Dahmer – Mostro: La vera storia di Jeffrey Dahmer – la recensione

Non era facile banalizzare la morbosità, ma questa inutile serie Netflix riesce a rendere tremendamente noioso perfino un serial killer!

 

Dahmer Mostro La vera storia di Jeffrey Dahmer recensione

 

Basato su una storia vera, questo titolo di Netflix si presenta benissimo per poi sviluppare male tutto quello che poteva essere sviluppato male. Dietro alla telecamera c’è Ryan Murphy e il ruolo da protagonista è affidato a quell’Evan Peters che avevamo imparato ad amare nella saga degli X-Men. Eppure queste due eccellenze sono l’unica cosa che gira bene in 10 lentissime puntate dove si rischia di morire come le vittime dell’assassino… ma di latte alle ginocchia.

La partenza è al contrario: pronti via e scopriamo come Tracy Edwards, un giovane ragazzo di colore, sia riuscito a sfuggire miracolosamente dalle grinfie di Jeffrey Dahmer nel 1991 e di come quest’ultimo sia poi stato catturato, finalmente, dalla polizia del posto. Ma qualcosa nel viaggio all’interno di questa mente malata s’inceppa subito dopo. Forse perché si scopre troppo presto quale trauma l’abbia portato a compiere nefandezze simili. O forse perché ogni omicidio si ripete con lo stesso immutato rituale dell’acchiappo al locale gay, il sesso sotto droga e l’omicidio a tizio svenuto.

Il tutto è talmente irritante da finire a fare il tifo per l’omicida. Si spera che accoppi la sua nuova preda in modo diverso, anche più efferato purché diverso, e invece ogni volta si ritorna alla sequenza stabilita senza che il montaggio ce la scampi mai. Quello che poi sfugge del tutto è cosa voglia il regista da noi. Spera in una nostra condanna al mostro o sogna che ci stia simpatico? Di certo sugli zebedei ci sta la produzione che non ha mai contattato le famiglie delle vittime né prevedendo risarcimenti ai parenti in vita né cercando confronti e consensi sullo sviluppo della trama. Effettivamente perché dovrebbe dar fastidio che un nostro caro fatto a fette da uno svitato riviva quegli orrori in una serie a scopo di lucro?

 

Dahmer Mostro La vera storia di Jeffrey Dahmer recensione

 

Cinematograficamente Dahmer è ottimo ma la sua stessa esistenza è pessima. Il ragazzo ha sofferto? È stato abbandonato? Non ha mai avuto compagnia? Ognuno di noi ha sbattuto almeno una volta il mignolino sull’angolo di un mobile ma non per questo ha bollito essere umani per banchettare a cuore, polmoni e patatine col ketchup. Parliamo di uno che non si ricordava neanche i nomi dei cadaveri che teneva a marcire in casa… con questa simpatica costante della serie di far notare che da Dahmer c’era sempre un odore nauseabondo. Chi ha davvero perso qualcuno per colpa di questo personaggio avrà di certo trovato divertentissimo pensarlo in putrefazione.

Qualcuno dalle parti di Netflix non deve aver sbattuto il mignolino ma la testa. Se proprio si voleva tentare di spiegare come si possa arrivare ad uno scollamento così pesante dal mondo reale, sarebbero bastati 5 episodi e una notevole quantità in meno di crani trapanati e braccia tagliate di netto come un capretto a Natale. E invece le dimensioni contano e Dahmer ce l’ha lungo assai… il minutaggio.

Da amante degli horror e da curioso della psiche umana, consiglio la visione di questo gioiellino della fiction. Ma solo agli autori e a tutto il cast al completo, legati e con gli occhi sgranati come nella cura Ludovico in Arancia Meccanica!

 

Dahmer – Mostro: La vera storia di Jeffrey Dahmer, 2022
Voto: 4
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