Ride 2

Si può continuare a fare lo stesso gioco da piu’ di 10 anni e venderlo a 40 euro? E’ il caso che Milestone cambi le sue politiche.

 

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Milestone è probabilmente il più famoso marchio italiano nel mondo dei videogiochi. Presente sul mercato dal 1994, ha realizzato interessanti titoli fino ai primi anni 2000; i più anzianotti fra i nostri lettori ricorderanno Screamer, un gioco di guida arcade molto divertente, e Superbike 2001, titolo azzeccatissimo dedicato al campionato motociclistico dedicato alle derivate di serie.
Nel corso degli anni però la Milestone non è stata in grado di reggere il confronto con i concorrenti né tantomeno di sfruttare al meglio le tecnologie o di rendere pìù gratificanti i suoi giochi.

La sua strategia sembra essere quella di comprare le licenze dei campionati ufficiali, crearci intorno dei giochi mediamente passabili, e vivacchiare del fatto che sul mercato le alternative sono pochissime. SBK, MotoGP e MXGP; sono i tre campionati ufficiali che sono in mano a Milestone (con puntate nel WRC e in altre specialità), e per i quali vediamo ogni uno-due anni un seguito che non aggiunge praticamente nulla rispetto al titolo precedente.
Se questo è lecito dal punto di vista puramente commerciale, si tratta di un suicidio strategico nel lungo periodo. In un epoca in cui finalmente è possibile provare i giochi prima di confermare l’acquisto, la Milestone deve darsi una mossa, svecchiando comparto tecnico e il gameplay se vuole sopravvivere.

Entriamo nel dettaglio della recensione di Ride 2. Si tratta di un gioco con una interessantissima idea di base: offrire al giocatore la possibilità di guidare tutta una serie di motociclette reali, acquistabili dal concessionario e che possiamo incontrare dal vivo per strada ogni giorno. Attraverso un nostro alter ego virtuale, potremo acquistarle e lanciarci in competizioni su vari tracciati reali in competizione con altri 15 avversari gestiti dal computer.

La cosa è allettantissima, e da buon motociclista ero davvero impaziente di mettere le mani su di una Yamaha R1, o una KTM 690, e su tante altre moto che vedo quotidianamente. Il risultato? Misto.

 

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Cominciamo dall’impattio visivo, che è fantastico. Ci sono tantissime moto da poter guidare (comprandole guadagnando crediti), dalle supermoto alle naked alle supersportive, passando per tutta una serie di modelli più o meno noti (c’è anche la Bimota Tesi che ho avuto la fortuna di vedere dal vivo!). La vista migliore, come nel caso di WRC 7, è quella dal punto di vista del pilota (la vista dal casco ovatta i suoni), mentre quella da dietro la moto ci ritorna dei movimenti legnosi della moto, poco gradevoli da vedere. Se il pubblico a bordo strada sembra essere preso pari pari da un gioco del 2010, la componente stradale è discretamente fatta e lo sfondo (almeno quando in movimento) è piacevole da vedere. Fantastici invece i momenti in cui siamo fianco a fianco con qualche altro motociclista: adrenalina a mille e ottima resa visiva!

Il modello di guida alterna momenti in cui è credibile ad altri senza senso. Per facilitare le cose, anche al livello di simulazione più avanzato non è impossibile restare in piega al massimo possibile e fare la curva dando gas a manetta o frenando forte in mezzo alla curva senza cadere in entrambe i casi, senza tenere troppo in considerazione le leggi della fisica e del Dio dei motociclisti: nella vita vera, se provi a fare apro-freno-apro-freno in mezzo alla curva, o anche solo a frenare forte mentre si è in piega, ti trovano piantato nel mezzo del guard-rail a bordo strada. Se lo si fa in Ride 2 si ha una ottima possibilità di fare la curva e guadagnare secondi; e non è una questione di aiuti alla guida, ma proprio qualcosa di inerente al modello di guida. Fondamentalmente si cade solo se si frena troppo a lungo in curva con la leva del freno strizzata; immagino sia un compromesso per permettere ai giocatori meno esperti di godersi comunque il gioco, anche se oggettivamente si sente che c’è qualcosa di sbagliato.

 

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A questo aggiungiamo che il gioco è stato sviluppato per essere giocato con tastiera o con il gamepad della Xbox360. BASTA. Se avete un altro gamepad, o un joystick, problemi vostri; non c’è verso di farglieli vedere, se non attraverso artefici pazzeschi, utilizzando software realizzati da terze parti come x360ce o joytokey che comunque miracoli non possono fare e occorre sbattersi clamorosamente per riuscire nell’intento. Un gioco del 2016 questo non se lo poteva e non se lo doveva permettere.

D’altro canto, le gare sono divertentissime. Occorre stare attenti a fare bene le curve per non allargare troppo, anche se finire sullo sporco o sull’erba non significa affatto cadere anche al massimo angolo di piega, basta lasciare il gas (da matti….). Le battaglie con l’AI sono appassionanti, e ci sono molti circuiti sui quali sfidarsi. Le gare non durano molto, sul modello di Dirt, e questo consente di non annoiare i giocatori più generici (ma per gli smanettoni qualche giro in più ci sarebbe stato bene. Il gioco è stato comunque pensato per essere rapido, fresco e mutevole, quindi questo rientra nei canoni.
Forse quello che poteva essere gestito diversamente è la necessità di ottenere punti-medaglia per sbloccare circuiti e campionati successivi, e che si ottengono solo arrivando fra i primi tre in ogni gara. Nei campionati minori non c’è nemmeno un vero campionato a punti, ma gare singole che non danno assolutamente il senso della competizione in una stagione.

Le moto possono essere elaborate su quasi ogni aspetto, dal motore alle sospensioni al filtro aria, utilizzando marchi e pezzi reali ed aumentando l’immersione nel mondo di gioco. Oggettivamente guidare una moto di serie (magari uguale o simile alla propria) attraverso circuiti cittadini o di montagna è qualcosa di spettacolare e raramente riscontrabile nei giochi presenti sul mercato.

Ma perchè dico che si tratta dello stesso gioco di 10 anni prima, mentre è solo il seguito del primo Ride (più vecchio di un anno)? Mentre giocavo, mi è venuto in mente un titolo del 2006, Super-Bike Riding Challenge. Me lo sono reinstallato e dopo aver scoperto che anche quello era della Milestone, ho notato come le analogie siano tantissime; anzi, possiamo tranquillamente affermare che il gioco sia lo stesso, identico, uguale uguale, solo più vecchio di 10 anni. Non badando alla grafica e al fatto che in pista ci sono solo 8 moto contro le 16 di Ride 2, non ci sono differenze apprezzabili.

 

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Anzi, no, ce ne sono almeno un paio importanti: intanto non ho avuto alcun problema a far riconoscere immediatamente joystick e joypad, e poi la moto si comporta in modo molto più reale che nel gioco più recente. Finire sull’erba è un’esperienza paurosa, mentre in Ride 2 finire sullo sporco significa rialzare la piega appena un pò, lasciare il gas e far finire la curva alla moto. Insomma, in 10 anni Milestone è andata parecchio indietro nello sviluppo dei suoi giochi, senza alcuna ragione se non quella di voler rendere i suoi giochi della robetta da console per bambini.

 

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Il giudizio è quindi alla fine misto. Se la parte della gara e della customizzazione della moto (e del vestiario del pilota!) è ottima, non si può non valutare il fatto che il mancato riconoscimento di periferiche che non siano compatibili con lo standard x360 sia un problema. Ci sarebbe anche da parlare della strategia Milestone, ma questo esula dalla valutazione del gioco in sè. Ad ogni modo, il gioco è divertente, le sue carenze limitate (a parte il discorso dei joypad e la presenza massiccia di DLC) e considerando il suo approccio arcade, alla fine Ride 2 si può fregiare di essere un titolo validissimo per gli appassionati di motociclismo.

 

Ride 2, 2016
Voto: 8