Moon Knight – Stagione 1: la recensione

Ben realizzata, ben interpretata e con degli spunti davvero interessanti. Forse è la più bella serie Marvel uscita fino ad ora?

 

 

Si è appena concluso l’ultimo lavoro Marvel per il piccolo schermo e leggo da più parti elogi sperticati per questa serie. Sei puntate ricchissime di eventi che non lasciano minimamente alcuno spazio alla noia ed alla distrazione. Moon Knight è un prodotto riuscitissimo, ma come si colloca all’interno della neonata famiglia televisiva della Marvel? Il gradimento esagerato che molti hanno dimostrato è reale o nasce da una fede spassionata verso il mondo dei fumetti?

Togliamoci subito ogni dubbio. Io sono spesso in controtendenza con il gradimento della critica ed esprimo il mio giudizio senza tanti giri di parole; in questo caso ho apprezzato tantissimo Moon Knight che fonde in sé tante sfaccettature che riempiono la serie e mantengono altissimo il ritmo e l’attenzione dello spettatore. Ottima la qualità delle trame, ottima la scelta degli attori ed ottima la prova interpretativa; insomma siamo di fronte ad un prodotto decisamente di livello, che non disdegna di essere veramente crudo, crudele e violento tanto da aver suscitato molti dubbi e perplessità per essere, in fin dei conti, un prodotto Disney.

Moon Knight è un supereroe legato alle divinità dell’antico Egitto e quindi c’è un ovvio richiamo al mondo della mitologia egizia, ricca di misteri e di quel fascino oscuro che non guasta mai. Una parte della serie si ambienta proprio nel deserto africano, a Il Cairo e sotto l’ombra delle piramidi, monumenti funerari incredibilmente affascinanti che tuttora sono oggetto di studio. Un palcoscenico bellissimo per una storia che ci immerge in altri tempi ed in altre realtà così lontane dalle solite strade delle metropoli nostrane.

 

 

Se non bastasse la bellezza dell’antico Egitto, andiamo ad aggiungere la particolare storia del nostro protagonista, che crea ottimi spunti ed importantissimi presupposti per rendere la serie davvero vincente. Steven Grant è un impiegato di un negozio di souvenir; la sua vita sembra pacifica e tranquilla, ma spesso viene colpito da vuoti di memoria. Steven scopre di avere un disturbo dissociativo dell’identità e di condividere il corpo con uno spietato mercenario di nome Marc Spector, di essere sposato e di aver fatto un patto con il dio dei viaggiatori Khonsu.

Un attore per due personaggi differenti, un compito interessante ed anche abbastanza complicato da dover affrontare. L’attore guatemalteco che interpreta Steven e Marc, Oscar Isaac, se la cava in modo brillante e divertente. Inizialmente avevo avuto l’impressione che il compito di rappresentare due personaggi così diversi fosse troppo gravoso per Oscar, invece la forza della sua interpretazione è proprio quella di non cambiare in modo netto a partire proprio dal suo aspetto. Superman aveva un costume sgargiante e Clark degli occhiali dietro cui nascondersi, mentre Oscar ha dovuto usare, oltre al carattere, lo sguardo, la postura e una semplice ciocca di capelli ribelli per fare la differenza e rendere in modo efficace Steven e Marc, due personaggi profondamente diversi ma dal medesimo aspetto.

La bellezza di questa serie però non si ferma neanche alla stupenda interpretazione di Oscar Isaac, ma continua con la meravigliosa sequenza del viaggio interiore che le due personalità hanno intrapreso per poter trovare l’equilibrio nel momento cruciale della storia. Il subconscio, rappresentato come una struttura d’igiene sanitaria in cui Steven e Marc si alternavano per analizzare i propri reconditi pensieri o per scappare da una realtà più scioccante, è fantastico e mi ha ricordato, per alcuni versi, la meravigliosa prima stagione di Legion in cui il protagonista Dan Stevens soffre proprio di disturbi mentali e personalità multiple.

 

 

C’è ancora di più? Ebbene sì! La serie viaggia con ritmi fantastici, non ci sono pause o punti morti, la storia corre veloce e coinvolge lo spettatore in modi e maniere del tutto imprevedibili lasciando spunti e tracce da dover interpretare. Sia Oscar Isaac che Ethan Hawke, l’antagonista di turno, riempiono lo schermo in maniera incredibile dimostrando che non serve fare i salti mortali per riuscire ad impressionare il pubblico, ma è sufficiente trovare il giusto feeling con il proprio personaggio.

E se ancora questo non vi ha convinto, allora siete gente davvero esigente! Moon Knight però non si rassegna e propone delle scene di combattimenti magnifici, dei mostri di tutto rispetto e degli effetti speciali che ti lasciano letteralmente a bocca aperta. Una scena su tutte, che secondo me rappresenta alla perfezione la forza di questa serie, è quella in cui Khonsu e Steven riavvolgono il tempo facendo scorrere all’indietro le stelle nel cielo notturno per migliaia di anni; poesia allo stato puro!

Chiudiamo in bellezza con un finale che normalmente avrei definito frettoloso ed insoddisfacente, ma che cambia radicalmente nel momento in cui vedi la scena nascosta tra i titoli di coda. In quel momento il finale della serie acquista tutto un nuovo sapore dando lustro e aprendo nuovi incredibili scenari futuri. Forse è la prima volta che la Marvel non usa questi piccoli spezzoni per dare succulente anticipazioni, ma per regalarti l’ultima tessera di un puzzle che è stato apparecchiato durante tutto lo svolgimento della stagione.

Se ho premiato Hawkeye con 8.5 per essere stata la serie Marvel più vera tra quelle uscite, ed ho valutato WandaVision e Loki con un 8 pieno per essere particolari e innovative, non posso che premiare con un voto più alto Moon Knight che ha decisamente surclassato tutti!

 

Moon Knight, 2022
Voto: 9.5
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