperti in cui la nostra protagonista, la diciassettenne Asha, vive insieme alla sua famiglia. Tutti gli abitanti di maggiore età, che risiedono in questo magnifico Paese, accettano di far custodire il proprio desiderio più profondo al sovrano che, una volta al mese, s’impegna per realizzane uno. Asha è tra i pochi giovani fortunati che possono diventare assistenti del famoso Magnifico, mago e sovrano dell’isola. La vita della giovane donna, che fino al momento del colloquio con il signore del regno è stata felicissima, cambierà improvvisamente con la scoperta della verità dietro il rituale dei desideri. Inizierà così un’avventura da favola fatta di inseguimenti, tranelli, macchinazioni, speranze e sogni infranti.

 

 

La visione di Wish mi ha ricordato molto Soul, altro prodotto della Disney che si basa molto su un difficile, quanto immateriale, concetto di anima. Queste tematiche, che sono sicuramente più facili da capire per un adulto, non sono di certo alla portata dei più piccoli che, da mia diretta esperienza personale, in brevissimo tempo hanno cominciato a perdere di interesse ed a vagare per la sala buia in cerca di vero intrattenimento. È indubbiamente mancato, per larga parte del film, qualcosa che tenesse viva l’attenzione dei bambini per distrarli da discorsi e concetti evidentemente troppo distanti da loro. Allo stesso modo il desiderio è stato presentato come un oggetto, una merce di scambio, snaturato della sua vera essenza e banalizzato a tal punto che anche il pubblico adulto si è ritrovato ad annoiarsi nel seguire una trama che si regge malferma sui suoi presupposti.

Il regno di Rosas è un abbozzo che lascia molto a desiderare ed il suo popolo sembra una marea di zombie felici che non si pongono alcun dubbio sull’operato del proprio sovrano; eppure di falle nel sistema se ne vedono parecchie addirittura prima che la storia precipiti verso una più movimentata conclusione. Dentro a questa storia si possono vedere chiaramente tanti riferimenti alle pellicole passate della Disney, chiaro intento di esaltare il centenario della casa di produzione americana; il tutto risulta però forzato e non fa altro che alimentare una storia banale ricca di riferimenti banali.

 

 

La stessa protagonista, che dovrebbe essere il punto centrale della storia, non ha alcuna motivazione vera e personale per fare quello che fa. Asha si ritrova ad inseguire semplicemente un bellissimo ed altruistico impulso che però non è di certo il suo più profondo desiderio personale. Questo fa sì che lo spettatore non simpatizzi particolarmente con la nostra eroina e che quindi non riesca più di tanto ad essere coinvolto dalla storia.

Wish è qualitativamente molto distante dai prodotti canonici della Disney. Chi lo ha pensato e curato, sicuramente con l’obiettivo di esaltare i cento anni della Disney, non c’è minimamente riuscito. Questo non è di certo un film degno di essere visto al cinema, tutt’al più può essere un ripiego per un pomeriggio in famiglia, ma è probabile che ci scappi un pisolino durante la visione. Un gran peccato perché l’attesa del film che celebra l’anniversario della casa di produzione di Topolino, che quest’anno ne ha perso i diritti delle prime opere, era alta e ci si aspettava un prodotto di tutt’altro livello. Concludendo: storia e protagonista sono nettamente insufficienti; si salvano però l’animazione, i disegni e le musiche, ma da sole non possono fare i miracoli.

 

Wish, 2023
Voto: 5
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