Il seguito di Train To Busan è una porcheria colossale: solo effetti speciali e zero crediblilità, pur considerando che è un film di zombi.

Train To Busan è un film di zombi dai classici tratti cinematografici realizzato nel 2016; sopravvalutato, probabilmente, ma ha avuto il merito di essere stato il motorino che ha avviato la produzione di tanti film e serie che proprio dalla Corea Del Sud stanno raggiungendo in questi anni l’occidente. Non Siamo Più Vivi, Kiseiju – La Zona Grigia e Sweet Home sono perfetti esempi di questa ondata tutto sommato gradevole di pellicole coreane a tema zombi.
Train To Busan: Peninsula, anche noto come Train To Busan 2, no. È senza dubbio una delle peggiori produzioni sulle epidemie zombi che abbia mai visto (e ne ho viste tante). Anche se non raggiunge gli infimi livelli di City Of The Dead, Train To Busan: Peninsula raccoglie in sé i peggiori stereotipi e la inqualificabile superficialità delle trame dei peggiori film occidentali degli anni ’80 e ’90.

Andiamo per gradi (che tanto come la penso già l’ho anticipato): Train To Busan: Peninsula si colloca quattro anni dopo gli eventi raccontati nel primo film, e vede una Corea Del Sud completamente isolata dal resto del mondo, tagliata fuori e messa in quarantena sia via terra (e qui è curioso il plauso che fa il film alla militarizzazione della Corea Del Nord) sia via mare. Nessuno deve entrare o uscire dalla penisola coreana; ma come ci insegnano i classici della fantascienza post-apocalittica (Stalker in primis), i luoghi abbandonati sono ricchi di materiali e preziosi da recuperare. Ecco quindi che i protagonisti sono ingaggiati per infiltrarsi via nave nel porto di Busan, trovare un furgone carico di denaro e riportarlo a bordo prima che gli zombi si accorgano di loro. Inutile dire che il piano non filerà per niente liscio.
Ora, se la trama è già di per sé scialba e un gradino sotto il livello di tollerabilità per uno spettatore dotato di almeno tre neuroni, ancora meno è l’esecuzione del film, che riesce a tenere botta solo 15 minuti prima del tracollo. Il motivo è tutto legato all’aver voluto spettacolarizzare al massimo (o almeno per il massimo del budget della produzione) un film che tutto sommato poteva portare a casa la pagnotta in modo dignitoso. E invece no: ecco quindi la solita banda di rinnegati, ex soldati ora dediti al saccheggio e all’uccisione del prossimo senza alcun motivo (perchè ricordiamolo, i soldati devono essere tutti cattivi e/o stupidi), che viene fronteggiata e sgominata da una adolescente che sembra un maschio e da una bambina di pochi anni. Proprio altamente credibile; esattamente come lo è il veicolo che guidano le due: pur volendo ignorare che sta ragazzina avrebbe imparato a pilotare come Michael Schumacher durante un’apocalisse zombi in mezzo a una città disastrata e piena di cosi infetti e dannatamente affamati, non si spiega come tutte (e dico TUTTE) le strade siano ricolme di veicoli abbandonati ma al centro c’è sempre una miracolosa e larga pista su cui correre.

E poi, la resistenza del veicolo stesso: è un SUV senza bullbar, ma è praticamente blindato e coi vetri corazzati, visto che investe zombi a rotta di collo senza minimamente danneggiarsi (ma gli sceneggiatori l’hanno vista mai com’è ridotta una macchina che investe a 50 km/h un pedone???). Dulcis in fundo, almeno per il comparto veicolare, il fatto che nonostante siano passati quattro anni dall’evacuazione e dall’abbandono della città, tutti i veicoli hanno ancora la batteria funzionante, sono pieni di benzina e hanno le gomme gonfie. Uno spettacolo.
Si potrebbe parlare a lungo della famigerata “Unità 631”, i soldati ammutinati rimasti a saccheggiare, depredare e uccidere invece che tentare di fuggire; hanno armi a iosa, caricatori infiniti (un classico dei brutti film d’azione) e ovviamente detengono una trita e ritrita arena dove far combattere prigionieri e zombi. Come se, proprio a voler andare incontro al film, non ci fossero mansioni più utili da fare a un essere umano che venga catturato (ma perchè catturarli, poi???).
E su tutto, arriva un finale che raccoglie tutto il peggio degli stereotipi dei brutti film d’azione occidentali che abbiamo smesso di fare da trent’anni: il sacrificio non necessario, i dialoghi infiniti mentre teoricamente intorno ci dovrebbe essere il finimondo, l’arrivo della cavalleria che salva tutti (ma non c’era una quarantena?) ma non prima del finale a effetto; finale magari non scontato nel come si svolge ma telefonato da almeno dieci minuti.
Train To Busan: Peninsula è un insulto al genere zombi, alla cinematografia d’azione e ai film horror in genere. Basa tutto su azione spiccia, su effetti speciali che fanno man bassa di computer graphics durante gli inseguimenti in macchina e palesi scopiazzature di film decisamente meglio riusciti (tipo Mad Max: Fury Road, 28 Giorni Dopo e il classico Zombi).
Train To Busan: Peninsula è un film decisamente brutto dal quale tenersi alla larga.







