Halfway: la recensione

Per chi apprezza i giochi tattici a turni, nonostante i suoi anni Halfway può rivelarsi una piccola ma interessante sorpresa.

 

 

Da quando la saga di XCom è stata rilanciata da un reboot estremamemente semplificato rispetto all’originale, utilizzando dinamiche sicuramente meno strutturate ma proprio per questo capaci di coinvolgere una platea più ampia, i titoli di questo genere usciti sul mercato si sono nel tempo moltiplicati. Halfway tenta di sparigliare le carte proponendo qualche variazione sul tema ottenendo un risultato interessante anche se tutt’altro che perfetto.

L’ambientazione è quella di una fantascienza classica, dove ci troveremo a coordinare una piccola squadra di personaggi risvegliati anzitempo su di una nave spaziale preda di una mutazione che colpisce i suoi occupanti. Attraverso una serie di missioni e livelli dovremo esplorare la nave e capire come risolvere il problema.
La trama però in Halfway è solo un corollario, per quanto interessante, del vero fulcro del gioco: l’esplorazione di ambienti ostili che inevitabilmente ci costringono ad entrare frequentemente in sanguinosi conflitti a fuoco.

 

 

Halfway infatti basa tutto il suo concetto di gioco sui combattimenti, che oggettivamente sono ben realizzati e che richiedono spesso di sfruttare la conformazione degli angusti spazi dell’astronave per avere la meglio sul soverchiante numero di nemici.
Come ormai prassi, ogni nostro uomo ha a disposizione due azioni per turno, ed è necessario pensare in anticipo su dove muoversi e cosa fare per non trovarsi esposti agli attacchi nemici. La prima differenza rispetto ai concorrenti la notiamo a causa della mancanza del fuoco di opportunità, sostituito da quello di reazione. Questo significa che è impossibile realizzare delle imboscate, ed i nostri soldati reagiranno nel turno nemico solo se attaccati direttamente.

Questa piccola ma sostanziale differenza è in grado da sola di costringerci a scartare tattiche che usiamo da anni, mutuandole di gioco in gioco. Inizialmente il non poter sparare durante il movmento nemico può forse sembrare una scelta anacronistica, ma non va scordato che Halfway ha ormai quasi 10 anni di età, periodo durante il quale il genere dei tattici a turni ha visto una evoluzione ed una standardizzazione del gameplay. Al tempo stesso, dover giocare fuori dagli schemi, accettando regole atipiche sicuramente studiate per metterci in difficoltà, consente al gioco di creare attorno a noi un’esperienza di gioco che si avvale di un buon tasso di sfida.

 

 

Vista la quantità di nemici presenti e la nostra limitata capacità di fuoco, è inevitabile che presto o tardi qualcuno dei nostri soldati finisca i punti ferita a disposizione. È curioso non si possa intervenire sul momento, utilizzando un kit di pronto soccorso e salvando il nostro compagno; ma vincendo lo scontro a fuoco in corso tutti i caduti torneranno operativi, anche se solo con appena un punto ferita. Una scelta che sicuramente costringe ad avere maggior attenzione nella pianificazione delle nostre mosse.

Quello che invece convince meno è la presentazione delle informazioni, a partire dallo spiegare a cosa servono determinati oggetti energetici che si trovano sul percorso, o come vengono calcolate le percentuali per colpire (a volte sembra che determinati personaggi siano incapaci di prendere la mira, al di là del loro livello di bravura).

Punto dolente di Halfway è sicuramente l’interfaccia, scomoda da usare e dove i tasti rapidi sono visibili o rimappabili solo nella schermata principale. Inoltre che il gioco salva la partita solo a missione compiuta, quindi si rischia di dover attendere una mezz’oretta prima di poter capire quale tasto corrisponda a quale azione o, peggio, essere impossibilitati a salvare perché dobbiamo interrompere la sessione di gioco.

 

 

 

Ancora meno comprensibile come la risoluzione del gioco arrivi solo fino a 1600×900 e solo in finestra, cosa poco gradevole e che impedisce una completa immersione nell’azione.

Al di là del Dio dei numeri casuali che sembra di tanto in tanto volersi prendere gioco di noi (sbagliare per otto volte di fila un colpo oltre il 60% è una gioia non indifferente), i combattimenti sono comunque ben realizzati e l’AI gestisce discretamente bene le sue unità. Soprattutto, procedendo nel gioco gli scontri si fanno sempre più difficili; il livello di sfida si alza rapidamente una volta sbloccati tutti i personaggi che potremo utilizzare (ma la nostra squadra tipica sarà sempre di quattro elementi), rendendo i combattimenti un misto di ragionamento, pianificazione e improperi esplosivi quando colpi facili non arrivano sul bersaglio.

Halfway è un gioco che, nonostante non sia certo un capolavoro, fa bene il suo lavoro. Diverte, pone sfide non semplici da superare e racconta una storia che, sebbene sia secondaria ai fini del gioco e non sia raccontata nel modo più originale di sempre, è sicuramente piacevole da ascoltare; è una buona alternativa a titoli magari più completi come Shardpunk: Verminfall, considerando anche che Halfway si trova spesso in offerta a prezzi stracciati.

 

Halfway, 2014
Voto: 7.5
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