Nel sempre più affollato dei cooperativi ad estrazione, Mimesis punta ad offrire un’espierienza più buffa che spaventosa; il risultato è accettabile ma migliorabile.

Lethal Company è stato un gioco rivoluzionario, capace di inventare da solo un genere completamente nuovo: quello del cooperativo ad estrazione dove, per poter proseguire, occorre raccogliere abbastanza materiali per finanziarsi la prossima spedizione.
Mimesis è uno dei tanti titoli che di Lethal Company riprendono pedissequamente le dinamiche provando a differenziarsi in qualche modo per rendersi diversi.
La caratteristica principale di Mimesis è che il gioco di ReLu Games sembra puntare a creare un clima scanzonato intorno al suo gameplay. Con una grafica quasi fumettistica, Mimesis mette piuttosto a loro agio i giocatori, che si trovano ad esplorare ambienti che non sono spaventosi o ricchi di tensione come in tanti altri videogiochi analoghi, ma non per questo non riservano la loro dose di sorprese e la loro difficoltà.

I giocatori vestono i panni dei tipici raccoglitori di rottami, ma la peculiarità è il fatto che si è tutti uguali: la personalizzazione del nostro alter-ego praticamente non esiste, perchè la maggior parte dei nemici è costituita da personaggi uguali a noi o ai nostri amici, che maneggiano gli stessi oggetti e che ripetono spezzoni delle nostre frasi dette in precedenza. Ecco dove Mimesis prova a rendersi unico: nel creare incertezza attorno a chi sia amico e chi un nemico, clone dei nostri compagni.
L’intuizione è buona, e funziona quando giochiamo in tre o quattro; da soli (ovviamente), ma anche in due, la cosa regge poco, visto che tenersi a contatto e sott’occhio è piuttosto semplice.
Pur riuscendo a capire rapidamente chi ci è amico e chi no, sopravvivere in Mimesis non è facile. Di armi a disposizione per difenderci ne abbiamo poche o nessuna, e talvolta nemmeno la cooperazione basta a garantirci la fuga. Alcuni nemici sono spietati, altri solo inevitabili ma non letali. Solo l’esperienza può aiutare a capire come gestirsi e tentare di portare a casa la pellaccia.

Il tasso di sfida è sicuramente adatto ad un pubblico meno avvezzo a questo tipo di giochi, tanto che in poche sessioni si comincia a capire come riuscire a proseguire, ma manca completamente un tutorial o uno straccio di istruzioni che permetta di orientarsi o semplicemente di capire cosa fare per chi non sia esperto di questo tipo di giochi. Mimesis è ancora in early access, ma questo non giustifica la totale assenza di direzione in cui lascia chi si affacci al gioco per la prima volta. Si tratta di un atteggiamento purtroppo sempre più comune in molte produzioni indie di questo tipo, ed evidenzia una certa superficialità da evitare.
Lo svolgimento della partita funziona abbastanza bene, con una fluidità decisamente rilevabile ma con due elementi non del tutto convincenti: il primo è quello delle hitbox, con colpi che si riescono ad assestare sui nemici solo dopo un periodo di adattamento un filo troppo lungo (e comunque il risultato non è sempre convincente), e il secondo è una certa fretta nel dover tornare al trenino che funge da base, riparo e deposito; una dinamica che, sebbene simile a quella presente in altri giochi concorrenti, lascia comunque un po’ perpelssi.

Le dinamiche di Mimesis sono fondamentalmente ben integrate tra di loro, eppure la sensazione che si prova dopo una sessione di gioco non è di quelle che lascia il segno. C’è un’intangibile sensazione di incompiutezza che accompagna il nostro girovagare negli ambienti proposti dal gioco; nonostante Mimesis abbia già adesso quasi tutte le sue cosine a posto, manca forse di un pelo di mordente.
Un elemento da menzionare è la confusione sull’utilizzo o meno dell’AI nei processi produttivi e generativi del gioco. Da un lato gli sviluppatori hanno dichiarato sui forum che Mimesis non utilizza l’AI sotto alcun aspetto, né in gioco né per il suo sviluppo; dall’altro, in uno dei punti della licenza di utilizzo del gioco è chiaramente specificato che l’utilizzo dell’AI è parte integrante del progetto. Per quanto ci riguarda non c’è chiusura preconcetta nell’utilizzo di strumenti di questo tipo nello sviluppo di videogiochi indie, ma un comportamento così ondivago non è sinonimo di chiarezza e trasparenza.

Al momento attuale, Mimesis sembra essere indicato per chi cerchi un’esperienza meno paurosa e più esplorativa, o anche semplicemente mordi e fuggi con amici poco avvezzi del genere. Il gioco non è assolutamente da scartare, ma per ora non pare essere in grado di fare davvero breccia nei cuori di chi punti a emozioni forti.
C’è da rimanere in finestra e vedere come il titolo di ReLu evolverà nei prossimi mesi.








