Lo strategico geopolitico di Pavonis Interactive è un titolo molto profondo, ma è consigliabile solo agli appassionati del genere per via del suo ritmo lento.

C’è una fetta di giocatori hardcore che sono sempre alla ricerca di sfide estreme e difficili da gestire. Se è vero nel campo dei giochi d’azione, la cosa è ancora più vera per gli strategici; e Terra Invicta ne è il perfetto esempio.
Pavonis Interactive ha realizzato un gioco innegabilmente particolare, unico ed affascinante, ma che è volutamente strutturato per essere apprezzato solo da una nicchia di giocatori.

Terra Invicta infatti è un gioco incredibilmente lungo, che richiederà svariate decine di ore per essere portato a termine; qualcosa che non stupisce considerando che gli sviluppatori sono gli stessi del mod Long War per X-Com, che lo ha trasformato in un gioco molto più ricco e longevo ma al tempo stesso drenante di energie.
Terra Invicta richiede anche più impegno, vista la necessità di gestire numerose situazioni allo stesso tempo. Si parte dai nostri emissari, che in base alle loro caratteristiche ed abilità possono compiere determinate azioni (dal tentare di mettere sotto controllo gli escutivi dei vari Stati del mondo a creare disordini, dal fare ricognizione sui territori a sabotare installazioni nemiche e così via); gli ordini vengono assegnati per tutti i nostri collaboratori allo stesso tempo, per poi far scorrere il tempo in attesa di un responso.

Nel frattempo occorre seguire la ricerca su due fronti: quella specifica della nostra fazione e quella condivisa a livello globale. Occorre monitorare l’espansione delle altre fazioni e pianificare contromosse, formando alleanze politiche in grado di controbilanciare la forza militare in loro controllo o tentando di scalzarle dalle leve di comando. E poi c’è la gestione dello spazio, con la costruzione di stazioni orbitanti e stazioni minerarie sui vari pianeti e satelliti del sistema solare.

In Terra Invicta c’è veramente tanta carne al fuoco, e dalle prime versioni disponibili in early access possiamo affermare che il gameplay è ottimamente amalgamato. Ovviamente c’è molto da rifinire e potenzialmente modificare, ma lo scheletro del gioco è ampiamente sviluppato e lo svolgimento delle partite avviene in modo solido.
Ma come dicevamo, non è un gioco per tutti: la sua estrema lentezza nel raccontare la storia che nasconde e nel permettere al giocatore di interagire col gioco in modo molto limitato rispetto agli standard consueti potrebbe spaventare o deludere più di qualcuno. Terra Invicta è un gioco che si svela molto molto lentamente, e nelle prime fasi (che possono anche durare una decina d’ore abbondanti) al momento è presente una ripetitività di azioni che possono stancare. Eppure, continuando a giocare, si capisce come quelle azioni sono in realtà necessarie e finalizzate ad assumere il controllo di elementi chiave nello scacchiere geopolitico, la cui importanza strategica si comprende solo andando parecchio avanti nel gioco.

Al tempo stesso avremo accesso alla fase spaziale solo dopo una ventina d’ore di gioco; e la costruzione di navi spaziali è sicuramente una componente estremamente importante e che regala molto dinamismo ed adrenalina in un gioco altrimenti assimilabile ad un boardgame in tempo reale.
La filosofia dietro Terra Invicta non è per tutti; piacerà sicuramente a chi cerca una sfida profonda e lunga nel tempo, anche considerando che le relazioni tra le numerose fazioni in campo, che possono avere obiettivi simili o contrapposti alla nostra, saranno ad un certo punto stravolte dalla presenza aliena sul nostro pianeta. Ci sono da considerare gli aspetti economici, sociali e militari di tutti i Paesi mondiali (fortunatamente il livello di microgestione è minimo, in questo come in ogni altra componente di gioco): le alleanze correnti e le guerre in essere impattano non poco sulle nostre decisioni (il gioco è aggiornato con la situazione geopolitica attuale); e come detto la ricerca e la gestione dello spazio.

Terra Invicta ha tutte le carte in regola per diventare un classico, ma un classico per pochi. Se Pavonis Interactive volesse rimanere fedele alla sua idea iniziale potremmo trovarci davanti ad un gioco sicuramente ben congegnato e discretamente gestibile (e la sua permanenza in early access non può che migliorare questi aspetti) ma decisamente indirizzato solo ad una fetta di giocatori ben precisi e che non si lasciano scoraggiare da una certa ripetitività di fondo.








