Il vero volto dell’Unione Europea: l’immigrazione per distruggere tradizioni e diritti del lavoro

Dietro le inaccettabili affermazioni di superiorità morale francesi si cela una chiara ma indicibile verità: l’Unione Europea serve a far arricchire i ricchi.

 

 

Chi avesse pensato che il nuovo governo di centrodestra, una volta vinte le elezioni, avesse avuto modo di vivere la sua vita democratica coi partner Europei si sbagliava di grosso. Il fronte globalista e della finanza speculativa al quale fanno riferimento i partiti europei che da vent’anni dettano il brutto ed il cattivo tempo (no, non è un errore) non può tollerare che uno degli Stati che contribuisce maggiormente al bilancio UE possa improvvisamente cambiare di rotta e decidere il meglio per i propri cittadini; anche (o soprattutto) se si tratta di un governo democraticamente eletto.

Era ovvio che una delle prime mosse del neonato governo Meloni fosse quella di voler riportare nei margini della legalità un fenomeno migratorio che, perlomeno in Italia, ha avuto come unica valenza quella di foraggiare la pletora di cooperative e ONG legate alla sinistra, che da questi massicci arrivi ottengono benefici economici (donazioni e sovvenzioni); quella di creare un bacino di voti per la sinistra (e non è un caso che sullo Ius Soli si sia svolta una battaglia campale); e quella di creare una massa lavorativa impiegabile a costi ridicoli, in barba ai diritti sindacali ed agli accordi salariali di cui fino a quel punto avevano beneficiato i lavoratori italiani e gli immigrati regolari.

 

 

Se Enrico Letta è andato a piangere miseria in giro per il mondo durante la campagna elettorale, gettando discredito sugli avversari e sul suo stesso Paese invece che fare proposte concrete e presentare un programma di governo (lo stesso che avrebbe dovuto presentare da tempo, fin da prima dell’inciucio coi 5 Stelle), è pur vero che l’offensiva anti-italiana non scaturisce da questo.
Il governo Meloni, pur coi suoi punti deboli e certe innegabili e talvolta preoccupanti contraddizioni, è nato grazie ai voti che la maggioranza degli elettori italiani gli ha dato; elettori che vogliono legalità, certezza della pena, ordine e soprattutto vogliono che in Italia si torni a previlegiare l’Italia sull’Unione Europea. Esattamente come succede in ogni altro stato dell’UE.

 

 

Vogliamo un esempio? Basta fare un piccolo salto all’indietro nel tempo, a fine 2021, quando l’intero establishment dei paesi ricchi dell’UE si scagliò contro la Polonia che resisteva e respingeva l’improvviso ed inaspettabile flusso di migranti irregolari in arrivo dalla Bielorussia. Razzista, xenofobo, fascista; così fu appellato il governo del premier Mateusz Morawiecki, che punta nelle sue politiche a riaffermare alcuni dei principi fondamentali per la sopravvivenza di uno Stato e che sembrano smarriti in questa epoca di globalizzazione: la sacralità della Nazione attraverso la tutela dei confini, il mantenimento dell’identità nazionale attraverso la tradizione, e la gestione di chi vuole accedere al proprio territorio.

 

 

Morawiecki fu aspramente attaccato da Francia e Germania (ed ovviamente dalla nostra sinistra), ma improvvisamente sulla vicenda calò un sinistro ma chiarificatore silenzio quando affermò di essere pronto non solo ad aprire i confini, ma addirittura a facilitare il trasferimento presso il confine tedesco degli immigrati, visto che questa voleva essere la loro destinazione finale.
Di contro, non occorre dettagliare quanto la stessa Polonia si stia prodigando fin dal primo giorno di guerra a supportare la popolazione ucraina in fuga dalle zone calde del conflitto.

Le insopportabili ed inammissibili affermazioni del governo francese, non sono altro che la riproduzione dello stesso schema, schema peraltro attuato per oltre quindici anni da quella sinistra che ha governato l’Italia pur perdendo le elezioni. Non c’è veramente altra analisi da poter fare: non si tratta di umanità, o di sovranismo, o di solidarietà o di razzismo; non c’è nulla di tutto questo in ballo.
L’unica spiegazione che scoperchia veramente il nauseante pentolone della politica europea è il voler mantenere vivo un gioco che rafforza quell’alta finanza che dal 2002 rastrella i soldi dei paesi del sud Europa e che gestisce indisturbata l’Unione Europea per i propri fini di comodo; e se servono esempi, basti pensare alla non gestione del prezzo del gas o proprio alla volontà di distruggere la tradizione e l’identità dei popoli europei.

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