Anna: la recensione

Luc Besson sforna un altro film dei suoi: adrenalinico, guizzante, coinvolgente e godibilissimo nonostante qualche esagerazione comunque perdonabile.

 

 

 

È dai tempi di Nikita che il regista francesce Luc Besson ci stupisce con pellicole dal ritmo elevato, frenetiche e caciarone, ma che comunque presentano una trama solida ed una realizzazione complessiva di sicuro valore. Film come Leon, Il Quinto Elemento, Giovanna D’Arco, Angel-A e Cose Nostre – Malavita sono testimionianze delle qualità di Luc Besson, che nonostante qualche passaggio a vuoto (uno su tutti: il pessimo Valerian E La Città Dei Mille Pianeti) è solito realizzare film di sicura riuscita.

Anna ne è l’ennesima riprova: si tratta di un film che incarna pienamente lo stile del regista francese e rinnova in sé quelle caratteristiche che contraddistinguono le opere di Luc Besson.
In Anna seguiamo le vicende di un’avvenente ragazza, coinvolta in attività criminali e spionistiche e che si trova presto ad essere una pedina per giochi più grandi di lei. Le sue spietate azioni seguono di pari passo il tentativo di affrancarsi da una vita pericolosa e senza riposo; il vivere un’esistenza parallela di facciata la pone in un continuo contrasto tra quel che vorrebbe e quel che è.

 

 

Anna è un film che basa la sua natura su ritmi molto alti, dove gli avvenimenti si susseguono rapidamente l’un l’altro ma senza mai sfociare in situazioni sincopate dove sia difficile seguire il ritmo del discorso. In tal senso, la capacità di Luc Besson di mantenere standard elevati è riconfermata per l’ennesima volta: mai, durante le due ore di proiezione, lo spettatore avverte qualche forma di stasi o tantomeno di noia.
La trama, peraltro, è al tempo stesso lineare e intrecciata. La storia si sviluppa infatti in modo piuttosto diretto, ma è condita da frequenti colpi di scena ai quali si accompagna un uso strutturato di flashback che non solo spiegano i retroscena e gli antefatti, ma arricchiscono anche il contesto generale essendo legati in modo sapiente e perfettamente funzionale.

Anna sembra prendere ispirazione da due altri film di genere: quel Nikita che portò alla ribalta lo stesso Luc Besson, e il sottovalutato Hanna che lanciò Saoirse Ronan e che meriterebbe di essere riscoperto.

 

 

Dove Anna non convince è nelle scene di azione più accese: l’abilità della protagonista è innaturale, come è impensabile che la miriade di avversari che si trova intorno siano incapaci di colpirla e metterla a terra. La cosa si ripete in diverse occasioni, e non si può chiudere un occhio sugli esagerazioni che in questi frangenti (e solo in questi) avvicinano Anna a qualche filmaccio d’azione tutto effetti speciali e niente ciccia.
Paradossalmente questi inciampi non fanno stonare troppo il risultato complessivo, ma se Luc Besson avesse avuto più cura nell’evitare di far talvolta scadere Anna in un fumettone, ci saremmo trovati di fronte ad un piccolo capolavoro.

Luc Besson ha sempre fatto ampio uso di modelle come protagoniste dei suoi film, e Anna non è da meno: il ruolo più importante è affidato alla russa Sasha Luss, capace di impersonare bene una sbandata ragazza di strada che diventa una spia di altissimo livello. Forse il salto tra le due vite è tirato via, ma la colpa è della sceneggiatura e non della modella-attrice, espressiva il giusto anche se forse troppo perfettina. Sasha Luss comunque convince nel contesto generale e, anche se probabilmente la sua carriera cinematografica non avrà lunga vita, la sua prestazione è più che dignitosa.

 

 

 

Al suo fianco è presente una coppia di bellocci dalle qualità altalenanti. Luke Evans (I Tre Moschettieri, Immortals, No One Lives, Lo Hobbit, Midway) è autore di una prestazione solidissima e che da sola alza il livello di qualità del film. In effetti si fa fatica a capire come l’attore gallese non sia presente in produzioni di maggior spessore e drammaticità; chissà che un giorno questo dubbio non ci venga chiarito?

Meno appagante è la prestazione di Cillian Murphy, irriconoscibile rispetto al suo ruolo da protagonista in 28 Giorni Dopo, e presente anche in Batman Begins, Breakfast On Pluto, Il Vento Che Accarezza L’Erba, Sunshine, Inception, In Time, Oppenheimer. L’attore inglese risulta troppo arrogante, perfettino e saccente per risultare gradevole. Ad essere onesti anche qui forse è la sceneggiatura ad ammantare il ruolo di una mancanza di credibilità, eppure la scintilla fra l’attore e lo spettatore non scatta mai.

 

 

Molto buona è invece la prestazione di Helen Mirren (Il Diabolico Complotto Del Dottor Fu Manchu, Excalibur, 2010 – L’Anno Del Contatto, Il Sole A Mezzanotte, La Pazzia Di Re Giorgio, Calendar Girl, Inkheart, Red, Golda, Il Club Dei Delitti Del Giovedì): nei panni della spia anziana, interpreta un ruolo cinico, freddo, cattivo in modo assolutamente accattivante, tanto da risultare uno dei personaggi migliori del film.

Anche se presenta indubbi punti deboli, Anna resta una visione assolutamente consigliata a chi apprezza questo tipo di film. Forse non ci troviamo di fronte ad una pellicola completamente originale o accuratissima in ogni suo passaggio, ma offre una storia ed un ritmo solidi e piacevolissimi, ed è sicuramente una scelta sicura; una sorpresa che merita il nostro plauso soprattutto per la sua capacità di mantenere sempre un ritmo molto tirato, senza bucare mai.

 

Anna, 2019
Voto: 8
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