C’erano una volta Ficarra e Picone… Non è l’inizio di una favola ma il triste finale di una carriera comica che comica non è più.

Sicilia Express è la nuova serie del duo siciliano che aveva incantato l’Italia negli anni di Zelig prima e di Striscia La Notizia poi, e che bene aveva esordito nel mondo delle serie con Incastrati. Questi cinque episodi del tutto gestiti da Salvo e Valentino, però, smentiscono l’adagio popolare “Chi ben incomincia è a metà dell’opera”, perché il titolo non è altro che una smelensa e sbiadita commediola pre-natalizia senza sapore. Non commuove, non fa ridere e non sorprende.
E pensare che la trama iniziale è l’unica intuizione sufficiente di questo lavoro: due infermieri siciliani lavorano in una clinica milanese, facendo i pendolari con voli low-cost per godersi a spizzichi e bocconi le loro famiglie in Sicilia. Il loro autoritario direttore sanitario però, un calabrese che finge di essere milanese (che poi è quel Sergio Vastano sparito dai tempi di Drive-In!), impedisce loro di gestirsi gli spostamenti con facilità. Ma nessuna paura: siccome il Natale è alle porte, arriva la magia (e chi se lo sarebbe aspettato in questo periodo dell’anno?). Una notte il desiderio della piccola e dolce figlia di Valentino trasforma un cassonetto della spazzatura in un portale mistico che teletrasporta la gente da Piazza del Duomo a Milano ad una strada del loro paesino e viceversa. Il resto è tutto un insieme di malintesi, doppi sensi e corse pazze.

Cosa rende improponibile Sicilia Express? Ogni singola voce della serie: la regia non esiste, le inquadrature sono scolastiche e prive di idee; la recitazione è da Bagaglino, da un momento all’altro c’è il rischio che entri uno dicendo “Sono Massimo D’Alema”. Il vero disastro, però, sta nelle musiche: la colonna sonora è un continuo ammiccamento all’avanspettacolo più becero con chitarrine pizzicate e suonetti dissonanti. Infine i personaggi sono credibili come il sorriso di un serial killer.
E’ stato un anno difficile: non ce la meritiamo tutta questa mediocrità, non se lo merita nessuno.
Se vi state chiedendo se almeno le battute di Ficarra e Picone fanno ridere, la risposta è “mai nella vita”. A titolo puramente esemplificativo, seguite (se ci riuscite) lo sketch degli ex che dovrebbero emigrare all’estero perché rappresenta esattamente la pochezza di una sceneggiatura scritta al buio con la mano sinistra.

Che si preannunciasse un disastro qualcuno se ne deve essere accorto già in fase produttiva, altrimenti non si spiegherebbe l’ingaggio di due teste di serie come Max Tortora e Jerry Calà e l’uso di Katia Follesa in ogni sfaccettatura possibile. Nonostante questo, però, Sicilia Express riesce a neutralizzare il loro talento. Calà sembra un Tommaso Paradiso inciampato per caso in un set, Tortora il peggior Christian De Sica degli ultimi indicibili cine-panettoni e la Follesa è semplicemente irritante. Proprio lei che tutta la nazione adora come un orsetto morbido da strapazzare di coccole… forse.
Solo una speranza pervade lo spettatore al termine dell’empia visione: che il grande Santa Claus porti al mondo il regalo atteso, ovvero la certezza che mai e poi mai ci sarà una seconda stagione. Buone feste.









