I Roses: la recensione


I Roses prova a rileggere un classico, esplorandolo con toni più amari e riflessivi; ci sarà riuscito o l’originale La Guerra Dei Roses resta superiore?

 

 

I Roses è decisamente un remake di cui non si avvertiva un reale bisogno; nonostante questo, risulta difficile accusare la produzione di scarso impegno o di scelte al ribasso, considerando la presenza di interpreti come Olivia Colman e Benedict Cumberbatch. Il confronto con La Guerra Dei Roses del 1989 appare inevitabile e, proprio in questo paragone, emergono le principali criticità della nuova versione. La differenza più evidente risiede nell’approccio narrativo; il film del 2025 sceglie infatti una strada più amara e disillusa, rinunciando in larga parte a quell’umorismo nero e corrosivo che aveva reso iconica l’opera originale.

La storia de I Roses ruota attorno a Ivy e Theo Roses, una coppia benestante che vive in una tranquilla cittadina costiera americana. Dietro l’apparenza di una vita stabile e appagante, il matrimonio mostra crepe sempre più profonde, alimentate da frustrazioni personali, ambizioni divergenti e incomprensioni mai realmente affrontate. Quando la separazione diventa inevitabile, la casa, i figli e ogni dettaglio della vita condivisa si trasformano in un terreno di scontro emotivo, più che legale, in cui il conflitto assume toni intimi e dolorosi, lontani dalla farsa mantenuta nel passato.

Questa nuova reinterpretazione scava nelle avversità della vita di coppia con uno spirito che solo in apparenza risulta leggero; il risultato è un film che si allontana sensibilmente dalla commedia che verrebbe spontaneo aspettarsi pensando a La Guerra Dei Roses. I Roses non può essere definito un brutto film; si tratta piuttosto di un’opera diversa, costruita su scelte narrative alternative e su un finale meno cinico rispetto alle aspettative. Le trame portanti restano simili, mentre ambientazione, coprotagonisti e sviluppo psicologico dei personaggi prendono direzioni autonome e ben distinte.

 

 

Un’assenza che pesa in modo evidente è quella della voce narrante, autentica anima morale dell’originale, affidata allora al carisma di Danny DeVito (La Casa Dei Fantasmi, Batman – Il Ritorno, Getta La Mamma Dal Treno, C’è Sempre Il Sole A Philadelphia, I Gemelli, L’Uomo Della Pioggia, The Big Kahuna) nei panni dell’avvocato divorzista di Oliver Roses. Nella nuova pellicola emerge un timido tentativo di introdurre una figura di mediazione, con l’obiettivo di offrire uno sguardo etico sul conflitto; il risultato appare però incerto, poco incisivo e narrativamente goffo, lasciando il racconto privo di un vero punto di equilibrio.

Olivia Colman (Secret Invasion, Hot Fuzz, Broadchurch, La Favorita, The Crown) e Benedict Cumberbatch (Sherlock, The Imitation Game, Doctor Strange) rappresentano il cuore pulsante del film; le interpretazioni di Ivy e Theo Roses risultano solide, misurate e coerenti con il tono scelto. Colman costruisce un personaggio complesso, capace di alternare fragilità e durezza senza mai scivolare nell’eccesso, restituendo una donna attraversata da conflitti interiori credibili. Cumberbatch, dal canto suo, lavora su un’interpretazione più trattenuta, fatta di sguardi e silenzi, dando forma a un uomo incapace di comunicare davvero il proprio disagio. Il confronto tra i due attori regge l’intera struttura del film e ne giustifica le scelte più intime e meno spettacolari.

Il contorno dei coprotagonisti risulta meno ispirato; va però considerato come la narrazione sia quasi interamente occupata dal dialogo e dallo scontro continuo tra i due protagonisti, che monopolizzano lo spazio scenico. Gli amici di Theo incarnano lo stereotipo dei radical chic americani, colmi di ipocrisie e spesso fastidiosi, in netto contrasto con una coppia che, pur nell’odio reciproco, lascia intravedere un residuo di sentimento e rispetto. I figli dei Roses restano figure marginali, poco approfondite e funzionali unicamente allo sviluppo del conflitto; una scelta che, nel contesto del film, risulta accettabile.

 

 

Tra gli elementi più riusciti spiccano le ambientazioni; la cittadina costiera offre scenari suggestivi, con esterni che alternano mare e boschi in modo armonioso. Anche gli edifici contribuiscono a rafforzare l’atmosfera, passando da case lussuose a strutture fatiscenti ristrutturate, come piccoli ristoranti senza pretese ma dal forte carattere visivo.

Il finale, che avrebbe dovuto rappresentare il culmine drammatico della vicenda, rinuncia però alla cinica ferocia dell’originale; purtroppo questa scelta più morbida lascia una sensazione di occasione mancata. Nel complesso, I Roses resta un film dignitoso e ben interpretato, ma privo di quella frizzante leggerezza che aveva trasformato La Guerra Dei Roses in una commedia memorabile, capace di lasciare un segno duraturo nell’immaginario collettivo.

 

I Roses, 2025
Voto: 6
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