Adolf Eichmann: gli anni al servizio del Reich – prima parte

Un uomo al servizio del Reich. Non uno qualsiasi però: efficiente, capace, eccellente nel suo lavoro… eccellenza tradotta nella morte di un popolo.

 

 

Si chiamava Adolf Eichmann.

Ma anche Otto Eckmann e per molti anni a venire, Ricardo Klement. Il 17 Giugno 1950 salpa da Genova per approdare a Buenos Aires quasi un mese dopo. Un nuovo inizio, lontano dalla caotica e devastata Europa.

Sono passati appena cinque anni dalla conclusione del grande, terribile conflitto che ha dissanguato il Vecchio Continente. Il millenario Terzo Reich, durato appena dodici miseri anni, si appresta ad essere relegato negli angoli più oscuri della storia, mentre alcuni suoi fautori e ammiratori ne seguono il triste destino. Alcune di queste figure vengono processate, altre si mimetizzano nella nuova società post bellica o vengono aiutate a farlo con la tacita complicità dei grandi vincitori. Molti invece si danno alla macchia, cambiano nome e vita, nel tentativo di raggiungere un porto sicuro che spesso coincide con le coste sudamericane. Il nostro Eichmannm, Eckmann o Klement, o in qualsiasi modo si voglia chiamarlo, è uno di questi.

Facciamo un passo indietro. Nato a Solingen, Germania, nel 1906 e successivamente trasferitosi in Austria col padre, si avvicina ai circoli della destra reazionaria fin da giovane e il 1 Aprile 1932 aderisce ufficialmente al ramo austriaco del Partito Nazionalsocialista tedesco. Pochi mesi dopo arriva l’adesione alle SS prima e all’SD (sezione Intelligence per farla breve) poi. Nei successivi anni riesce a farsi notare sempre di più per le sue doti organizzative all’interno del Partito, tanto che al momento dell’Anschluss, l’unificazione tra Germania e Austria del 1938, lo ritroviamo a dirigere l’espulsione degli ebrei austriaci (per vie ancora legali ma non prive di violenze) con il ruolo di SS-Obersturmführer.

L’inizio del conflitto lo coglie a Praga, dove sta gestendo la nascita degli uffici per gli affari ebrei. Viene richiamato a Berlino e partecipa ai piani per le prime deportazioni degli ebrei della Slesia polacca, appena occupata. Con la nascita del Reichssicherheitshauptamt (RSHA – Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich) il nostro uomo passa alle dirette dipendenze del tristemente noto Heydrich, il quale ne apprezza le qualità. L’attacco all’Unione Sovietica porta nuove sfide per Eichmann e l’apparato di gestione ed epurazione degli ebrei: Heynrich infatti organizza e coordina la conferenza di Wannsee del 20 Gennaio 1942 che richiama alti ufficiali ed esponenti del settore amministrativo del Reich e insieme pianificano e discutono metodologie e problematiche relative alla “Soluzione Finale”.

 

 

Eichmann non ha poteri politici e non prende decisioni, ma si dimostra capace nel suo ruolo di coordinatore (il più capace di tutti), di mente lucida e razionale che risolve i problemi e gli intoppi della questione ebraica come se si stesse trattando non di essere umani, ma di pezzi di una grande catena di montaggio che richiede sempre più efficienza e velocità di esecuzione. L’ufficio di Eichmann in particolare, seguiva le vicissitudini delle migliaia di ebrei fin dall’inizio e si occupava anche di questioni riguardanti più la parte tecnica, se così vogliamo definirla, come l’esproprio delle proprietà, gli spostamenti di queste masse di persone, le linee di collegamento tra le varie stazioni ferroviarie e gli orari dei treni.

Le sue capacità organizzative vengono fuori con l’avvicinarsi della fine della guerra. In Ungheria, nel 1944 in particolare, coordina enormi spostamenti di ebrei ungheresi fino ad allora risparmiati dalle atrocità subite dagli ebrei di altre nazionalità. Una scelta accurata viene data alla composizione dei carichi ferroviari, con quattro persone su cinque destinata a morte certa una volta raggiunta la destinazione finale, mentre solo una piccola parte destinata ai lavori forzati che spesso conducevano comunque alla morte. Rimasto a Budapest fino all’entrata in città delle forze sovietiche, passa gli ultimi mesi di guerra nelle zone più riparate del Reich, coordinando gli ultimi orrori con la solita e certosina efficacia.

La fine della guerra lo coglie in Austria e Eichmann sa che prima o poi qualcuno verrà a cercarlo. È tempo di cambiare identità.

Per condividere questo articolo: