El Salvador: centro di riciclaggio per le cryptovalute?

Con la recente decisione di riconoscere il Bitcoin come valuta legale, El Salvador apre la porta del riciclaggio alle organizzazioni criminali internazionali.

 

 

Con una mossa a sorpresa, il presidente salvadoregno Nayib Bukele ha pochi giorni fa dato corso legale alla più famosa delle valute virtuali, quel Bitcoin di cui tanto si parla.
Il Bitcoin, come tutte le cryptovalute, fa ricorso ad un sistema blockchain per garantire l’autorevolezza delle transazioni economiche, ma ha un paio di gravi difetti: l’ente erogante non è altro che un soggetto privato, e le transazioni sono completamente criptate. Le due cose comportano l’irrintracciabilità delle transazioni per gli enti di polizia internazionale.

 

 

Questi due fattori combinati rendono le cryptovalute perfette per ogni tipo di scambio economico legato alla malavita; ed infatti il volume di acquisti di materiale proibito sul dark web è esploso dall’introduzione del Bitcoin, esattamente come il numero di truffe ed attacchi informatici. In tutti questi casi, la forma di pagamento o riscatto avviene esclusivamente tramite cryptovalute, lontano dagli occhi della polizia, secondo una prassi ormai consolidata e che conosce ben pochi punti deboli.

 

 

L’apertura di El Salvador verso le valute virtuali non può non far sorgere numerosi dubbi. La storia del piccolo staterello centroamericano è costellata di crisi politiche ed economiche, e sicuramente i più ricorderanno la guerra civile durata dodici anni e che per tutti gli anni ’80 ha drammaticamente segnato la vita della popolazione – uno dei tanti conflitti locali legati alla guerra fredda. Da allora, la già debole economia non si è più ripresa. Basandosi esclusivamente sui prodotti agricoli, El Salvador non ha ad oggi alcun motore produttivo interno capace di cambiare le sorti dell’economia locale; ed un chiaro segnale è il fatto che fino a pochi giorni fa la moneta nazionale era il dollaro statunitense (ora affiancato, ma non sostituito, dal Bitcoin).

 

 

Ci sono un paio di chiavi di lettura nella scelta effettuata dal presidente Nayib Bukele. La prima, sembra essere quella di incentivare l’economia nazionale costi quel che costi: garantendo un porto franco a tutti i traffici internazionali illegali legati ai Bitcoin, El Salvador potrebbe facilmente diventare una nuova Panama, un altro stato centroamericano che ha basato la sua crescita sulla finanza sporca (a partire dai conti correnti inaccessibili all’Interpol). Ma a differenza di Panama, almeno inizialmente El Salvador strizza l’occhio solo ai pesci medio-piccoli, e non a quella grande finanza che ha protetto Panama fino adesso. El Salvador rischia insomma di trasformarsi in un potente strumento al servizio delle organizzazioni malavitose dell’intero pianeta, attirandosi addosso l’attenzione della società civile internazionale. Peraltro Bukele non è finora passato inosservato: nel febbraio del 2020 ha utilizzato l’esercito per intimorire il parlamento e far approvare un prestito di oltre 100 milioni di dollari.

 

 

La seconda è che Bukele, peraltro, è un presidente musulmano in un paese di cristiani; e questa scelta di dar corso ai Bitcoin, scelta non condivisa da ampi settori della popolazione salvadoregna, potrebbe essere il cavallo di troia per finanziare quell’islam che sgomita per imporre la sua visione assolutista e retrograda a livello globale. In effetti questa per loro sarebbe una benedizione: riuscire a finanziarsi con metodi diversi rispetto ai canali tradizionali romperebbe quel cordone sanitario che in qualche modo, e con mille difficoltà, il mondo civile ha faticosamente chiuso attorno a questi fanatici.

 

 

Dalla rottura della storica alleanza con gli USA del 2009, col riconoscimento dello stato di Palestina prima e del ritiro di quello di Taiwan poi, El Salvador ha iniziato un percorso di politica estera che ha destabilizzato gli equilibri del centroamerica. Oggi, con questa decisione di supportare indirettamente tutte le organizzazioni criminali e del terrore del pianeta, Nayib Bukele ha aperto un nuovo fronte contro il mondo civile.

Per condividere questo articolo: