Il delitto di Senago: la percezione della donna in Italia

La scorsa settimana in Italia si è consumato il 37esimo femminicidio da inizio anno; stiamo facendo qualcosa o ci stiamo limitando a tenere il conto?

 

 

Il delitto di Senago ha scosso la società italiana per la brutalità con il quale è stato commesso e per le motivazioni che hanno spinto un uomo a cancellare la vita della propria giovane compagna e del figlio che portava in grembo; l’incapacità da parte di un uomo di assumersi le proprie responsabilità di genitore infatti è sfociata nell’uccisione di Giulia Tramontano, la cui unica “colpa” è stata quella di intrecciare il suo destino con quello di un uomo di cui si era innamorata.

Una statistica del 2022 ha evidenziato che in Italia il 52% degli omicidi di donne è avvenuto per mano del partner o di un ex-partner: ciò vuole dire che ogni 2 donne uccise 1 è vittima di una persona che è, o è stato, parte integrante del suo sistema di affetti; questo dato dunque ci dovrebbe offrire uno spunto di riflessione importante, ovvero la condizione e la percezione che all’interno di una relazione c’è in molti casi della donna.

Il delitto d’onore in Italia non sembra essere solo il ricordo di un passato non troppo remoto, ma piuttosto appare più come un tratto caratteriale presente ancora in molti uomini, ubriacati e inebriati da un maschilismo tossico, che sembrerebbero percepire la famiglia come una struttura gerarchica con a capo l’uomo; il ruolo di capo famiglia dunque, rimarcando dei tratti passati, pone l’uomo su un piano diverso rispetto gli altri membri della famiglia, e questa supposta autorità lo renderebbe nella sua percezione giudice morale e custode dell’onore familiare.

 

 

Il risultato di tale struttura è il riflesso che si ha della figura donna, che non viene percepita come un’individualità avente gli stessi diritti dell’uomo ma come la naturale portatrice di un ruolo che dev’essere circoscritto alla dimensione domestica e materna, come se questi fossero gli unici spazi in cui una donna possa esprimere il proprio essere in maniera corretta.

La mancanza di equità all’interno di una coppia e la proiezione domestica e servile che si ha in molti casi della donna generano ovviamente anche un’asimmetria nella percezione di tutte quelle casistiche relative al disagio emotivo che si possono sperimentare all’interno di una relazione; se infatti è la donna ad esternare direttamente o indirettamente un disagio, come la richiesta di divorzio, una frequentazione parallela o un semplice allontanamento temporaneo, questa nella maggior parte dei casi viene vista dall’uomo come una lesione al proprio onore e al proprio ancestrale carattere dominante.

Per questo motivo in molti casi in Italia ancora oggi è difficile per una donna esprimere il proprio disagio, in quanto l’esternazione di tali sentimenti potrebbe portare a delle conseguenze drastiche ma purtroppo non così rare, e proprio questa dinamica è stata al centro di numerose iniziative portate avanti dalla varie amministrazioni politiche; negli ultimi anni infatti sono stati istituti numeri d’emergenza dedicati, applicazioni per la sicurezza collegate direttamente alla polizia (YouPol), centri di ascolto e giornate internazionali.

 

 

 

Tali iniziative, ovviamente utili, sembrerebbero però tradire la volontà di occuparsi del problema una volta che questo si è manifestato, e cioè quando una donna ha già percepito su di sé una violenza fisica, verbale o psicologica; il carattere preventivo dunque parrebbe proprio essere assente e, benché positive, queste iniziative non stanno funzionando come dovrebbero visti i numeri di quest’anno.

Come in tutte le realtà che affondando il proprio marciume nel passato le soluzioni non possono essere il risultato di un giorno di lavoro, ma dovrebbero nascere da uno sforzo collettivo delineato dalla politica e intrapreso consapevolmente dalla società; questo sforzo dovrebbe poi partire dal basso, ovvero dalle scuole e dalle famiglie, che dovrebbero ricordarsi costantemente che il loro ruolo è quello di generare esempi positivi contrastando sul nascere dinamiche di superiorità e violenza nei confronti delle donne.

Per smantellare un costrutto sociale abbiamo bisogno di un nuovo comune senso condiviso che, sviluppandosi di anno in anno, possa portarci passo passo verso un futuro effettivamente equo in cui, qualsiasi sia la dinamica, l’esito non sia quello della violenza; nel frattempo tuttavia ci potrebbe essere bisogno di un serio inasprimento delle pene per chi commette femminicidi, una dimostrazione machiavellica della strada che lo Stato vuole percorrere insieme ai suoi cittadini.

 

 

Ad oggi la speranza di un miglioramento sembra essere lontana, ma dovremmo ricordarci tutti che ogni giorno possiamo essere parte di un processo volto al miglioramento della società, consapevoli che il passato a volte è solo la somma di errori percepiti come giusti da un sistema di valori antico, e non un contenitore di verità e benessere passato a cui aspirare.

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