Knights Of Honor II: Sovereign – la recensione

L’ottimo remake di Knights Of Honor mantiene inalterato il gameplay dell’originale, consentendogli di essere un gioco semplice ed inaspettatamente profondo allo stesso tempo.

 

 

Quando uscì nel 2004, provai subito Knights Of Honor. Rimasi subito impressionato dalla sua capacità di ricreare un’Europa medievale ben definita, ma lo trovai un pelo ostico da comprendere nei suoi dettagli. Oggi THQ Nordic ci porta una versione aggiornata e migliorata ed il risultato è assolutamente convincente.

 




 

Knights Of Honor II: Sovereign è uno strategico ad ampio spettro nel quale verremo chiamati a gestire i tipici aspetti legati a questo tipo di titoli: dall’ambito diplomatico a quello militare, da quello delle infrastrutture a quello delle risorse necessarie per mantenere in buona salute il nostro regno. KoH2 però vuole giocare una partita diversa rispetto a giochi simili: le operazioni di gestione hanno infatti un livello di dettaglio e complessità inferiore, ma la cosa però non è necessariamente un male. Il dover tenere a mente meno parametri consente a Knights Of Honor II: Sovereign di non dover impegnare le nostre cellule neurali su minuzie che aggiungono spessore ma che, quando si cerca un’esperienza meno estrema, non fanno che appesantire il gioco.

 

 

Knights Of Honor II: Sovereign concentra la sua attenzione sulla differenziazione delle strutture costruibili all’interno del nostro territorio, sul buon bilanciamento fra disponibilità ed utilizzo delle varie risorse e, opzionalmente, sulla gestione in prima persona dei nostri reparti durante le battaglie.
Proprio questo aspetto aiuta ad inquadrare KoH2 come un grand strategy più simile alla serie Total War che ai numerosi titoli Paradox; il poter comandare direttamente le proprie truppe durante gli scontri ci permette di ribaltare situazioni potenzialmente disperate o ci richiede di non commettere errori banali e magari mandare a morte i nostri migliori uomini ed i loro comandanti.

 

 

La gestione diretta delle battaglie, completamente opzionale (utilizzeremo moltissimo la risoluzione automatica) e rappresentate con un 2D isometrico, consente ampia libertà di manovra. È possibile effettuare accerchiamenti ed attacchi frontali e le unità hanno i loro valori di combattimento, di esperienza e di fatica. Anche se siamo lontani dalla profondità insita nella già menzionata serie Total War, e talvolta la vittoria sembra un pelo troppo facile (anche qui come in Total War), gli scontri sono un elemento di KoH2 che possono arricchire l’esperienza, anche se il meglio del titolo di THQ Nordic avviene sulla mappa strategica.

 

 

L’AI è infatti discretamente competente, mettendoci sulle spine ai livelli superiori di difficoltà formando alleanze difensive verso di noi nel caso di nostre espansioni troppo rapide o di voltafaccia anche dopo aver siglato trattati di pace o aver intessuto rapporti di amicizia, e dichiarandoci guerra facendoci aprire molteplici fronti.
La diplomazia ricopre un ruolo sicuramente fondamentale in questo ambito, con la necessità di assicurarci trattati commerciali per l’approvvigionamento di beni che possono sbloccarci dei bonus o che migliorino le relazioni verso il nostro regno. Proprio la disponibilità dei beni è uno degli aspetti chiave del gioco: con una rete di infrastrutture costruibili, che prevede intricati legami al suo interno e la possibilità di importare i beni che proprio non riusciamo a produrre in casa, Knights Of Honor II: Sovereign richiede al giocatore parecchia attenzione su questo punto, regalando di contro quella sensazione di essere sempre corti sulle necessità che sorgeranno in modo naturale andando avanti nella partita, sensazione che è un ottima spinta a proseguire nella nostra campagna.

 

 

Acquisire tutti i beni peraltro è una delle modalità che ci portano alla vittoria finale, ma non è certo un’impresa facile da raggiungere; gli altri regni europei non stanno certo a guardare e la nostra condizione diplomatica sarà spesso in bilico.
Anche internamente c’è da tenere sotto controllo la felicità della nostra popolazione, sia a livello complessivo che divisa per ceto sociale; il rischio è quello di incorrere in ostilità più o meno aperte che possono danneggiare la nostra produzione interna fino a sfociare in ribellioni da reprimere con le armi, cosa che impatta sulla stabilità del nostro regno e che può formare una spirale negativa dalla quale è difficile uscire.

 

 

Knights Of Honor II: Sovereign richiede anche un attento bilanciamento nella produzione delle risorse base del gioco: oro, commercio e cibo. Quest’ultimo è un elemento chiave per il sostentamento delle nostre unità e della popolazione in genere. Il commercio invece ci consente di aprire rotte commerciali con altre Nazioni e quindi di generare introiti o scambiare beni vitali per la nostra nazione. Analogamente, la produzione di cultura, rappresentata sotto forma di libri, di denaro e pressione religiosa ci consente attività molteplici, dalle più ovvie (la costruzione di edifici o l’allestimento di armate) ad altre molto più sottili (la conversione religiosa di una provincia, la pacificazione di ribelli, il miglioramento dei nostri personaggi chiave tramite lo studio). KoH2 delinea sottotraccia un’intricata rete di elementi che interagiscono l’uno con l’altro, dei quali non è immediatamente percepibile la rilevanza ma che proseguendo nel gioco si fanno sempre più tangibili.

 

 

Proprio la corte ricopre un ruolo importante: abbiamo a disposizione solo un numero limitato di personaggi da poter impiegare, e dobbiamo bilanciarli fra generali, mercanti, diplomatici, spie e religiosi, ognuno con le proprie caratteristiche migliorabili, come accennato, tramite lo studio. Vanno quindi gestiti i ruoli, o rischieremo di trovarci a corto di eserciti da poter spostare sul territorio (è invece sempre possibile assoldare unità per proteggere le nostre città) o nessuno da inviare a convincere la popolazione di un territorio appena conquistato a passare sotto la nostra corona.

 

 

Ci sono un paio di aspetti rivedibili in KoH2, e sono quasi tutti legati alla presentazione delle informazioni ed all’interfaccia. Quelli che spiccano immediatamente sono un livello di zoom sulla mappa strategica poco espandibile, inadeguato a consentire una visione d’insieme soddisfacente, e l’impossibilità di vedere quanto grano accumulato abbia un centro abitato (necessario per assoldare coscritti inviati a rimpolpare unità danneggiate). Anche per le schermate relative alle relazioni diplomatiche e simili si poteva far di meglio, magari fornendo una lista delle Nazioni a noi più ostili come nel titolo originale. Ottenere matrimoni reali è difficilissimo, non per un rifiuto costante che ci possa esser rivolto ma per la mancanza perenne di principesse da sposare; qualcosa che potrebbe essere facilmente risolto con una patch.
Anche sull’AI è possibile lavorare, sia sulle battaglie tattiche, dove le truppe comandate dal computer mostrano più facilmente il limite, sia sulla gestione della campagna sulla mappa strategica, dove non sempre le scelte sembrano essere quelle migliori. Questo però è un problema della maggior parte dei giochi di strategia; in quarant’anni di gioco, ricordo pochissimi titoli in grado di essere davvero competitivi con gli umani senza dare la sensazione di barare (ad esempio Pandora, se giocato ai livelli più alti).

 

 

In questo contesto, va fatto notare come le campagne di Knights Of Honor II: Sovereign siano estremamente lunghe; e se da un lato la gestione dei dettagli, come detto, è semplificata, dall’altra sono presenti quasi tutti gli aspetti che ci si aspetterebbe da un titolo del genere. KoH2 è sicuramente atipico (in bene) sotto questo punto di vista, ma non scordiamo che si tratta di un fedele remake che vive dei pro e dei contro di un gameplay che rispecchia delle dinamiche studiate quasi venti anni fa ma che reggono benissimo anche oggi.

Il buon manuale contenuto all’interno del gioco e i tooltip che appaiono sullo schermo aiutano a comprendere quasi tutti gli aspetti più oscuri di un gioco che potrebbe inizialmente spiazzare ma che in realtà si rivela molto semplice da comprendere e da gestire; una volta superato lo scalino creato dall’interfaccia, anch’essa fedele riproduzione di quella del 2004, il gioco non presenta particolari problemi di comprensione.

In conclusione, KoH2 va ad occupare quella nicchia a metà fra i Total War e i Crusader King, permettendo di vivere un’esperienza medievale lineare, immediata, senza fronzoli ma allo stesso tempo in grado di soddisfare i giocatori più smaliziati in cerca di una pausa dai giochi più complessi.

 

Knights Of Honor II: Sovereign, 2022
Voto: 7.5
Per condividere questo articolo: