La Cosa (2011): la recensione

Un prequel, un remake o un omaggio? La pellicola del 2011 deve quasi tutto all’originale di Carpenter e non fa molto per rendersi speciale.

 

 

La Cosa è uno di quei film che nel mondo della cinematografia ha lasciato un segno grazie al pathos trasmesso allo spettatore. Nella nostra recensione abbiamo esaltato la pellicola, ancora attuale nonostante gli anni trascorsi non siano pochi. Il fatto che il remake-prequel abbia esattamente lo stesso titolo lascia quindi perplessi.

Il La Cosa del 2011 vuole raccontare gli eventi accaduti immediatamente prima del La Cosa del 1982, andandosi a raccordare col film padre dal punto di vista della continuità narrativa; vedremo quindi la base norvegese e gli avvenimenti solo ipotizzati nel film di quarant’anni fa e scopriremo qualche retroscena rimasto fino a questo momento nascosto. La Cosa del 2011 (questa storia di dover ogni volta mettere l’anno mi farà impazzire) però non vive realmente di una vita propria; per chi ha divorato il film originale, tutto quello che viene proposto durante la proiezione ha un forte sapore di già visto. E questo semplicemente perchè il La Cosa del 2011 rimette in scena tantissime sequenze e situazioni che hanno fatto del La Cosa del 1982 (agghhhh) un film iconico. Insomma, più che un prequel si può quasi parlare di reboot; e come avviene per tutti i reboot, le imitazioni non hanno mai (o quasi) la qualità dell’originale.

 

 

Ecco quindi venir riadattate le stesse azioni e gli stessi momenti del La Cosa del 1982: dal test per identificare gli infetti a certe frasi dette dai protagonisti, passando per il cane, prima vittima dell’entità aliena.
Ricreare passo passo le stesse azioni compiute nel 1982 non rende il La Cosa del 2011 più interessante; manca l’effetto sorpresa, tutto è abbastanza telefonato e quasi scontato in quei frangenti.

Qualche differenza emerge per quel 60% di sceneggiatura originale, che si riduce però a frangenti dove l’azione la fa da padrona e c’è poca tensione; sia l’evoluzione dell’infezione che il risultato finale non danno alcuna sensazione di realismo, essendo troppo rapida la prima e presentando mutazioni che sembrano discostarsi un po’ troppo rispetto all’originale. Ad ogni modo gli effetti speciali sono ben realizzati, con una spruzzata di (sangue) splatter che non guasta, e questa è una delle cose buone del film.

 

 

Meno buone alcune scelte dei protagonisti, che sembrano troppo risoluti fin dall’inizio, così come il risveglio e le capacità della creatura sembrano innaturali. Passi la legge del “vale tutto”, ma che un affare ibernato da 100000 anni riesca, senza nemmeno essersi del tutto scongelato, a rompere la sua tomba di ghiaccio e schizzare in alto trapassando il tetto del rifugio è un pelino esagerato (giusto un pelino, eh).
Ci sarebbe anche da discutere sul fatto che le entità aliene non agiscano di comune accordo, e anche da capire come facciano ad infettare senza contatto, ma lasciamo perdere; alla fine si tratta di un filmetto d’azione, niente di più.

 

 

La regia affidata a Matthijs Van Heijningen Jr. è senza infamia e senza lode, così come la recitazione del cast, non certo composto da nomi di primordine.
Mary Elizabeth Winstead (Grindhouse, 10 Cloverfield Lane) è l’eroina di giornata, e tutto sommato porta a casa la pagnotta con una prova discreta. Joel Edgerton (Zero Dark Thirty) e Ulrich Thomsen (Festen, Il Mistero Dell’Acqua, The International) affiancano la protagonista in modo discreto, anche se il personaggio interpretato dall’attore danese è fin troppo ingessato e rigido per essere realmente credibile.
Tra i comprimari, una menzione va a Stig Henrik Hoff e al quel Kristofer Hivju visto ne Il Trono Di Spade.

 

 

Complessivamente, il La Cosa del 2011 sarebbe un film passabile e tutto sommato vedibile a patto di considerarlo un film di fantascienza senza pretese. Commette però il peccato capitale di riutilizzare immeritatamente il titolo della pellicola originale, volendo sovrascrivere quel capolavoro senza tempo che avrebbe meritato di non subire l’onta di vedere il suo nome riutilizzato per quella che sembra una bieca operazione commerciale. E quindi?
Quindi, intanto voi recuperate il La Cosa del 1982 e vedetevelo al buio di sera, e per quanto riguarda il voto finale del film del 2011 non si può non tener conto di questa specie di plagio mal riuscito. Se il film avesse avuto un nome rispettoso la sufficienza l’avrebbe anche strappata, ma probabilmente avrebbe incassato ancora meno al botteghino…

 

La Cosa, 2011
Voto: 5
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