DayZ: cronaca di un fortunato disastro

DayZ è una pietra miliare dei videogiochi ed un caposaldo del genere survival. Eppure, è al giorno d’oggi disprezzato dai videogiocatori in genere e addirittura da gran parte della sua stessa community. Come ha fatto DayZ  a diventare l’ombra di se stesso?

 

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Un programmatore neo-zelandese, Dean Hall, durante il suo servizio militare si ammala gravemente in un’esercitazione di sopravvivenza nella giungla del Brunei, rischiando la vita e salvandosi per un soffio; da questa sua tragica esperienza viene l’idea di sviluppare una mod per il gioco Arma II. Nel 2012 nasce così DayZ.
Compito del giocatore è sopravvivere ad una apocalisse zombie, dovendo trovare cibo, vestiti, armi e quant’altro possa servire per difendersi dai non morti, dalle malattie e soprattutto dagli altri giocatori. Il tutto puntando al realismo assoluto risultando estremamente crudo e punitivo.
Grazie a questa formula semplice, ma di estrema efficacia, il gioco riscuote in brevissimo tempo un successo eccezionale, tanto da dare il via alla lunga scia di giochi survival che ancora oggi continuano ad affollare gli store online.

 

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Nel 2013 Dean Hall, per conto della Bohemia, la software house dietro la serie Arma, lancia in early access una versione standalone della mod. La nuova versione mira a migliorare tutti gli aspetti della mod che in effetti risulta particolarmente macchinosa e graficamente inadeguata. Il successo è di nuovo incredibile. Solo nel primo mese si vendono 1 milione di copie per un totale di 30 milioni di dollari.
Ma lo sviluppo è sin da subito estremamente travagliato: il motore di gioco pesantissimo, l’enorme mappa di gioco, e la complicata gestione dei server rendono rendono il lavoro più complesso del previsto. Dopo pochi mesi dall’uscita, Dean Hall di punto in bianco cede il suo posto di leader per dedicarsi alla scalata dell’Everest, avvertendo che ciò non avrebbe assolutamente influito sullo sviluppo del gioco: dopo sei mesi abbandona lo studio perché stanco del progetto che doveva durare solo sei mesi…
Senza una vera guida il team di sviluppatori perde totalmente la bussola. Le road map e le scadenze vengono puntualmente disattese e il gioco continua ad essere un agglomerato di bug, pesantissimo perfino per i pc più performanti. Si arriva all’assurdo di dover rimuovere gli zombie per un lungo periodo, perché talmente buggati da fregarsene delle più basilari leggi della fisica, capaci quindi di attraversare porte, pareti, case. I pochi update si limitano ad aggiungere e togliere assets o, inspiegabilmente, ad allargare i confini del mondo di gioco, come se ce ne fosse bisogno su una mappa già grande più di 220 chilometri quadrati!
Gli anni passano e la fine dei lavori sembra solo una chimera, tanto che DayZ diventa l’emblema dei giochi in early access (che al 90% vengono puntualmente abbandonati), aiutando col suo peso da novanta a diffondere una cattiva nomea sui giochi che sfruttano questa tecnica di finanziamento.

 

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Quando ormai il gioco ha perso tutta la sua playerbase e i suoi fan, nel 2018 la Bohemia dà una forte spinta allo sviluppo rattoppando alla meglio ed incredibilmente viene rilasciato entro la fine dell’anno non solo su pc ma anche per console. Dall’uscita definitiva i server godono per fortuna di una nuova vita, ma ancora oggi a distanza di sette anni è ben lontano dall’essere finito e gli sviluppatori preferiscono investire risorse nello sviluppo di nuove mappe da vendere a 15 euro. È vero che le meccaniche basilari della mod sono quasi tutte presenti: caccia, veicoli, costruzione della base; tutto però è estremamente grezzo e i bug sembrano quasi parte integrante dell’esperienza. In fin dei conti non risulta per nulla migliore alla mod se non nella grafica e il design delle interfacce, fallendo quindi in pieno il suo obiettivo.

 

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Nonostante tutti i suoi problemi resta un gioco estremamente immersivo che non ha paragoni: esperienze di survival zombie talmente simulative non esistono. Il concetto del gioco è in pratica il gioco zombie che tutti sognano ed è terribile che una simile occasione sia stata sprecata così. Qualsiasi giocatore potrà confermarlo raccontando delle avventure incredibili che solo all’interno di questo mondo posso avvenire. Fa troppa rabbia pensare che con un budget di numerose decine di milioni abbia fatto questa fine.

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