Shining: la recensione

Shining: un film che non è semplicemente un horror, ma un viaggio nella follia e nell’inconscio del genere umano.

 

 

Shining è un capolavoro del cinema horror, uscito nel 1980 e diretto da Stanley Kubrick, basato sull’omonimo romanzo di Stephen King. In Shining viene raccontata la storia drammatica della famiglia Torrence formata da Jack, la moglie Wendy ed il figlio Danny; dato il lavoro di Jack come custode invernale dell’Overlook Hotel, la famiglia è costretta all’isolamento in alta montagna. Durante il film l’albergo sarà lo scenario di eventi che portano alla trasformazione dei personaggi di Jack e Danny.

Shining (titolo originale: The Shining) non è solamente un film horror, ma è una riflessione sull’inconscio, sulla follia e sul potere inquietante delle immagini. A differenza del libro, Kubrick è riuscito nel film a trasformare l’Overlook Hotel in un organismo vivo, un luogo in cui la realtà si piega alla percezione mentale. Kubrick non vuole tanto spaventare ma piuttosto produrre il perturbante freudiano, qull’inquietudine che nasce dal riconoscere come familiare qualcosa che non lo è più.
Il cinema di Kubrick è un cinema ossimorico, tra rassicurante e l’inquietudine. I suoi film rassicurano lo spettatore mediante la perfezione formale e la bellezza visiva ma contemporaneamente lo turbano per la loro ambiguità e fraddezza emotiva. Shining è l’esempio perfetto di questo equilibrio.

La sequenza iniziale con la lunga inquadratura aerea dell’auto che sale la montagna verso l’hotel introduce il senso d’isolamento e di minaccia che sarà presente nel film. Kubrick costruisce il perturbante non con la paura diretta ma attraverso l’eccesso spaziale e le incoerenze architettoniche dell’hotel: gli ambienti sembrano infiniti, privi di logica, come se lo spazio stesso avesse una volontà autonoma. In Shining lo spazio è capace di agire sulla mente dei personaggi.
La scena delle gemelle è poi quella più rappresentativa del perturbante. Freud lega il doppio e la ripetizione alla perdita del confine tra reale ed inconscio: i gemelli, gli automi e i sosia sono figure perturbanti perché rendono familiare ciò che è in realtà estraneo. Kubrick utilizza questo concetto visivamente, tramite la ripetizione alterata di forme e situazioni. L’immagine simmetrica del corridoio, il colore freddo e la fissità dello sguardo delle bambine incarnano perfettamente l’idea freudiana di ciò che doveva rimanere nascosto e invece è venuto alla luce.

 

 

Una della scena più celebri del film è quella in cui Jack sfonda la porta con l’ascia per cercare di uccidere Wendy e Danny. La scena è fondamentale non solo perché sancisce la perdita di realismo, rendendo a tutti gli effetti il film una rappresentazione simbolica della follia, ma anche per il modo in cui il regista esplora la perdita di controllo mentale del protagonista, rendendo Jack così la manifestazione della follia, completamente consumato dalla sua ossessione per l’hotel. Possiamo quindi notare come nonostante il degenerare della narrazione, rimanga l’ossessione di Kubrick per la simmetria, la geometria ed il controllo della macchina da presa; ossessione che riflette la paura dell’errore irreparabile e della perdita di controllo.

Con la trasposizione cinematografica della teoria del perturbante di Freud, Kubrick ha reso Shining un saggio visivo sulla follia e sulla percezione, dove il regista ha organizzato lo spazio come una scacchiera mentale in cui ogni inquadratura è una strategia per destabilizzare lo spettatore. Il cinema di Kubrick è da immediata esperienza ma da significato complesso: ciò che vediamo è perfettamente chiaro ma il senso ci sfugge ad una prima visione. L’obiettivo del regista come detto all’inizio non è spaventare, ma di creare un sentimento più profondo e radicato in noi. Con Shining vuole farci capire che l’orrore più grande non è fuori ma dentro di noi.

Ѐ da sottolineare la straordinaria interpretazione di Jack Nicholson, che tramite l’espressività degli occhi riesce allo stesso tempo a far entrare lo spettatore nella scena e trasmettere inquietudine. La buona riuscita del film è sicuramente dovuta alla bravura di Kubrick, ma è insieme all’interpretazione di Nicholson che il film Shining è stato consegnato alla storia.

 

Shining, 1980
Voto: 10
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