Nel volume Sempre Un Po’ Più In Là, Corto Maltese torna a muoversi tra mito e realtà, rivelando la sua natura di eroe solitario e disincantato.

Il secondo volume della raccolta di Corto Maltese Sempre Un Po’ Più In Là, uscito nel 2018, segna una tappa fondamentale nella costruzione del mito letterario e fumettistico creato da Hugo Pratt. Pubblicato nel 1970, il libro raccoglie una serie di episodi ambientati soprattutto in America Latina, dove Corto continua a muoversi come un viaggiatore solitario, un uomo di frontiera più vicino alla figura del flâneur che a quella del classico eroe d’azione. La trama del volume segue Corto mentre si intreccia a rivoluzionari idealisti, militari corrotti, figure misteriose e personaggi che sembrano usciti da un sogno antropologico o da una leggenda locale. Senza rivelare troppo degli sviluppi finali, è sufficiente dire che Corto si trova coinvolto in una serie di avventure dove la dimensione politica e quella mitica si sovrappongono in un equilibrio precario, e dove le relazioni umane si rivelano per ciò che sono: fragili, complesse, sempre in bilico tra fiducia e disincanto.
Quello che colpisce maggiormente nella storia proposta in questo volume non è tanto la trama in sé, quanto l’abilità con cui Pratt utilizza la figura di Corto per indagare tematiche profonde come l’alienazione, la ricerca di identità, il senso di sradicamento e la difficoltà di appartenere davvero a un luogo o a un gruppo umano. In Sempre Un Po’ Più In Là Corto Maltese è un personaggio che sembra scegliere volontariamente un’esistenza ai margini, sempre in viaggio, sempre lontano da una “casa” che probabilmente non ha mai avuto. Questo continuo spostarsi è più che una necessità narrativa: è una metafora dell’alienazione moderna, che Pratt tratteggia con una leggerezza solo apparente.

Pratt riesce infatti a suggerire, attraverso dialoghi ellittici e situazioni al limite del realistico, che Corto non appartiene pienamente a nessuna delle realtà che attraversa. Si muove tra rivoluzionari e mercenari senza sposarne del tutto le cause; si interessa alle leggende indigene mantenendo un distacco ironico; aiuta chi ha bisogno, ma senza assumere mai un ruolo di salvatore. È proprio questo suo essere “ai bordi” che lo rende un osservatore privilegiato, capace di cogliere sfumature che gli altri ignorano. La sua alienazione diventa così una forma di libertà, uno spazio mentale che gli permette di affrontare il mondo con lucidità e disincanto.
Hugo Pratt costruisce attorno a Corto un universo in cui la realtà storica e la dimensione mitica convivono senza attrito, ed è proprio questa fusione a rendere il fumetto accessibile a un pubblico vastissimo. L’alienazione di Corto non è mai espressa in modo pedante o concettuale: prende forma nei dialoghi brevi, nelle scelte improvvise, negli sguardi che Pratt disegna con una sintesi grafica inimitabile. La forza del personaggio sta nella sua capacità di incarnare un’esperienza emotiva universale – quella di sentirsi un po’ fuori posto, un po’ altrove — senza mai diventare pesante o melodramatico. Corto non si lamenta della propria condizione; la vive con naturalezza, quasi con charme. È un eroe che non ha bisogno di ergersi a simbolo: lo diventa semplicemente esistendo in quel modo sospeso tra partecipazione e distanza.
Un altro elemento che permette a Pratt di raggiungere un pubblico ampio è la sua scrittura poetica, fatta di silenzi, di frasi a metà, di suggestioni più che di spiegazioni. Nei dialoghi di Sempre Un Po’ Più In Là si avverte una leggerezza malinconica che riesce a parlare tanto al lettore occasionale, quanto a quello più attento. Pratt non forza interpretazioni: lascia che siano le immagini, i gesti e le atmosfere a evocare stati d’animo. La sua è una narrazione che si apre a chiunque, permettendo a lettori diversi di trovare il proprio significato.

In definitiva, Sempre Un Po’ Più In Là non è semplicemente un fumetto d’avventura: è un racconto sul modo in cui ci si muove nel mondo quando non ci si sente davvero parte di nulla. Corto Maltese è un personaggio complesso e magnetico, capace di incarnare l’alienazione moderna con una grazia che rimane unica; è proprio questa capacità, rara e preziosa, che ha permesso a Hugo Pratt di parlare a generazioni diverse di lettori e di trasformare Corto in una delle figure più amate e universali del fumetto.









