Stälker – Black Majik Terror: la recensione

Gli Stälker sparano una fucilata di classicissimo Speed Metal anni ’80 come non se ne sentiva… dagli anni ‘80.

 

 

Da molti anni a questa parte c’è un’enorme produzione nel mondo metal da parte dei generi estremi. Principalmente Black, Death e Thrash, nelle loro varie sfumature, sono di gran lunga i più diffusi ed è difficile trovare ancora qualche buon gruppo di metal classico. Ci sono, per carità, ma non è facile individuarli se si cerca solo nei canali principali. Scavando a fondo e nell’underground però, fortunatamente qualche perla viene ancora fuori. I neozelandesi Stälker sono una delle mie ultime piacevoli scoperte. Autori di uno speed metal molto classico con sonorità molto “ottantiane”, debuttano nel 2017 con Shadow Of The Sword, un buon disco però affossato da una produzione che inspiegabilmente soffoca la voce con una parte strumentale davvero troppo alta. L’anno scorso invece, col loro secondo album, hanno azzeccato la formula giusta. Copertina eccessivamente pacchiana a parte, Black Majik Terror è un piccolo gioiello che non mostra mai il fianco e non toglie mai il piede dall’acceleratore, se non nella sola, e comunque buona, Holocene’s End. Poco meno di 40 minuti (finalmente un disco dalla durata normale…) di riff incandescenti tanto semplici quanto coinvolgenti, sorretti da un’inarrestabile sezione ritmica e impreziositi dalla voce decisa, aggressiva e a tratti acutissima di David King. Non ha molto senso analizzare una per una le nove tracce di Black Majik Terror; dalla opener Of Steel And Fire, fino alla conclusiva Intruder, gli Stälker inanellano praticamente senza sosta una serie di bordate metal senza compromessi.

 

 

Niente fronzoli, niente inutili virtuosismi, solo una manciata di riff e assoli che tengono l’ascoltatore in un perenne stato di furia fino all’ultima nota. Le linee di chitarra che scaturiscono dalla sei corde di Calavrias, vero punto di forza del prodotto, non annoiano mai, non fanno mai storcere il naso, fanno scivolare via tutto il disco che è un piacere. C’è da dire che questo non è di sicuro un album dedicato a chi cerca grandi variazioni o soluzioni particolarmente originali, ma a volte le care vecchie formule classiche, se ben orchestrate e ben strutturate, possono dare risultati molto più soddisfacenti rispetto a molti esperimenti campati in aria. Tra le decine e decine di dischi che ho ascoltato negli ultimi mesi, e di cui non ho salvato praticamente niente, un album che non mi spinge mai a premere il tasto “prossimo brano” in anticipo e che risulta godibilissimo dall’inizio alla fine è davvero una preziosa rarità. Speriamo solo che ora King e compagni non perdano il foglietto con su scritta la formula…

Insomma, non scandalizzatevi, ma per rendere l’idea: dell’ultimo polpettone degli Iron Maiden (a proposito, quest’ultima frase è la mia recensione: voto 3) su 82 minuti se ne salvano 5… Black Majik Terror invece è come il nobile maiale: non si butta via niente.

 




 

Tracklist:

01. Of Steel and Fire

02. Black Majik Terror

03. Sentenced to Death

04. Stalker

05. Holocene’s End

06. Demolition

07. The Cross

08. Iron Genocide

09. Intruder

 

Formazione

David “Daif” King – voce, basso

Chris Calavrias – chitarra

Nick Oakes – batteria

 

Stälker – Black Majik Terror, 2020
Voto: 8
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