La censura della sinistra sui manifesti della Lega

Il Comune di Roma fa rimuovere i manifesti di un partito di opposizione: ancora una volta la sinistra mostra il suo volto totalitario e dittatoriale.

 

 

Qui sulla Tana, uno dei temi che maggiormente ci sta a cuore è la libertà di poter esprimere le proprie opinioni, anche contrapposte, sulla stessa piattaforma. Si chiama pluralismo, e ne facciamo una nostra bandiera. Non di rado infatti capita che, specialmente sui social, qualche distratto lettore ci affibbi etichette facilmente smentibili da articoli precedentemente pubblicati.
Ecco perché ancora una volta ci vediamo costretti a stigmatizzare il comportamento di chi si professa inclusivo e democratico quando nei fatti si dimostra assolutista e pronto a silenziare con la forza chi esprime opinioni diverse.

I fatti: nei giorni scorsi, il Comune di Roma ha ordinato ad una società di pubblicità di rimuovere i manifesti regolarmente affissi in città perché, a suo dire, sarebbero discriminatori. Nel contesto si tratta di manifesti preparati dalla Lega, che voleva informare la cittadinanza (tramite slogan oggettivamente retorici e semplicistici) che grazie al DL Sicurezza ora sarebbe più difficile occupare case, bloccare il traffico e borseggiare sui mezzi pubblici. La querelle sollevata dalla sinistra romana, tramite la longa manus degli uffici comunali preposti, non è sulla legittimità di tali misure, sulla loro applicabilità o sulla loro efficacia; e questo, perché sono sia legittime, che applicabili che (ma questo lo dirà solo il tempo) probabilmente efficaci.

 

 

No, il vulnus della questione è che per popolare questi manifesti, la Lega ha usato personaggi fittizi che rappresentano zingari, africani e bianchi “alternativi”, chiaramente riconducibili al mondo woke o dei centri sociali. La cosa che colpisce è quanto la Lega ci sia andata tenera nell’usare queste figure: i loro gesti sono tutti neutri o comunque non fastidiosi, al contrario dei personaggi stessi; ma non per la loro etnia o natura, quanto per il fatto di essere posticci e chiaramente “sbagliati”, come la maggior parte degli elementi grafici fotorealistici creati dall’intelligenza artificiale.

Poco importa che ad ogni modo questi soggetti rappresentino i gruppi sociali che bene o male sono responsabili dei fatti a loro imputati nei manifesti: per la sinistra romana si è discriminato, e quindi i manifesti vanno rimossi. In sostanza: se a borseggiare nelle metropolitane romane sono soprattutto zingari (rom, sinti o come li si voglia chiamare), questo non si può dire; come non si può dire che a occupare le case sono immigrati clandestini e italiani senza né arte né parte.

 

 

Eccola di nuovo la censura della sinistra, la mannaia che vuole zittire chi semplicemente (anche se non con grande stile) punta il dito verso chi delinque: si impedisca di parlare, di dire l’evidente, di sottolineare cose che qualcuno vorrebbe negare. Ma d’altronde ben lo sappiamo: è molto più facile sentenziare che effettuare azioni concrete. E a sentenziare, la sinistra italiana è bravissima.

Questa decisione di far rimuovere i manifesti della Lega rischia di scatenare l’ennesimo effetto boomerang che scaturì nei confronti di un libro tutto sommato modesto, che diceva l’ovvio, che non aveva alcuna pretesa di diventare un fenomeno di massa e per il quale il suo autore aveva previsto una diffusione solo all’interno di una ristretta cerchia di amici. Invece Il Mondo Al Contrario è a tut’oggi sulla bocca di tutti, e Roberto Vannacci è diventato uno degli esponenti di spicco della destra più attiva.
Miracoli degli strali della sinistra nostrana.

Ad ogni modo, forse su una cosa gli uffici del Comune di Roma a trazione PD hanno ragione: magari questi manifesti non sono discriminatori, ma sicuramente non sono inclusivi. Mancano, infatti, gli spacciatori di droga arabi, i predicatori d’odio islamici, i clandestini che stuprano, le bande di minorenni figli di immigrati che delinquono, i truffatori campani, i palazzinari corruttori, i camorristi, i mafiosi e Dio solo sa cos’altro.
Speriamo che anche per loro arrivi presto un DL Sicurezza a cui dedicare degni manifesti.