Dazi USA: l’ennesima pessima figura dell’Unione Europea

Un accordo “ottimo” appena in linea con quelli di altri paesi manufatturieri e ritenuto internamente all’UE non legalmente vincolante: a che gioco stiamo giocando?

 

 

Che l’Unione Europea sia un carrozzone deleterio per l’Europa, un accozzaglia di uffici e burocrati messi insieme unicamente per facilitare banche e lobby economiche, è qualcosa che chi scrive sostiene da tempo. Ma che arrivasse addirittura a delegittimare se stessa in un turbine di follia era probabilmente un pensiero che andava oltre ogni più fervida fantasia.

Dopo la stretta di mano tra Ursula Von Der Leyen e Donald Trump, i sostenitori di questa Unione Europea hanno esultato per la magnifica vittoria del Presidente della Commissione Europea, che ha scongiurato i dazi al 39% inizialmente imposti dall’amministrazione statunitense, facendoli abbassare al 15%. Che però la strategia di Trump non fosse quella di strangolare gli storici alleati degli Stati Uniti lo si è detto da tempo, ed i fatti ci hanno dato ragione; gli stessi fatti che dicono che la “splendida vittoria” della Von Der Leyen è un risultato analogo a quello dal Giappone, che partiva dal 46%, della Corea Del Sud, che partiva dal 50%, e decisamente meno favorevole rispetto al 10% ottenuto da Taiwan, che partiva dal 64%, e dalla Gran Bretagna, l’unico Stato abbastanza sveglio da fuggire dalla follia UE.

 

 

Che fosse possibile ottenere una percentuale di dazi doganali inferiore è un fatto tutto da dimostrare; ma che immediatamente la stessa Commissione Europea abbia affermato che l’accordo fra Trump e la Von Der Leyen non sia giuridicamente vincolante sembra essere un chiaro messaggio che indica due cose: la prima, è che probabilmente si poteva ottenere di meglio, andando magari a lavorare sul dettaglio di ogni settore commerciale come non ha fatto il Presidente UE; e che lo stesso è stato immediatamente censurato e delegittimato dall’ente che rappresenta.

 

 

Questo apre un ulteriore elemento di analisi, anch’esso dal doppio interrogativo. Il primo: se la Von Der Leyen, nella persona o nella figura, non è adatta alla negoziazione in ambito internazionale (se Trump l’ha ricevuta in un campo da golf invece che in una struttura diplomatica e se Erdogan nel 2021 le negò una sedia nel famoso “Sofagate” un motivo ci sarà), perché non inviare una figura più capace e pratica? Perché non affidare queste missioni a chi effettivamente può far leva sulla controparte, piuttosto che insistere su una figura priva di spessore politico internazionale?

Ed il secondo interrogativo: se l’Unione Europea stringe un accordo tramite una stretta di mano, e poche ore dopo lo stesso accordo viene smentito o per lo meno messo in discussione dalla stessa Unione Europea, quale messaggio lanciamo (ancora una volta) alle nostre controparti? Quale autorevolezza avremo quando ci troveremo nuovamente a negoziare, di qualunque tema si tratti?

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