Scuola: nessuna formazione, nessuna selezione

La promozione del 99.9% degli maturandi dimostra una volta di più come la scuola italiana sia un’istituzione aliena ai concetti di meritocrazia ed impegno.

 

 

Ci risiamo, anche quest’anno le percentuali di promossi all’esame di maturità raggiungono punteggi non credibili e che attestano una volta di più come il sistema scolastico italiano sia completamente iniquo e non adatto a preparare realmente gli studenti.

Non bastano le misure prese durante la pandemia a spiegare e giustificare un tale allentamento del sistema di selezione; per quanto possa essere stato difficile preparare l’esame con la didattica a distanza, è inconcepibile promuovere tutti per partito preso.
Il sistema scolastico delle scuole superiori è indifendibile ed è giusto definirlo una buffonata. Sono state abolite le rimandature a settembre, unico spauracchio di chi non ha voglia di studiare (in quanti come me possono ricordare le estati passate a studiare seriamente mentre gli altri si divertivano…); le bocciature sono praticamente assenti. Anche se con differenze anche sostanziali fra nord e sud, una buona parte dei maturati non è capace di scrivere un testo in italiano in modo corretto, di analizzare i concetti all’interno di un testo, di applicare le leggi della matematica, di parlare almeno in modo approssimativo una lingua straniera.

 

 

La scuola è lo strumento di crescita di una nazione, insieme alla ricerca ed alla cultura in senso più lato; ma in Italia l’istruzione intesa come istituzione è stata sistematicamente demolita a partire dai moti studenteschi del ’68. Il sei politico e l’esame di maturità semplificato sono stati i cavalli di Troia per abbassare il livello di professionalità, di severità e di formazione delle nostre scuole. E nel corso dei decenni le cose non sono migliorate.

Oggi le nostre scuole scontano le problematiche derivanti dall’assenza di investimenti su strutture e corsi, così come da una classe insegnante spesso affatto preparata e ancor più spesso demoralizzata: se da una parte abbiamo un numero incredibile di insegnanti che sono arrivati alla professione semplicemente per trovare un impiego e non per passione, e che quindi ai ragazzi non forniscono alcun tipo di motivazione nello studio, dall’altra abbiamo quella tutela di chi fa meno, la giustificazione fornita a chi in classe è turbolento, insomma quella forma di connivenza con chi abbassa il livello degli altri tipico del buonismo che ormai in classe la fa da padrona e che ha come estremi i casi sempre meno rari di genitori che aggrediscono gli insegnanti per i voti non positivi dati ai figli o per avere atteggiamenti tutt’altro che tollerabili.

 

 

Ma se la nostra istituzione scolastica superiore è un completo fallimento non è certo un caso; è, come sempre quando la fetta di popolazione coinvolta è ampia, la rappresentazione dell’Italia in tutte le sue peggiori connotazioni. Un guazzabuglio di approssimazione, di farraginosità, di esaltazione del mediocre e di appiattimento di valori dove chi ci mette voglia ed impegno, sia nel corpo insegnante che fra gli studenti, è facilmente isolato e messo in un angolo perché fastidioso e pericoloso (potrebbe generare un innalzamento degli standard richiesti).

Ad oggi, la preparazione fornita da una scuola superiore italiana è ridicolmente insufficiente. E se ovviamente esistono eccezioni ed eccellenze, la realtà è che da un paio di decenni si stanno formando intere classi di semi-analfabeti, incapaci di supportare adeguatamente quel volano che, avendo dei lavoratori altamente professionali, sarebbe positivamente generato a favore del mondo del lavoro italiano e che darebbe una marcia in più sia alle nostre aziende private che al servizio pubblico.
Invece oggi ci troviamo a che fare con un sempre maggior numero di ragazzi che, usciti dal mondo scolastico per entrare in quello lavorativo, non solo non si rendono conto di quanto non siano all’altezza di ciò che viene loro richiesto, ma hanno anche l’arroganza di pretendere un trattamento salariale e contrattuale che non tiene conto né della loro preparazione né dell’esperienza.

Se si vuole dare un futuro a questo paese occorre tornare a delle istituzioni scolastiche severe, formative e selettive. Solo così l’Italia può tentare di non sparire nel mondo della competitività economica e lavorativa in un mondo fortemente globalizzato.

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