Heaven’s Vault: la recensione

Tutti cercano di rappresentare la realtà nel modo più fedele possibile. Perché invece non perdersi in un mondo inventato praticamente da zero?

 

 

C’è un aspetto in particolare del media videogioco che lo rende unico e ne traccia la grandezza sin dagli albori. È qualcosa che giova infinitamente del progresso tecnologico, e paradossalmente si sta perdendo sempre più dietro alla ricerca della simulazione. Stiamo parlando della capacità di creare mondi paralleli, di ridefinire completamente tutte le componenti universali (siano fisiche, geografiche, storiche o che altro) in modo da trascinare il fruitore in una dimensione totalmente sconosciuta. Qualcosa che i libri fanno con le parole e la fantasia, ed il cinema con gli effetti speciali, ma che nel codice di programmazione trova il terreno ideale per svilupparsi in tutta la sua grandezza.

 

 

Così non c’è da stupirsi se nella realtà di Heaven’s Vault i riferimenti a quella che conosciamo sono solamente estetici: l’architettura e l’abbigliamento sono di chiara ispirazione mediorientale, ma da lì in poi è tutto un altro piano di esistenza. Abbiamo una serie di lune in una imprecisata galassia nota come Nebula, collegate tra loro con fiumi spaziali navigabili a piacimento ma largamente inesplorati (o almeno questo viene inizialmente dato a credere) che hanno come centro nevralgico Iox e la relativa università, impegnata a decifrare un antico linguaggio composto di glifi, che racconta di un passato misterioso, ed a studiare dei robot senzienti reperiti durante gli scavi. L’armonia viene però turbata dalla scomparsa di un esperto di robot, e la pupilla ribelle della direttrice viene mandata a cercarlo insieme ad un automa che sembra sapere più di quanto non dica.

 

 

La trama parte quindi con un bello slancio, e l’esperienza di Inkle Studios in tal senso si fa sentire da subito. Non appena si apre il numero di locazioni da visitare, l’intreccio tra i vari personaggi e le loro vicende si fa appassionante ed il mistero sul passato di Nebula sempre più fitto. Ben presto ci si sorprende a riflettere sul significato delle iscrizioni in lingua antica, e si viene portati ad esplorare sempre più lontano dai luoghi conosciuti per ritrovare altri indizi e reperti. La storia principale non obbliga a farlo, o almeno non oltre il necessario, ma dedicare delle ore all’archeologia dà i suoi frutti: non solo rende più comprensibili i ritrovamenti grazie ad un ottimo sistema di apprendimento delle scritture, ma sblocca luoghi nascosti e rende meno complicato trovare le locazioni necessarie allo sviluppo della trama stessa.

 

 

Andare da una parte all’altra è di suo un’esperienza molto zen, fatta di musiche rilassanti (principalmente composte da archi e cori), fiumi dallo scorrimento variabile ma generalmente lento e paesaggi spaziali tra il surreale e il lussureggiante. Esistono varie comodità quali la possibilità di passare il timone al robot nelle strade già tracciate, un sistema di mappa e indicazioni molto completo ed un tasto di reset utilizzabile qualora si sbagli strada, ma perdersi nella navigazione è catartico, e si ha anche la possibilità di affrontare un numero straordinariamente alto di conversazioni col proprio compagno di viaggio, senza praticamente mai sentire la stessa frase ripetersi. Si potrebbe addirittura affermare che le fasi a bordo della nave potrebbero da sole formare un titolo indie, ed anche verso la fine del gioco non danno alcun fastidio.

 

 

La stessa cura dell’aspetto e dello stile è posta nelle ambientazioni da visitare a piedi. Curiosa la decisione di rappresentare i personaggi come sprite bidimensionali in un ambiente esplorabile liberamente nella maggior parte dei casi. Il fascino conferito da questa scelta è innegabile, l’integrazione tra le due tecniche è ben riuscita, aggiungendo all’unicità del pacchetto, che comprende anche un bel livello di dettaglio negli sfondi e nelle costruzioni, anche se si nota un risparmio nella rappresentazione degli oggetti raccolti, spesso non mostrati o furbescamente nascosti da inquadrature strategiche. Niente di drammatico, ma una tecnica di risparmio simile tende a stonare in un’opera dove altrimenti i creatori si sono lasciati scappare la mano spesso e volentieri.

 

 

Heaven’s Vault è mistero, esplorazione, pensiero e narrativa ad altissimi livelli. È affezionarsi ai personaggi, scoprire cose nuove su un passato che non esiste nei nostri libri; è colpi di scena e comportamenti prevedibili, è soluzione di brevi puzzle e galleggiamento sui fiumi cullati da musica ambientale. Ci sono molte avventure in giro per PC, ma poche altre riescono a creare un universo così plausibile da aver voglia di scavare continuamente nel suo passato e di conoscerne il presente. Una galoppata di una ventina di ore (con in più la possibilità del classico new game +) al termine della quale non si può fare a meno di volerne ancora.

 

Heaven’s Vault , 2019
Voto: 8.5

 

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