Deadly Premonition – The Director’s Cut: la recensione

Un agente dell’FBI arriva in una cittadina di campagna per svelare i misteri dietro al brutale assassinio di una ragazza.

 

 

Già visto? Sì. Già giocato? Probabilmente no.

Come tutte le storie sballate anche questa comincerà dal mezzo, col talentuoso SWERY che deve vendere al grande pubblico il suo gioco e viene gentilmente invitato ad aggiungere delle sequenze in cui si spara, alla Resident Evil 4. Malgrado i suoi dubbi, le parti action arriveranno nel prodotto finale e gli daranno un’identità misteriosa quasi quanto la sua trama, presa di peso da quel Twin Peaks di David Lynch che nei primi anni ’90 sfondava il palinsesto, e che sarebbe tornato di prepotenza sugli schermi alcuni lustri dopo.

 

 

Quindi c’è il federale che s’ammazza di caffè e sigarette, la cittadina dove tutti si conoscono e nessuno parla, con il suo sottobosco di stranezze talvolta riconducibili ad un serial killer e talvolta no. Ci sono ambientazioni oniriche e situazioni paradossali, personaggi strani e personaggi troppo normali per essere veri. La legge ha il suo spartito, e la seguono anche nel buco più remoto degli Stati Uniti, ma gli interpreti possono farla suonare molto diversamente da come viene intesa nelle grandi città. Il protagonista se ne accorgerà presto, quando non sarà impegnato in dialoghi con personaggi immaginari o a sognare situazioni inquietanti e soprannaturali.

 

 

Ogni cosa a suo tempo: lo scopo finale è raccogliere informazioni, individuare ed eventualmente neutralizzare la mano che ha posto fine alla vita della bella e giovane Anna, ritrovata appesa ad un albero in guisa di angelo da due gemellini che passeggiavano in campagna col nonno. Difficile argomentare oltre la vicenda senza rischiare di inciampare in fastidiosi spoiler: basti sapere che le istituzioni non sanno cosa cercare, l’omicidio non sarà l’ultimo e Francis York Morgan, per gli amici semplicemente York, sembra essere l’unico ad avere il polso della situazione, malgrado un’apparente mancanza di voglia e professionalità.

 

 

Un personaggio principale pieno di carisma e stranezze, caratterizzato però al massimo anche tramite dinamiche di gioco. Ad esempio, il suo tabagismo sarà utile per mandare avanti l’orologio ad ogni sigaretta fumata, e la cura nell’igiene e nel look influenzeranno la paga dell’FBI e i rapporti con il resto della popolazione, che a sua volta avrà comportamenti dettati da orari, condizioni meteo ed eventi della storia stessa. E quando non sono fattori esterni ad incidere, le peculiarità di ognuno saltano fuori in ogni situazione, anche quelle banali come fare la spesa al market o passeggiare per il parco. Sembra quasi uno spreco quindi che le forze del male decidano di interrompere una simulazione di vita piuttosto credibile con momenti in cui bisogna estrarre le armi da fuoco e liberarsi dagli attacchi di entità ostili, conditi dagli apparentemente obbligatori quick time events (a dire il vero molto ben fatti e suggestivi, ma non è questo il punto).

 

 

Deadly Premonition sembra una grande caccia ad un assassino del quale non si sa niente e ad un’armata delle tenebre dall’origine ancor più nebulosa, ma in realtà è molto più di un’investigazione fine a sé stessa. È perdersi nelle viuzze fin su nei boschi, spiare ignari cittadini dalla finestra, farsi la barba tutti i giorni e trovare un fiore che cresce solo con la pioggia. Un sandbox travestito da survival horror con all’interno un’avventura classica, un vestito a cipolla privo di pudore e proprio per questo sfacciato e affascinante. Tolta l’obbligatoria sequenza introduttiva, benedetta dalla sacra trinità incidente con la macchina/temporale biblico/assalto dei mostri, la strada da percorrere può essere tracciata in tanti modi diversi, pur passando da tappe obbligatorie.

 

 

Una strada che, ancor prima di impugnare il controller, pone davanti ad un amletico dubbio: vuoi tu, coraggioso giocatore, affrontare diverse ore di gioco con grafica datata sin dal giorno di uscita, controlli a tratti discutibili e musiche carine ma che ciclano casualmente e pare te lo facciano apposta a capitare nei momenti meno adeguati? E vuoi dannarti l’anima per farlo girare sul tuo PC, sapendo che dovrai impegnarti con patch e configurazioni contorte? Domande invero sensate, soprattutto viste le tinte fosche della sceneggiatura che richiederebbero una controparte tecnica all’altezza della situazione. Ma il vero impavido sa che non dovrebbe fermarsi davanti a questi dettagli, e vi invitiamo a non farlo, non subito, non prima di aver toccato con mano le parti più importanti di un’opera talmente ambiziosa che non ha bisogno di riuscire perfettamente per essere amata.

 

Deadly Premonition – The Director’s Cut, 2013
Voto: 8,5
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